Famiglia Cristiana - Home Page
 
 

   


UN CRISTIANO VERO
DON MILANI

  Ricordo del "prete scomodo"
a trent’anni dalla morte


   
di FRANCA ZAMBONINI - foto di Giancarlo Giuliani
  

Famiglia Cristiana n. 26 del 25 giugno 1997 - Home Page

Il maestro "rivoluzionario", il pacifista convinto, l’uomo che aveva scelto i poveri e condivideva la loro esistenza. Ma i suoi ex allievi ricordano soprattutto il prete che sapeva vivere il Vangelo.

Al cimiterino di Barbiana si scende per un sentiero impervio e tra le erbe alte la tomba è una macchia di bianco. Sulla lapide, l’essenziale: Don Lorenzo Milani, 27.5.23 - 26.6.67, Priore di Barbiana dal 1954.

Si risale al colle dove sorge la chiesa e bisogna contentarsi di girare intorno. È tutto chiuso, a Barbiana non vive più nessuno. Restano i segni dell’abbandono: le ortiche che soffocano il roseto; la pergola, sotto cui il priore faceva scuola, bruciacchiata dal freddo; i meli e i peschi inselvatichiti...

Barbiana è un malinconico luogo dove il tempo si è fermato. Ma don Lorenzo Milani, che trasformò quel borgo sperduto nel Mugello in un simbolo, è così presente che intorno al suo nome si accumulano i libri, gli studi, i convegni. E le polemiche. Egli resta «un segno di contraddizione sempre vivo e interpellante», scrive su Jesus, nel numero di giugno, Mario Gozzini che gli fu amico. A trent’anni dalla morte di don Milani, amici e nemici si trovano ancora in campo; ideologi di vari schieramenti, eredi spirituali e ammiratori continuano a rivendicarne l’esclusiva; ostinati portatori di rancori e di intolleranza si sforzano di non capirlo.

Sono ancora in tanti a stiracchiarlo di qua e di là e così si ripete la storia di quando era vivo. La sinistra vide in lui solo il contestatore e lo trasformò in un precursore del Sessantotto. La curia fiorentina, che di quel ruvido prete anticonformista non capì la coerenza cristiana, lo allontanò da San Donato di Calenzano, dov’era viceparroco e lo spedì a Barbiana, una parrocchia del Mugello così spopolata (solo 124 parrocchiani, sparsi su per le falde della montagna) che sarebbe stata chiusa se non fosse venuta utile come esilio per lui.

La chiesa di Barbiana

La chiesa di Barbiana

Il libro più recente sul priore di Barbiana ha un titolo provocatorio: Don Milani! Chi era costui? (Baldini & Castoldi). Lo ha scritto il giornalista Giorgio Pecorini, che per nove anni frequentò don Lorenzo e la scuola di Barbiana. A epigrafe del libro, Pecorini riporta tre frasi di don Milani. L’ultima è tratta da una lettera al magistrato Gian Paolo Meucci: «Se avevo ragione o torto si vedrà tra vent’anni. E mi dispiace solo che sarò morto da un pezzo e non potrò tentare io stesso il saggio statistico dei risultati». Dalla data di quella lettera, 25 dicembre 1953, di anni ne sono passati 44 e il bilancio è aperto.

Fu un uomo evangelico nella sua scelta degli ultimi. «La povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo. Si misura sul grado di cultura e sulla funzione sociale», scrisse in Esperienze pastorali, il libro colpito, a pochi mesi dall’uscita, dal Sant’Uffizio, che ne vietò la diffusione e le ristampe.

Un ipertesto che andrà su Internet

I trent’anni dalla morte di don Milani sono l’occasione per meditare sulla sua eredità. Lo ha fatto un convegno a Vicchio, il 31 maggio scorso, su "La scuola a trent’anni dalla scomparsa di don Lorenzo Milani", relatori lo studioso Tullio De Mauro, il ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer ed Edoardo Martinelli, uno degli ex ragazzi di Barbiana che collaborò alla stesura di Lettera a una professoressa. A Vicchio, c’è il Centro di documentazione don Milani, lo presiede Nanni Banchi: «Il discorso di don Lorenzo l’è immenso. Noi si sta preparando un ipertesto che andrà su Internet».

Nanni Banchi è falegname; nella sua bottega lavora con lui la figlia Sabrina, 25 anni, diplomata all’istituto d’arte. Alle pareti ci sono frasi di don Milani scritte su tavole di legno. Come questa: «A che cosa sarà servito avere le mani pulite se le mani le avremo tenute in tasca?». Nanni ricorda: «Don Lorenzo veniva qui con i ragazzi a ordinare pezzi di compensato e voleva che poi andassi su a Barbiana per spiegare i lavoretti di falegnameria. Poi tra noi ci fu uno screzio. Una sera di giugno che salii fin lassù a piedi, lui stava con i ragazzi a studiare le stelle. Mi invitò a guardarle anch’io, gli dissi che ero troppo stanco perché mi importasse delle stelle e lui mi aggredì col suo modo brusco: "Così resterai sempre un ignorante". Avevo vent’anni, ero impulsivo, gli risposi alla fiorentina e rompemmo l’amicizia. Peccato! Era uno che camminava col Vangelo».

Don Lorenzo Milani a Barbiana fa lezione a un gruppo di ragazzi sotto la pergola Don Lorenzo Milani a Barbiana fa lezione a un gruppo di ragazzi sotto la pergola

A San Donato di Calenzano gli ex ragazzi della scuola popolare hanno costituito da dieci anni il Gruppo don Lorenzo Milani, associazione di volontariato per il recupero scolastico di giovani in difficoltà. Incontriamo Luigi Cerbai, il presidente, Mario Rosi e la moglie Luana Facchini, Maresco Ballini, Orlando Gensini, Bruno Pettarini. Per il trentennale della scomparsa di don Milani hanno preparato un libro di riflessioni e testimonianze, edito dalla Libreria Editrice Fiorentina (la stessa che ha pubblicato tutti gli scritti di don Milani). Il libro sarà presentato il 21 giugno.

Dice Maresco: «Don Lorenzo è conosciutissimo come il geniale maestro di Lettera a una professoressa e come il coraggioso pacifista di L’obbedienza non è più una virtù. Ma non altrettanto come quel cristiano e quel prete che fu. Eppure non si può capire il maestro e il pacifista se non si conosce insieme il cristiano e il prete. Non c’è stato un solo giorno che l’abbiamo visto senza tonaca». Dice Bruno: «Giorni fa hanno scritto che era autoritario e intrattabile, manesco e intollerante» (è un articolo di Michele Ranchetti su Il manifesto del 22 maggio scorso). «Che falsità! Con noi si considerava il padre e noi i suoi figlioli. Sì, faceva partacce ai presuntuosi e con noi era esigente. Ci pesava quello che da noi pretendeva, perché pretendeva il massimo».

Dice Mario: «Ci insegnava la dignità del battezzato, l’autonomia del cristiano. Anche in politica: "Impara a pensare con la tua testa". No, non ci ha preparati con lo stampino a pensarla tutti allo stesso modo...». Dice Luana: «Hanno scritto che era un misogino, che le ragazze non le voleva a scuola. Non è vero. A quell’epoca c’era la divisione tra maschi e femmine, e lui cercò di superarla. Ci faceva partecipare alle recite parrocchiali e poi cominciò a restaurare un vecchio locale al centro del paese per la scuola di noi ragazze, ma non fece in tempo perché venne trasferito a Barbiana». Conclude Maresco: «Don Lorenzo è attuale oggi come tra cent’anni, perché era uno che il cristianesimo lo pigliava sul serio».

Franca Zambonini

Segue: Un profeta che guardava lontano
   

Famiglia Cristiana - Home Page
Periodici San Paolo - Home Page
  Famiglia Cristiana n. 26 del 25 giugno 1997 - Home Page