![]() |
|
|
|
|
«Genitori, non fate finta |
Le immagini sono sotto gli occhi di tutti: il gruppo di adolescenti che stipa di grandi alcolici il carrello del supermercato, i poliziotti che conducono i cani ad annusare i ragazzini in attesa di entrare nella scuola media, e quelle fanciulle, raccontate dalle notizie quotidiane, a cui un non meglio precisato amico ha fatto provare una delle tante sostanze in grado di renderle arrendevoli. Volti sorridenti, imbronciati oppure scostanti. In ogni caso, dietro a quegli occhi si stanno svolgendo fantastici e misteriosi mutamenti di tipo neurobiologico, delicati processi di maturazione cellulare, di interconnessione tra mattoni cerebrali, in frenetica opera creativa nell’affascinante stagione in cui si diventa uomini e donne. È terribile sentire descrivere come tutto questo brulicare operoso che avviene nella mente di chi sta crescendo possa essere danneggiato e arrestato dall’effetto delle droghe che sempre più entrano nella vita dei ragazzi: i componenti delle sostanze intossicano il cervello, ne modificano il funzionamento biochimico, ne distorcono i processi di comunicazione tra neuroni... A mettere in guardia in questa direzione, oltre ai dati molto chiari delle più recenti indagini riportati in queste pagine, sono anche le parole di Antonello Vanni, educatore, insegnante e autore di Adolescenti tra dipendenze e libertà, scritto per la San Paolo (per cui ha curato anche la documentazione scientifica di un altro testo basilare, Cannabis. Come perdere la testa e anche la vita di Claudio Risé). Il suo è un richiamo alla «necessità di un ritorno responsabile e competente da parte degli adulti a fianco degli adolescenti, in una delicata fase dell’esistenza in cui la capacità di scelta dei propri percorsi, come a un bivio, può diventare decisiva per l’intero progetto di vita». Le sue pagine, da cui ha preso le mosse questo dossier, hanno tra l’altro il pregio di non aggirare un dissidio comune a tante mamme e papà: come conciliare la responsabilità con la libertà dei figli, la competenza e l’attenzione con le richieste di indipendenza? Anzi, lo affrontano di petto prendendo in considerazione proprio le domande dei genitori: come accorgersi che qualcosa non va? Come affrontare certi discorsi con i figli? Come essere credibili quando si danno regole e consigli che in prima persona non si sono seguiti? «A tutti questi interrogativi», spiega Vanni, «si aggiunge la consapevolezza del non essere più, in questa fase di vita dei ragazzi, le uniche figure che possono influenzare i loro comportamenti. Ma, come invitano a fare i risultati di molte ricerche purtroppo di frequente sconosciute in Italia, è decisivo che i genitori non si arrendano di fronte a dubbi e difficoltà. Troppo spesso noi insegnanti rileviamo l’assenza degli adulti, la cui attenta presenza invece potrebbe fare la differenza in quei bivi tra una strada rischiosa e una costruttiva. Presenza e attenzione che, si badi bene, dovrebbero essere messe in campo da noi insegnanti». Il monitoraggio e la supervisione Molte delle ricerche riportate nel libro di Vanni, che non
ha figli, ma come dice lui «è una sorta di padre dei suoi 420 allievi»,
mettono in luce la correlazione stretta tra atteggiamenti dei genitori e
prevenzione alle dipendenze: il monitoraggio e la supervisione che padri e
madri hanno il dovere di esercitare sui tempi, gli spazi e le compagnie
frequentate dai figli. «Non per fare i gendarmi, ma per essere presenti,
per esprimere in modo valido lodi e apprezzamenti, per stabilire legami
saldi, mantenendo un atteggiamento educativo fiducioso e ottimistico. Tutti
i ragazzi si aspettano che i loro genitori svolgano un ruolo chiave nella
loro vita, che madri e padri si pongano come guide sicure e che gli adulti
siano fonti di aiuto e di consigli. Consigli che, nonostante l'apparente
disinteresse, vengono presto o tardi sempre recepiti».
|
|
|