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Spettacoli
di Gigi Vesigna


MUSICA
IL PRIMO CD DELLA FERRERI, CHE PORTA IL NOME DELLA NONNA


GIUSY, IN ARTE GAETANA

Dalle casse di un supermercato al successo improvviso. Che non è arrivato per caso, perché lei si è preparata a lungo, aiutata dalla famiglia. Senza montarsi la testa.

Il fascino discreto della normalità... Al mio primo incontro con Giusy Ferreri, sono arrivato con la guardia alta. Il successo, si sa, spesso dà alla testa, ma i miei dubbi spariscono subito: «Sono alta un metro e mezzo e mi mimetizzo con tacchi altissimi. Per di più, ho appena finito un servizio fotografico e il trucco mi dà fastidio, praticamente non lo uso mai, quando non lavoro».

Davanti a me c’è una solare ragazza del Sud – è nata a Palermo, il 17 aprile 1979 –, «ma sono arrivata a Milano praticamente quand’ero in fasce, e adesso mi dicono che ho preso addirittura l’accento milanese: dovrei andare a scuola di dizione, prima o poi lo farò...».

Giuseppa Gaetana: così è stata battezzata, per accontentare le due nonne. Di quel doppio nome ha fatto un punto di forza e, quando finalmente è riuscita a sgomitare nel mondo della musica, l’ha fatto usando proprio il nome della nonna materna, Gaetana. 

«Il mio primo pezzo l’ho inciso come Gaetana F. Si intitolava Il party, ma non se l’è filato nessuno. Così, adesso quella canzone l’ho voluta inserire nel mio primo vero cd: forse continuerà a non piacere, ma almeno ho fatto un omaggio alla mia nonna, intitolando l’album Gaetana: lei ha 73 anni, ma è piena di vita: poco tempo fa, al matrimonio di mio fratello (che tra l’altro suona il piano con lei nella canzone Piove, ndr), s’è persino messa a ballare. È una forza...».

  • Giusy, pochi mesi fa eri seduta alla cassa di un supermercato, un impegno part-time, tre giorni la settimana. Che volessi cantare lo sapevano amici e colleghi, i tuoi genitori ti appoggiavano, però eri sempre lì, a fare i conti con il codice a barre, ed è stata la tua volontà che ti ha spinto a iscriverti a X Factor, dove hai anche avuto la fortuna di non vincere per una palese ingiustizia. Se avessi vinto, forse...

«Quasi certamente: io speravo di non vincere, e ce l’ho fatta».

Giusy Ferreri la testa non se l’è proprio montata. Abita ad Abbiategrasso (Mi) e con i primi guadagni, quasi 300 mila copie vendute, non ha cambiato neanche la macchina (possiede una Citroen C4), ma per venire a Milano prende ancora la metropolitana. «Salgo alla stazione di Bisceglie e ogni tanto qualcuno mi chiede: "Tu sei quella della canzone?". Rispondo di sì, ma mi sento in imbarazzo. È successo troppo in fretta».

  • Tre giorni alla cassa a controllare gli acquisti: e il resto del tuo tempo?

«Mi barricavo a casa, chiudevo le persiane e mi mettevo al piano, a suonare speranze. Di solitudine ce n’è stata tanta nella mia vita e io la sostituivo suonando e sperando di farcela...».

  • Solitudine per la delusione di non farcela o anche pene d’amore?

«Qualche delusione non m’è mancata, ma anche per colpa mia. Ora sono serena: dal 1° aprile ho conosciuto Andrea, un bravo ragazzo, geometra. E così mi sono fidanzata».

  • Com’eri da ragazzina?

«Una peste. "Sei un maschiaccio", mi ripeteva papà, "mi sembri Piero Pelù". A 16 anni suonavo in un discopub. A scuola, dopo le medie, due anni di lingue e tre a lezione di pianoforte, chitarra e canto. Poi, il supermarket».

  • Come vedi il tuo futuro?

«Per ora non ci penso. Intanto, non ho lasciato il mio posto, ma ho chiesto l’aspettativa sino a giugno. Quando ti investe una favola bisogna sapersi difendere. Così mi sento come uno dei prodotti che registravo alla cassa. Con una data di scadenza scritta sulla confezione».

Ineffabile progetto di star: piedi per terra, la coperta di Linus di una famiglia dalla quale non s’è mai staccata, un rapporto costante con papà Alessandro e mamma Teresa. Lui è un artigiano, e lavora con l’altro figlio Michele, che ha 31 anni.

Della famiglia fa parte anche l’husky siberiano che è rimasto con i genitori, ma che è immortalato sullo schermo del cellulare. Insieme l’hanno aiutata a metter su casa, un monolocale con davanti un piccolo giardino, dove papà ha costruito una vera fontana con le ninfee. «E dentro casa», anticipa Giusy, «sfido chiunque a trovare il colore che manca!».

È vero, casa Ferreri è una specie di paese dei balocchi; al soffitto un lampadario molto "luccicoso", le pareti sono rosso vivo e verde acido, in soggiorno c’è un divano a forma di labbra che le ha regalato mamma, appesi un po’ dappertutto ritratti in bianco e nero di Marilyn Monroe e di Freddy Mercury: li ha disegnati lei. Poi, ci sono poster di Betty Boop, la "maschietta" del fumetto anni ’30, che si ispirava a Clara Bow.

Una libreria, un angolo cucina, un piccolo soggiorno, il pianoforte salvacrisi. Manca il letto, azzardo.

«Niente paura», Giusy armeggia su una parete e si materializza anche il letto. La coperta è leopardata, ma a lei piace così. È una camera che è nei sogni di ogni bambino o adolescente. Lei l’ha realizzata prima della "favola" ed è il suo rifugio segreto. Vederla e rendersi conto di quanto, per lei ora, sia difficile restare una ragazza normale, e non diventare un avanzato progetto di star, è un dubbio legittimo. Ma, secondo me, il destino e la tenacia le hanno assegnato, finalmente, il ruolo che sognava da bambina. Con un grande vantaggio: ha il pubblico dalla sua. E senza date di scadenza.

Gigi Vesigna
   
   
UNA CANTAUTRICE CHE PARLA CHIARO

Tredici canzoni d’amore a tutto tondo, 51 minuti di musica, per il primo album di Giusy Ferreri, intitolato Gaetana, dal nome dell’adorata nonna materna. Il singolo, che è già in hit parade, si intitola Novembre ed è scritto, con altri sei pezzi, da Tiziano Ferro, che ha prodotto il disco ed è anche autore di Non ti scordar mai di me, il tormentone dell’estate. Da segnalare Il sapore di un amico, lo sweet jazz che Ferro firma insieme a Sergio Cammariere. Ma l’album s’impenna quando cominciano le canzoni scritte proprio da Giusy, che tira fuori tutta la sua voce in Pensieri, e in Assenza ricorda i momenti della delusione e della speranza, quando ancora sedeva alla cassa del supermarket, mentre Piove è un flash su un momento d’amore che è meglio dimenticare. Se la voce di Giusy è decisamente importante, il suo debutto come cantautrice è da non sottovalutare.

A patto che lei rimanga quella che è oggi, una ragazza semplice, che ha il dono di parlar chiaro. E non è certo poco.

G.V.


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