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Spettacoli
di Gigi Vesigna


PERSONAGGI - GIGI PROIETTI

IL RITORNO DI MANDRAKE

Arriva a Milano col suo spettacolo. Intanto, come un mago, racconta: un Otello con Gassman, un caffè con Bonolis...

Mandrake ha fatto tardi. Dopo il debutto a Napoli della nuova edizione dello spettacolo Di nuovo Buonasera, ha messo la sveglia a mezzogiorno, ma alle 12.30, l’ora del nostro appuntamento, è pronto a una chiacchierata. Siamo vecchi amici, anche se non ci vediamo da un bel po’; del resto, Gigi Proietti manca dalle scene di Milano da sette anni e ora ci torna (il 24 ottobre) per restarci a lungo.

A Napoli il successo è stato grande. «È venuto a trovarmi Peppino (Di Capri, ndr). Siamo rimasti amici da quel Sanremo del 1995, dove, col nome di Trio Melody, io, lui e Stefano Palatresi abbiamo cantato Ma che ne sai (se non hai fatto il pianobar), una bella esperienza».

Gigi è un pigro, ma quando si apre il sipario diventa una macchina da guerra. Instancabile, poliedrico, capace di passare da Eduardo (Pericolosamente) a Shakespeare, sino a declamare a modo suo Questo amore di Prevert. Un critico ha scritto: «Andare a vedere uno spettacolo di Proietti significa arrischiarsi a fare un giro sulle montagne russe dell’anima, di quelle che mettono in guardia i potenziali avventori cardiopatici».

Gigi Proietti nei panni di Mandrake.
Gigi Proietti nei panni di Mandrake
(foto La Presse).

Da anni, oramai, Mandrake usa spericolatamente la tecnica dell’attore, e si diverte a esplorare i sentimenti che essa può suscitare nei suoi ascoltatori...

  • Io ti chiamo Mandrake perché so che a quel personaggio sei molto affezionato, o sbaglio?

«Nun te sbagli», mi rassicura, «Mandrake ha una storia incredibile: nel 1976 uscì Febbre da cavallo di Steno, dove io ero uno squinternato scommettitore che viveva di espedienti, un film che non andò al di là di un discreto consenso di pubblico. Poi, fu venduto a centinaia di televisioni private che cominciarono a trasmetterlo a raffica e così, senza che ce ne accorgessimo, diventò una specie di icona. Scoprimmo, per esempio, che a Roma era nato "Il club dei febbristi". Quando Carlo Vanzina se ne rese conto mi convinse che dovevamo dare un seguito alla storia e così, nel 2002, nacque La Mandrakata, che stavolta si rifece tutti i soldi, anche quelli del primo. E adesso Vanzina sta insistendo per una terza puntata, ma io ancora nun ce sento... vedremo!».

Mandrake, per chi non lo sapesse, era il protagonista di un fumetto del 1934, stesso anno di nascita di Flash Gordon e Paperino. Era un mago in tight e cilindro nero, che con un semplice gesto della mano compiva meraviglie, restando però sempre dalla parte della legalità.

  • E tu, sulla scena fai magie come quel famoso Mandrake di 74 anni fa...

Fa un gesto come per scacciare una mosca, in realtà per ridimensionare la mia affermazione, ma la verità è che lui è il più grande one man show, anche se in questo spettacolo le sue acrobazie si alternano a un balletto di 10 primi ballerini, alla recitazione di cinque attori, e all’accompagnamento musicale di un’orchestra di 10 professori: un kolossal, per quel che Proietti ha fatto finora.

  • Nello show ci sono anche le tue due figlie, Carlotta e Susanna: una canta, l’altra balla e canta, ma è anche costumista...

«Non so mica se le vedrai tutt’e due a Milano. Carlotta sì, ci tiene, Susanna va e viene come le pare...».

Gigi Proietti è nato a Roma, il 2 novembre 1940. A 10 anni fa già la comparsa al cinema, poi, dopo il liceo, decide di iscriversi a Giurisprudenza. Frequenta la Sapienza di Roma ma, all’improvviso, lascia quando gli mancano solo sei esami. Viene chiamato a sostituire Domenico Modugno nel musical di Garinei e Giovannini Alleluia brava gente e spicca il volo. Mette su famiglia quando incontra Sagitta Alter, una guida turistica svedese, e nascono le due figlie. La loro unione dura da 40 anni.

  • In Di nuovo Buonasera canti lo swing, vendi gelati in platea, fai scorribande nel mondo pittoresco dell’avanspettacolo, riproponi quella scenetta che, concludendo mirabilmente un film modesto come Un’estate al mare, divertiva talmente lo spettatore che gli sembrava che tutto il film fosse divertente...

«È una vecchia cosa di Courteline, poi ripresa da Dino Verde, e si basa su un attore un po’ sordo e molto stordito che storpia in modo clamoroso le battute del suggeritore. In teatro, il vecchio è un porto sicuro».

  • Agli inizi di carriera per pubblico e critica eri un po’ il Gassman minore, il nipotino del mattatore...

«Può darsi, ma Vittorio e io eravamo amici, abbiamo recitato insieme in un film di Robert Altman, Un matrimonio, e lui insisteva perché dopo aver messo in scena Otello, alternando i due ruoli, Jago e Otello con Salvo Randone, voleva riprovarci con me. Ne fui lusingato, ma non cedetti: "A Vitto’", je dissi, "che pensi, che tutte le sere aspettiamo il verdetto della gente per sapere chi è stato il migliore? È come giocare a poker con gli amici. Se vinci ti dispiace, se perdi te sturbi...". Poi, lui l’ha fatto con Giulio Brogi».

  • Rifarai Il maresciallo Rocca in televisione?

«C’è molta insistenza, ma quel personaggio che svestiva la divisa e diventava un normale padre di famiglia ormai l’hanno copiato un po’ tutti. Se viene una buona idea nuova, chissà. Comunque, in 12 anni ne abbiamo fatte solo 27 puntate, nun è secolare...».

  • Ti va di parlare del "tuo" Brancaccio?

«Un esproprio coatto, un golpe all’amatriciana: è come se tornando a casa tu trovassi un altro che ci abita dentro. Io ci ho trovato Maurizio Costanzo. Pensa che da quelle parti cerco proprio di nun passacce più. Ho traslocato sotto un tendone, commentando "Gigi Ri tenda". E la vita continua».

  • Tu e Bonolis siete i testimonial di due marche di caffè. Lo berresti un espresso con lui?

«Perché no, ma io me berrei il mio. Perché come dico "a me me piace"».

Gigi Vesigna

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