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Spettacoli
di Gigi Vesigna


MUSICA
"ACCHIAPPANUVOLE", NUOVO ALBUM DEL CANTANTE CHE RIPROPONE BRANI DEL PASSATO


MANGO SEMPRE IN VIAGGIO

Da Tenco a De André, da Patty Pravo a Elisa, da Battisti a John Lennon, più due duetti con Claudio Baglioni e Franco Battiato: «Sono le canzoni che ho amato di più».

Ci sono, nel mondo della musica leggera, storie che sembrano uscite dalla fantasia di uno scrittore. La nascita (artistica) di Giuseppe Mango, per esempio, risalirebbe ai primissimi anni ’80, quando, un giorno, Giulio Rapetti, il Mogol di Lucio Battisti, chiamato a sistemare gli archivi della Fonit Cetra, l’etichetta discografica della Rai, ascolta incuriosito una canzone intitolata Oro e accade che..

«Si innamora del pezzo e mi fa telefonare da Mara Maionchi, che non era ancora la "strega cattiva" di X Factor, ma una promoter discografica: mi racconta dell’interessamento di Mogol e mi convoca a Roma per il giorno dopo. E io rispondo che non ci penso proprio».

Copertina del cd.Dietro le insistenze della Maionchi, Mango alla fine accetta. «Prima, però, chiedo un parere a Franco Migliacci, che mi raccomanda di non fare sciocchezze, perché collaborare con Mogol, per di più su sua richiesta, non è cosa da tutti i giorni... Morale, con le modifiche suggerite da Mogol, viene pubblicato Oro, che diventa davvero tale, sfondando in hit parade. Poi, Baudo mi chiama a Una voce per Sanremo, vinco e partecipo al Festival del 1986 tra le nuove proposte, con la canzone Il viaggio, eda allora non mi sono più fermato».

E pensare che Pino (così lo chiamano gli amici) è su piazza dal 1976, epoca in cui aveva già inciso degli album, il primo si intitola La mia ragazza è un gran caldo, il secondo Arlecchino, ma il mercato sembra respingerlo, almeno come cantante. Come autore, invece, le sue canzoni ingolosiscono star come Patty Pravo e Mia Martini. «A quel punto mi ero arreso ed ero tornato a frequentare l’università, nella facoltà di Sociologia, e credevo che prima o poi avrei persino smesso di pensare alla musica».

Il primo incontro con Patty Pravo

Poi arriva Oro, con centinaia di migliaia di dischi venduti: Mango si "rassegna" e torna tra i grandi della musica, che oggi celebra con uno straordinario omaggio, intitolato Acchiappanuvole, dove rapisce le canzoni che l’hanno coinvolto emotivamente nel corso degli anni e, anzi, le trasforma magicamente, senza stravolgerne l’essenza, con la sua voce controtenorile e quei falsetti che lo rendono unico.

Il "viaggio" spazia dal 1964 con Ragazzo mio di Tenco («avevo 10 anni quando l’ascoltai per la prima volta e a quel pezzo, ancora modernissimo, ho rubato il titolo Acchiappanuvole), quindi propone La canzone dell’amore perduto di De André e ripercorre la storia della nostra musica più bella con Amore bello di Baglioni. «Claudio ha accettato subito di cantarla con me, e lo considero un gran regalo, perché è la prima volta che lui accetta di esibirsi in un duetto, e così è andata anche con Franco Battiato, per Le stagioni dell’amore».

  • Salvo Tenco, gli altri autori del tuo disco li hai conosciuti tutti. Che effetto ti ha fatto, per esempio, quando hai incontrato per la prima volta Patty Pravo, che riproponi con Se perdo te?

«Quando ascoltai quella canzone, nel 1968, avevo 14 anni, e ne restai incantato, ma non come quando conobbi Patty. Mi apparve quasi come una creatura di un altro pianeta, così bella, altera, pallida. Un altro momento magico della mia vita musicale è legato a Mio Dio no di Lucio Battisti: avevo 17 anni e aspettavo con impazienza la famosa Hit parade di Lelio Luttazzi. I dischi di Battisti li compravo appena uscivano».

Da Senza pietà, che vinse il Festival di Sanremo nel 1999, cantata da Anna Oxa, a I migliori anni della nostra vita di Renato Zero, pubblicata nello stesso anno; da Quando di Pino Daniele, a La donna cannone di De Gregori (1983); da Luce di Elisa, vincitrice del Festival nel 2001, alla magica La disciplina della terra di Ivano Fossati (2000), Pino Mango non teme nemmeno di affrontare la magia del John Lennon di Love. Il suo disco, dunque, ci fa percorrere un viaggio che è nato a Lagonegro, città lucana anticamente chiamata Lacus Niger, che è immersa nel verde di una vegetazione rigogliosa.

«Vivo lì», racconta Mango, «perché la vita ha una dimensione a misura d’uomo, perché bevo l’acqua di una sorgente che mi arriva sin dentro casa, che poi è la stessa in cui sono nato il 6 novembre 1954, e quella dove abito con la mia famiglia: Laura, mia moglie, e i miei figli, Filippo, che ha tredici anni, e Angelina che ne ha sette. Quando vengo a Milano abito in una vecchia casa sui Navigli, ma tanto era pittoresca quella zona, tanto è diventata rumorosa, da quando ha fatto tendenza ed è meta della movida notturna. Così arrivo e scappo subito».

Laura, la moglie di Pino, di cognome fa Valente e la si ricorda come voce solista femminile dei Matia Bazar, quando Antonella Ruggiero lasciò il gruppo. E dopo Laura, che a sua volta lasciò per sposarsi, non c’è più stata una voce femminile come la sua.

A Laura, Filippo e Angelina, Mango dedica Di quanto stupore, un libro di poesie piene di passione per la vita e per l’amore.

«È il mio secondo libro di versi», spiega. E aggiunge con orgoglio: «Dopo quelle di Ada Merini, è la raccolta di poesie più venduta nel nostro Paese. Adesso sto scrivendo un romanzo, un thriller ambientato nel Seicento, ma non uscirà prima di un anno».

Mango non ha fretta, i suoi bioritmi sono quelli della sua terra, arrampicata su un monte, ma a un passo dalla magia del mare di Maratea.

  • Mango, torniamo sulla terra: in carriera quanti dischi hai venduto?

«Trecento copie dei primi tre, poi oltre cinque milioni tra l’Italia e l’estero. Ma queste cifre non mi rendono orgoglioso come le mie poesie. Lì, racconto me stesso con una sincerità assoluta. È un lusso, credimi!».

Gigi Vesigna

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