Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Quel gran genio
del mio amico

 
Spettacoli.
di Eugenio Arcidiacono


ANNIVERSARI
ESCE IN QUESTI GIORNI UNA BIOGRAFIA DI BATTISTI DI LEO TURRINI


CANZONI E MISTERI
DEL "BEATLE ITALIANO"


Se il talento del musicista era indiscutibile, sull’uomo ne sono state dette e scritte, invece, di tutti i colori.

Il 1° ottobre 1978, i carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa scoprono a Milano, in un appartamento di via Monte Nevoso, un covo delle Brigate Rosse. Tra le carte ritrovate, tra cui il memoriale di Aldo Moro, ucciso pochi mesi prima, un carabiniere nota su uno scaffale, allineati con cura, tutti i dischi di Lucio Battisti. Leo Turrini ha scelto questo episodio, per aprire la sua biografia Battisti. La vita, le canzoni, il mistero (Mondadori), dedicata al cantautore di Poggio Bustone.

«È emblematico di cosa ha rappresentato Lucio per un’intera generazione. Si diceva che fosse "di destra", che addirittura finanziasse un’organizzazione fascista come Ordine nuovo. Eppure, anche i brigatisti, mentre elaboravano i loro folli progetti, ascoltavano le sue canzoni. Per noi giovani di allora, l’apparizione di Battisti ha avuto un impatto straordinario. Ogni suo nuovo 33 giri era atteso come un evento. Lo consideravamo "il Beatle italiano", perché solo i suoi dischi potevano reggere il confronto con quelli dei musicisti angloamericani».

Ma se il talento del musicista era indiscutibile, sull’uomo ne sono state dette e scritte di tutti i colori. La leggenda del Battisti fascista, per esempio. In un periodo in cui andavano di moda i cantautori impegnati, uno che si limitava a cantare l’amore stava per forza "dall’altra parte". Le prove? Il fotogramma di un braccio teso ripreso durante un programma televisivo (in realtà stava avviando il coro di E penso a te); il ritrovamento in un covo di neofascisti di un foglietto dove c’era scritto "L. Batt."; e alcuni versi di canzoni (peraltro opera di Mogol) come "la fiamma è spenta o è accesa".

Quell’ultimo disco mai inciso

«È andata anche peggio con la moglie, Grazia Letizia Veronese», aggiunge Turrini. «Quando Battisti si separò da Mogol, e nel disco successivo i testi furono firmati dalla moglie, si disse e si scrisse che a determinare la rottura era stata lei, come Yoko Ono con i Beatles. Si arrivò persino a raccontare che aveva plagiato il marito, fino a fargli credere negli alieni, spingendolo al punto di prenotare un appuntamento con loro». Menzogne e stupidaggini che, forse, contribuirono al crescente isolamento di Battisti. Che pure, non fu mai totale.

Turrini racconta di un incontro con Bettino Craxi nel 1982 e di due mancate collaborazioni artistiche: con Lucio Dalla, negli anni ’80, e con Mina e Celentano, negli anni ’90. Quest’ultima sfumò per un soffio. «Battisti e Celentano si sentirono più volte. Mina era disponibilissima, e anche Mogol avrebbe ripreso volentieri a scrivere con il vecchio amico. Ma non se ne fece nulla. Celentano in seguito spiegò che fu tutta colpa di un malinteso telefonico. Ma io credo abbia giocato molto l’orgoglio di Lucio: tornare a scrivere con Mogol poteva essere interpretato come un rinnegare tutta la produzione successiva alla loro separazione. Poi, forse, era già consapevole di essere molto malato».

Eppure, Lucio Battisti non smise mai di scrivere musica. «Prima di morire aveva realizzato una ventina di canzoni e stava cercando un accordo con una casa discografica. Forse erano solo dei provini, forse mancavano i testi. Di sicuro, purtroppo, non riuscì più a completarle».

Eugenio Arcidiacono

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