Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

      

Quei due personaggi
che erano uno solo

 
Al centro.
di Simonetta Pagnotti


ANNIVERSARI
CENTO ANNI FA NASCEVA GIOVANNI GUARESCHI, "PAPÀ" DI PEPPONE E DON CAMILLO


IL GRANDE MONDO DI GIOVANNINO

Scrittore e sceneggiatore di enorme successo, fu un uomo semplice e innamorato della sua gente e della sua terra. Che oggi lo ricorda con un fittissimo calendario di eventi.

Adesso ad accogliere i turisti c’è l’insegna con la fisionomia inconfondibile di Giuseppe Verdi, davanti alla casa natale del grande musicista. «Sono e sarò sempre un paesano delle Roncole», recita la scritta.

Da domani, ci sarà anche la sagoma di Giovannino Guareschi, perché Roncole Verdi fa parte a pieno titolo della magia di quel "mondo piccolo" che, per il poeta della Bassa, non è altro che un «pezzaccio della Pianura Padana, fra la via Emilia e il Po». È uno dei "regali" che la Provincia di Parma ha fatto allo scrittore di cui ricorre il centenario della nascita, forse anche per fare ammenda di troppi anni di dimenticanza.

Una "mappa" di un itinerario che è prima di tutto un viaggio dell’anima, nei luoghi dove Guareschi ha vissuto e ha ambientato le sue storie, tra filari di pioppi, vigneti, case coloniche «affogate nella canapa» e campanili che spuntano dietro l’argine. Tenuto conto che il "mondo piccolo", per Guareschi, è un luogo «dove accadono cose che non accadono in nessuna altra parte del mondo» e dove, nonostante la nebbia e il sole che d’estate «picchia in testa come un martello», «anche i cani hanno un’anima».

Roncole Verdi ha avuto un posto speciale nel cuore di Guareschi. «Mio padre amava questo luogo, l’aveva scelto per viverci, nel 1952, nonostante gli toccasse di fare avanti e indietro da Milano». Proprio di fianco alla casa di Verdi si apre il cancello della proprietà di Guareschi. Qui, negli ambienti dove per trent’anni hanno gestito il ristorante, i due figli di Giovannino, Alberto e Carlotta, hanno realizzato una "mostra permanente" che dal 3 maggio sarà visibile nel nuovo allestimento.

L'ex ristorante di Guareschi, che ospita la mostra curata dai figli Alberto e Carlotta, di fianco alla casa natale di Giuseppe Verdi, a Roncole Verdi. A destra: la celebre coppia Peppone-don Camillo, protagonisti della serie cinematografica ispirata ai personaggi dei libri di Giovanni Guareschi, interpretati dagli attori Gino Cervi e Fernandel.
L’ex ristorante di Guareschi, che ospita la mostra curata dai figli
Alberto e Carlotta, di fianco alla casa natale di Giuseppe Verdi, a Roncole
Verdi. A destra: la celebre coppia Peppone-don Camillo, protagonisti
della serie cinematografica ispirata ai personaggi dei libri di Giovanni
Guareschi, interpretati dagli attori Gino Cervi e Fernandel
(foto Ferrari).

«Nostro padre aveva aperto il ristorante per noi due, per darci un futuro, perché era molto buono», spiega Alberto Guareschi. «L’aveva progettato lui stesso e anche negli ultimi anni, quando non stava bene, veniva a mangiare qui, in un tavolo d’angolo, per darci una mano. Parlava coi clienti, firmava autografi, non riusciva a mangiare in pace: ma non si è mai lamentato».

Il passaggio generazionale

Qui a Roncole è custodito l’archivio dello scrittore, oggetto di studi e ricerche: 90 tesi già discusse e sei in lavorazione, a testimoniare un interesse che negli ultimi anni è andato crescendo, specie da parte dei giovani.

«Mio padre non è mai stato considerato un letterato», continua Alberto Guareschi, «la critica ufficiale l’ha sempre ignorato, ma ha avuto la fortuna di guadagnarsi lettori fedelissimi che hanno consegnato i suoi libri ai figli, e così è avvenuto il passaggio generazionale».

Molti hanno incontrato il mondo di Guareschi attraverso i film interpretati dalla celebre coppia Cervi-Fernandel. «Senza il cinema l’opera di mio padre era destinata all’oblio», continua Alberto, «i film hanno fatto conoscere un’Italia povera ma autentica. Il 90 per cento delle persone che vengono qui conoscono solo la vicenda cinematografica: poi passano ai libri e alla fine conoscono l’uomo e s’innamorano di lui».

La mostra permanente di Roncole racconta Guareschi attraverso foto d’epoca, disegni, lettere, testi autografi e testimonianze come il "guzzino" rosso dello scrittore. C’è la mappa del mondo piccolo letterario e di quello cinematografico "gemello", perché ormai è noto che Guareschi, che scrisse anche le sceneggiature, avrebbe voluto ambientare i film nella sua terra, da Polesine a Fontanelle a Roccabianca, e invece il regista Julien Duvivier, che firmò i primi due film della serie, scelse la vicina Brescello, nel Reggiano, perché vi trovò una scenografia già fatta, con i portici, la grande chiesa e il municipio sui due lati della piazza. Proprio a Brescello è nato e cresciuto il "Museo di Peppone e don Camillo", con molte delle scenografie e degli arredi di scena dei film.

«Mio padre incontrò il "primo" don Camillo a Marore, dopo il fallimento dell’impresa di suo padre, quindi in un periodo tragico della sua vita», racconta Alberto Guareschi. «Si chiamava Lamberto Torricelli, era alto due metri e aveva le mani grandi come badili». La madre di Guareschi faceva la maestra elementare e ispirò la figura dell’indimenticabile maestra Cristina. Peppone l’aveva già incontrato a Fontanelle, il paese dove lo scrittore nacque il 1° maggio del 1908, il giorno della "festa rossa" della Bassa. Il capo dei rossi è Giovanni Faraboli, «un omaccio alto e massiccio come una quercia». A Fontanelle è nato il "Museo del mondo piccolo", nelle sale dell’ex scuola elementare.

Nella mostra di Roncole sono conservate anche le foto di scena di Guareschi-Peppone, perché in un primo momento proprio lo scrittore doveva interpretare il ruolo del sindaco rosso, mentre Gino Cervi era stato scelto come don Camillo. Ma qui è possibile incontrare anche un Guareschi più segreto. Ci sono le foto di gruppo della redazione del Bertoldo, insieme a colleghi come Metz, Marotta, Molino e Mosca. Le foto dei tempi della prigionia nei lager della Germania, dove «ha scoperto che coi suoi libri poteva anche aiutare gli altri, oltre che farli divertire», dice Alberto. A fine maggio uscirà, per la Rizzoli, il Grande Diario, il racconto della sua prigionia con testimonianze drammatiche dei sopravvissuti «che mio padre non volle pubblicare perché allora si respirava un clima violento, che avvelenava gli animi».

Una simpatia irresistibile

Sono molti gli eventi del centenario, dalla mostra dei disegni, a Parma in maggio, fino a quella cinematografica, in settembre a Bologna. Ci saranno convegni, apertura e riallestimenti di piccoli musei. Il modo migliore per avvicinare Guareschi resta quello di visitare la sua terra, perché il "mondo piccolo" è qualcosa che si respira nell’aria.

«Vivo isolato come un merlo su una pianta», scriveva Giovannino, «fischio, ma come faccio a sapere se quelli che stanno giù mi sentono?». Alberto ci racconta chi era suo padre. «Era una persona normale, tutt’altro che una macchietta. Stava volentieri da solo, aveva un carattere malinconico, ma in compagnia era di una simpatia irresistibile. Era molto legato alla sua famiglia, lavorava come un disgraziato ma non è mai mancato nei momenti importanti della nostra vita».

Simonetta Pagnotti

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