Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Spettacoli.
di Gigi Vesigna


MUSICA
IL CANTAUTORE RACCONTA LA SUA "VITA TRANQUILLA"


LE SORPRESE DI TRICARICO

Ha fatto davvero mille lavori, ma si è anche diplomato in flauto traverso al Conservatorio di Milano. Oggi ha incontrato un mondo che in qualche modo gli sorride.

Dice quello che pensa e pensa quello che dice: questo, in sintesi, è il "personaggio" Tricarico, che poi personaggio non è, ma persona sorprendente che, una volta rotto il ghiaccio del primo incontro, sa incantarti, quasi ipnotizzarti. Le sue risposte alle domande arrivano sempre dopo una non breve pausa di riflessione, così qualcuno, frettoloso nell’etichettare i personaggi pubblici, l’ha definito simile a Celentano. «Per le pause, forse?», gli chiedo. «Beh, lui è un grande personaggio: l’ho incontrato una volta, quando sono andato come ospite alla sua trasmissione con la canzone La situazione non è buona».

Dallo spettacolo alla ribalta di Sanremo dove ha cantato per ultimo verso l’una di notte e prima di cantare ha pensato e sussurrato un aggettivo non proprio oxfordiano riferendosi a Chiambretti che, vedendolo un po’ ciondolante per la stanchezza, gli rifaceva il verso alle spalle. Comunque Tricarico canta Vita tranquilla, viene notato dai giornalisti che gli assegnano il (meritatissimo) Premio della critica e allora è chiaro che un personaggio come lui vien voglia di conoscerlo. Tutti quanti mi raccomandano di non fargli domande sulla vita privata, ma il gossip, l’indagine sul privato non sono generi che questo giornale pratica.

Tricarico all'ultimo Festival di Sanremo, dove ha presentato la canzone  Vita tranquilla.
Tricarico all'ultimo Festival di Sanremo, dove ha presentato la canzone 
Vita tranquilla
, con la quale si è aggiudicato il Premio Mia Martini 
della critica (foto Ansa).

Il fatto che difenda strenuamente la sua privacy me lo fa diventare immediatamente simpatico. Poi, nel corso di una chiacchierata che dura oltre due ore, mi rendo conto che ho di fronte una persona di grande spessore, ma ai limiti estremi della riservatezza.

  • In che zona di Milano abiti?

«Zona Sud», mi concede. Forse conviene chiedere dell’album fresco di stampa che si intitola Giglio ed è arricchito da suoi disegni che vogliono sembrare infantili ma rivelano mondi poetici.

  • Perché "giglio"?

«Perché è il fiore del candore, della purezza, dell’amore, della magia della vita. Almeno per me».

  • Undici canzoni nuovissime che ti ripropongono dopo un sacco di tempo. Quanto ci hai messo a scriverlo?

«Tre anni e mezzo, forse quattro». Ascoltandolo ci si rende conto di come il suo pensiero si sia dipanato lentamente, minuziosamente, maniacalmente, per distillare ogni concetto, ogni parola, ma il risultato è straordinario.

  • Com’è la tua vita? Leggi, vai spesso al cinema o preferisci rintanarti davanti a un dvd? Hai un computer, navighi su Internet, hai un cellulare di ultima generazione?

«Il televisore non lo voglio e non ce l’ho, al cinema mi piace andare, però ci vado di rado. Io scrivo con la penna; avevo un computer, ma un giorno l’ho distrutto con le mie mani. Si impadroniva della mia fantasia con Internet, che è diventato per tutti un comodo alibi per non leggere. Non ho mai avuto un cellulare. Mi tengo informato leggendo i giornali e ascoltando la radio».

  • Ma almeno un’auto ce l’hai?

«Sì ma preferisco andare a piedi...».

  • La canzone del Festival, Vita tranquilla, era o non era una specie di contraltare alla Vita spericolata di Vasco Rossi?

«Quella canzone nasce dopo una riflessione sul mio desiderio di averla una vita tranquilla, perché quella spericolata l’ho vissuta mio malgrado. Adesso ho raggiunto una meta, che è quella di una tranquillità interiore. Ho capito che quando riesci a conoscerti, ami te stesso e puoi amare chiunque, una donna, ogni cosa che ti circonda».

  • Pensiero socratiano, come "conosci te stesso"?

«"Io voglio una vita tranquilla perché è da quando sono nato che sono spericolato", dice un verso». E rivela che qualcosa nel suo passato non è andato per il verso giusto e infanzia e adolescenza non sono state normali come quelle di tutti, o quasi.

  • Poi arriva Eternità, una canzone d’amore che secondo me è la più dolce, delicata e ispirata del disco...

«Piace anche a me, perché racconta l’amore come dovrebbe essere, con il cuore nel presente e la mente nel futuro, con i figli e i nipoti, la serenità di una famiglia».

«Chi conosce dolore in giovane età...», comincia così Un’altra possibilità dove, mi spiega: «Capisci come tutto quel che succede all’inizio te lo porti appresso per tutta la vita... ma basta dolore, basta farsi male».

La sua storia, tuttavia, Francesco Tricarico, 37 anni, milanese di origini pugliesi (il padre era nato a Gallipoli, in provincia di Lecce, faceva l’aviatore e scomparve quando Francesco era un bimbo), l’ha già raccontata una volta, sette anni fa, quando scrisse Io sono Francesco, che divenne un successo, lo fece notare al pubblico più attento e alla critica, gli fece vincere un sacco di premi. Era la storia di un bambino delle elementari che si vede assegnare un tema sul papà. Lui va dalla maestra e ricorda che suo papà è morto quando aveva solo tre anni e lui non si ricorda niente. La maestra reagisce nel modo peggiore e lo obbliga a scrivere quel tema. Lì parte un’invettiva infantile ma tremenda, mentre le lacrime bagnano il foglio bianco. La figura del padre evidentemente gli è mancata moltissimo. Poi la confessione continua: a dodici anni non riusciva a respirare e, ricoverato in ospedale era quasi morto, non mangiava, non beveva. Una volta dimesso, lavorava pulendo i bagni, i vetri, i pavimenti per sei o settecento metri quadri...

Fantasie? No, una verità filtrata dal tempo: Francesco ha davvero fatto mille lavori, dall’uomo delle pulizie al telefonista, e di notte suonava jazz nelle cantine, ma si è anche diplomato in flauto traverso al Conservatorio di Milano.

Oggi ha incontrato un mondo che in qualche modo gli sorride. E forse nella sua vita c’è anche un amore. Forse. «Se non sei come vuoi essere allora non ti ami, e se non ti ami è difficile che tu possa amare». Elementare, Francesco!

Gigi Vesigna

torna all'indice