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Cultura
Laura La Pietra - culturafc@stpauls.it

 
APPROFONDIMENTI
IL RUOLO DELLA RICERCA E DELLA TECNOLOGIA OGGI, TRA SVILUPPO E NUOVE EMERGENZE


L’EQUILIBRIO DELLA SCIENZA

«Siamo di fronte a grandi scelte, per affrontare le sfide globali del nostro tempo»: parla il professore Paolo Rossi, tra i relatori che animano il Festival delle Scienze 2008, a Roma.

«La tecnica è come il labirinto costruito da Dedalo per rinchiudere il Minotauro e dove molti giovani morirono per sfamare il mostruoso essere: può produrre il bene e può produrre il male. Tutto dipende dall’uso che se ne fa, se cioè ci si fa o no guidare da quello che il filosofo e Lord Cancelliere inglese Francesco Bacone definiva "lo spirito di carità"».

È dal mondo della mitologia che Paolo Rossi, professore emerito presso l’Università degli Studi di Firenze nonché socio dell’Accademia dei Lincei, prende spunto per riflettere sui modi con cui il mondo scientifico affronta i problemi del XXI secolo.

  • "La scienza e le sfide globali: parte del problema o parte della soluzione?". Su questo tema lei interverrà al Festival delle Scienze, in programma a Roma dal 14 al 20 gennaio: può anticiparci la sua opinione?

«La tecno-scienza è tutte e due le cose insieme: dà luogo a effetti estremamente benefici, ma anche a effetti malefici. Questo pensiero, che era esposto già in modo affascinante alle origini della rivoluzione scientifica, oggi è diventato centrale perché tocca a noi compiere grandi scelte. Oggi il Dedalo di Bacone è diventato sempre più potente, le cose che fa sono sempre più simili a un labirinto e questo rappresenta un problema davvero complicato, la cui soluzione richiede una tecnica molto raffinata. Per questo la scienza è, allo stesso tempo, parte del problema e parte della soluzione».

  • Che atteggiamento deve dunque avere l’uomo di scienza di fronte alle sfide del secolo?

«Alla base c’è il rapporto uomo-natura. Quest’ultima ci appare spesso in maniera contrastante: come già insegnava Lucrezio, è la primavera che fiorisce, ma anche la peste e i terremoti. Così a volte la percepiamo come amica, altre come nemica. Duplice è anche l’atteggiamento dell’uomo nei suoi confronti. Si tratta di posizioni estreme tra le quali l’uomo e lo scienziato devono trovare l’aristotelica "via di mezzo": la filosofia del dominio e la filosofia della sottomissione alla natura. Da una parte chi sfrutta la natura considerandola alla stregua di un Far West di ricchezze da conquistare, dall’altra chi vede la terra come una dea alla quale doversi sacrificare, auspicando, nei casi più estremi, addirittura la scomparsa dell’uomo».

  • Come si può raggiungere tale equilibrio?

«Bisogna rinunciare all’idea che ci siano delle posizioni assolute e che la verità sia solo da una parte. Le dispute scientifiche vengono spesso strumentalizzate, diventano tesi politiche e rischiano di sostituire la retorica alle argomentazioni. È giusto smuovere le coscienze, ma bisogna stare attenti perché la ricerca non deve piegarsi agli interessi che animano la domanda da cui essa trae origine».

  • Professore, che fine ha fatto la "scienza per la scienza", libera e indipendente?

«Non si possono evitare le ricerche su commissione, per questo bisogna essere guardinghi. Il rischio che i valori che un sapere rappresenta siano piegati a interessi particolari c’è sempre: si pensi all’arte, alla religione, alla filosofia... Nel ’600 Galileo ha cambiato l’astronomia dal suo laboratorio quasi da solo, con un cannocchiale. Oggi la scienza è diventata un’impresa collettiva. Ci sono ancora, per fortuna, dei geni, ma sono anche necessarie grandi imprese».

  • Gli scienziati sono consapevoli dei risvolti sociali delle proprie scoperte?

«Per l’opinione pubblica lo scienziato è un mago, che prima faceva cose strane benefiche e oggi fa cose strane pericolose. Ma nessuno scienziato può sapere dove porteranno le sue scoperte. Quando scoprirono la doppia elica del Dna, Watson e Crick non sapevano quello che sarebbe venuto poi. La scienza non si limita all’applicazione, va avanti. Ma l’uomo di scienza non deve pensare solo alla propria ricerca: deve occuparsi dei problemi e dei rapporti tra scienza e società, tra scienza ed etica. Il suo disinteresse per la cultura può essere pericoloso».

  • C’è spazio per la dimensione morale nella scienza?

«La dimensione morale non è nella scienza. Come diceva Bacone, ha a che fare con l’uso che si fa della scienza. L’etica è un modo di rapportarsi con la storia e con gli altri. Ed è in base alla dimensione etica che si operano scelte e ci si pongono limiti, non nella ricerca, ma nelle sue applicazioni… Forse la strada da seguire è ancora quella indicata dal filosofo Kant, quando affermava: "Agisci in modo da trattare l’umanità che è in te e negli altri sempre come un fine e mai come un semplice mezzo"».

Laura La Pietra
   
   
ALL’AUDITORIUM COI PREMI NOBEL

Coscienza globale - Ambiente, risorse, energia, povertà: dallo sviluppo sostenibile all’interdipendenza planetaria: ruota intorno a questo tema di rilevante attualità l’edizione 2008 del Festival delle Scienze, in corso dal 14 al 20 gennaio negli spazi dell’Auditorium Musica per Roma, in viale Pietro de Coubertin (info@musicaperroma.it; www.auditoriumroma.com).

Tantissimi e tutti prestigiosi i relatori – scienziati, filosofi, economisti, politologi e politici da tutto il mondo – protagonisti di conferenze e lectio magistralis: da quelle inaugurali di lunedì 14 ("Il clima e lo stato del pianeta" e "La scienza e le sfide globali") a "I nuovi limiti dello sviluppo" e "Energia: quali fonti nell’era del post-petrolio?" (mercoledì 16), "Verso la sesta estinzione di massa" e "Il futuro della fame" (giovedì 17), per proseguire con "La percezione del rischio e le sue strumentalizzazioni", "Guerra e pace, il ruolo e le responsabilità dello scienziato" e "Scienza e Islam. Una lezione dal passato" (sabato 19).

Numerosi anche gli eventi serali, con la partecipazione di premi Nobel come i "chimici" Sidney Altman e Richard Ernst, e il fisico Steven Chu.


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