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Cultura
di Carlo M. Martini  - culturafc@stpauls.it


LA BIBBIA OGGI
IN OTTOBRE SI TERRÀ IL SINODO DEI VESCOVI SULLE SACRE SCRITTURE


LA PAROLA VIVA

Dal volume delle edizioni San Paolo Gesù di Nazaret – La sua storia, la nostra fede, di Romano Penna, pubblichiamo l’introduzione del cardinale Carlo Maria Martini.

Nel prossimo mese di ottobre si terrà finalmente un Sinodo dei vescovi dedicato alla parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Da tanto tempo avevo desiderato e optato per un tale Sinodo, che dovrebbe verificare quanto si è compreso e messo in pratica della Costituzione Dei Verbum del concilio Vaticano II e quanto rimanga ancora da fare per l’avvenire, sia perché previsto dal Concilio sia perché ci appare oggi, alla luce degli eventi e degli studi successivi, come importante e urgente.

Nell’affrontare il tema della parola di Dio sarà necessario tenere presente la vastità dei significati che tale termine assume nel cristianesimo, a partire dalla designazione fondamentale, che è quella che riguarda il Verbo di Dio incarnato, Gesù Cristo. In altre parole non sarà possibile prescindere né dal primato di Cristo né dalla storia di Gesù raccontata dai Vangeli e dagli altri libri del Nuovo Testamento.

Il sottotitolo di questo libro (La sua storia, la nostra fede) non vuole certamente insinuare che la storia di Gesù possa non corrispondere pienamente alla nostra fede in lui, né tantomeno operare una contrapposizione tra il Gesù della storia e il Cristo della fede, contro cui si è battuta da sempre la critica cattolica e contro cui si esprime chiaramente anche papa Benedetto XVI, nel suo ultimo libro su Gesù di Nazaret. Contro questo errato modo di pensare prende posizione molto chiaramente il professor don Romano Penna nel suo ampio intervento, e mi basta qui segnalare la cosa.

Non avendo il tempo né la possibilità concreta di affrontare io stesso un tale tema, cioè la credibilità storica dei fatti riguardanti Gesù, vorrei solo ricordare, quasi a modo di introduzione al bel lavoro di Romano Penna, alcuni punti che potranno aiutare nella comprensione del problema e negli aspetti pratici e pastorali che ne derivano.

La questione del "Gesù storico" diviene questione importante soprattutto a partire dall’inizio delle ricerche critiche applicate alla Bibbia. Per i Vangeli, a partire dal secolo XIX, con le vite di Gesù scritte a esempio da Strauss, Renan e molti altri. La questione diviene poi così rovente, specialmente presso i protestanti, che una tesi famosa difesa in quegli anni in Germania in una facoltà teologica protestante suonava così: Vita Christi scribi nequit, cioè una vita di Gesù intesa nel senso storico moderno non si può propriamente scrivere, perché le fonti non sono tali da poterne trarre elementi biografici atti a costruire una vera e propria storia del personaggio.

La figura di Gesù di Nazaret

La questione non viene però accantonata, ma ritorna, con alterne vicende, in tutto il secolo seguente e fino a oggi.

Difatti non è pensabile che un movimento come quello cristiano, diffusosi così rapidamente e con impensate aperture teologiche (fino a riconoscere a Gesù prerogative divine), abbia un’origine incerta e nebulosa e sia concepibile senza una figura grandiosa e con caratteri certi e ben riconoscibili, come quella di Gesù di Nazaret.

L’esame pacato e ordinato di tutte le difficoltà presentate dalla critica negli ultimi 250 anni (chi scrive ha avuto modo di fare quest’analisi con molta tenacia e dedizione) rivela a chi lo compie con onestà, che la figura di Gesù così come è sostanzialmente descritta dai Vangeli ha una coerenza e una fondatezza che non si trova per nulla nelle immagini alternative costruite su di lui. Come dice giustamente Joseph Ratzinger nel suo ultimo libro: «Io sono convinto... che questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni. Io ritengo che proprio questo Gesù – quello dei Vangeli – sia una figura storicamente sensata e convincente». Ciò non vuol dire che tutto sia ugualmente certo di quanto viene detto su di lui, né che non sia necessario esaminare criticamente le fonti e distinguere quelle che hanno maggior fondamento storico da quelle che invece indicano, con altro genere letterario, le persuasioni dei primi cristiani su Gesù.

Un’ultima conclusione mi interessa molto e spero che il Sinodo prossimo le concederà il tempo e l’attenzione dovuta: è la possibilità e la "necessità" per il cristiano di oggi di nutrirsi della Scrittura e di fare di questo libro l’oggetto della sua riflessione quotidiana.

Una volta riconosciuta la diversità dei generi letterari che entrano nella Scrittura è possibile fare con essa quella lectio divina che, come si esprimeva felicemente Giovanni Paolo II, «interpella, orienta e plasma l’esistenza» (Novo millennio ineunte, n. 39).

Preghiera della mente e del cuore

Nella mia esperienza di vescovo a Milano per oltre 22 anni ho avuto modo di vedere concretamente i frutti di questa preghiera fatta a partire dalla Scrittura, in particolare dai Vangeli e dagli altri testi del Nuovo Testamento. Moltissimi giovani e adulti hanno trovato in questa familiarità con i Vangeli la capacità di decidere per l’orientamento della loro vita secondo la volontà di Dio e di sentire come Gesù camminava con loro, anche in una grande città e in un ambiente post-moderno e secolarizzato.

Naturalmente questa familiarità con la Scrittura fa parte del mistero della preghiera cristiana: va perciò preparata con l’adorazione della sovranità di Dio e con l’affidamento all’azione dello Spirito, il solo che sa come sia conveniente pregare. Si tratta dunque di un esercizio non semplicemente intellettuale: è una preghiera che impegna la mente e il cuore.

Carlo M. Martini
   
   
PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA

Dal 5 al 26 ottobre 2008 si svolgerà a Roma il Sinodo sulla parola di Dio. Tutta la Chiesa è in fermento per questo appuntamento in cui, attraverso i suoi pastori sparsi nel mondo, approfondirà il senso e la portata delle Sacre Scritture per l’uomo di oggi e il modo migliore per guidare il popolo di Dio ad approfittare della grazia che promana da esse.

Infatti, come si legge nei Lineamenta che preparano il Sinodo, «tutta la storia della salvezza dimostra che la parola di Dio è viva».

Ma se i pastori hanno il mandato di approfondire, non da meno questo è richiesto a ogni comunità cristiana e a ogni singolo credente, che dalla Parola deve saper trarre luce per il suo cammino verso la salvezza. E per far questo lo studio e la lettura di testi appropriati, seppure semplici, sono indispensabili, soprattutto se chi scrive è un diretto testimone nella propria esistenza del fecondo rapporto tra vita e Parola.

Facendosi ispirare da questo principio, la San Paolo offrirà durante e dopo il Sinodo interessanti (ed economiche) occasioni di analisi, a partire dalle due novità di questo mese di gennaio dei biblisti Giuseppe Betori (Leggere la Bibbia nella Chiesa) e Romano Penna (Gesù di Nazaret).

Stefano Stimamiglio


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