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Cinema.
di Maurizio Turrioni


CINEMA
"BIANCO E NERO" DELLA REGISTA CRISTINA COMENCINI, CON LA ANGIOLINI


LE METAMORFOSI DI AMBRA

La ragazzina di Non è la Rai è cresciuta, sino a diventare convincente attrice in questa commedia che fa sorridere sul tema del razzismo. 
«A farmi maturare sono stati i figli».

Ne ha fatta di strada l’ex ragazzina di Non è la Rai. Era il 1992 quando l’allora quindicenne Ambra Angiolini si presentò, guidata via auricolare da Gianni Boncompagni, davanti alle telecamere di Italia 1 per condurre uno dei più chiacchierati programmi giovanilistici della Tv commerciale. Successo, polemiche, popolarità. Poi la parabola discendente.

«Ma io non mi sono mai buttata giù. Come prima non mi ero montata la testa», puntualizza Ambra, oggi trentenne di nuovo in ascesa. «Grazie al mio carattere, al mio sapermi impuntare pur di non barattare la dignità personale, ho fatto tanta gavetta evitando certi scivoloni. Hanno provato a distruggermi etichettandomi come una superficiale Lolita, cosa che non sono mai stata. Ho tenuto duro».

  • Come è riuscita a conservare l’equilibrio?

«Sono sempre stata una ragazza sana e di questo devo ringraziare i miei genitori. Ricordo quando andai, per gioco, ai provini di Non è la Rai. Mio padre non avrebbe voluto, ma pensò che tanto non sarei mai stata scelta: barattò il permesso con la promessa d’impegnarmi per gli esami. Superai bene entrambi... Sono orgogliosa dell’educazione che ho ricevuto, della solidità della mia famiglia. E sono riconoscente anche ai miei fratelli, defilati ma sempre vicini».

  • Mai temuto, dopo il successo, di sparire?

«La televisione può essere bella, ma non c’è solo quella, io ho sempre avuto tante curiosità. Quando quelli della Tv non mi hanno più cercata, non ho fatto la vittima né ho dato la colpa agli altri. Mi sono data da fare: programmi in radio, teatro, musica. Finché è arrivata la grande occasione».

  • L’esordio al cinema in Saturno contro di Ozpetek. Poi, in settembre, l’invito come madrina all’apertura della 64ª Mostra di Venezia. Si aspettava le critiche? E i tanti premi?

«Ai giudizi contrastanti ho fatto ormai il callo. Non mi aspettavo le lodi. Ho vinto il David di Donatello, il Nastro d’argento come attrice non protagonista e una miriade di altri premi! Ho capito che potevo avere fiducia in me stessa. Sono riconoscente a Ozpetek, che è stato il primo a volermi. Devo crescere per essere una protagonista. Ma il set non mi mette più ansia. Ne ho avuto conferma con Cristina Comencini».

  • In questi giorni esce Bianco e nero, nuovo film della regista. Lei ne è coprotagonista con Fabio Volo e una coppia di attori di colore, Eriq Ebouaney e Aissa Maiga. Altro passo in avanti?

«Sì, fondamentale. Anche se tocca agli altri giudicare. Sono strafelice perché è una commedia vera che fa sorridere su un tema serio come il razzismo. Un film poco "politicamente corretto"».

  • Perché?

«È una storia che sbeffeggia in maniera paritaria i cliché che regolano i rapporti tra italiani e africani. Eh sì, perché il razzismo può essere biunivoco. Pochi sanno, ad esempio, che le donne di colore che stanno con uomini bianchi sono mal viste dai connazionali. Nel film sono Elena, che vive e lavora a tempo pieno in un’organizzazione impegnata nell’integrazione razziale. Invece mio marito Carlo, tecnico informatico di origini bresciane, non fa mistero del suo razzismo e dell’insofferenza verso le manifestazioni pro-Africa in cui lo coinvolge la moglie. Solo che Elena finisce per fare dell’antirazzismo un impegno di lavoro, tanto da non avere neppure un amico di colore. Mentre Carlo, ruvido ma sincero, finirà per intrecciare una relazione con Nadine, bellissima donna di colore conosciuta a una serata della moglie. E di fronte al tradimento, le parti si invertiranno».

  • Preoccupata dei critici?

«No. La parte ansiogena del lavoro me la sono lasciata alle spalle. Ho deciso che solo i miei figli, Jolanda e Leonardo, sono degni di ansia. Anzi, vorrei essere una madre meno apprensiva».

Una vocina flautata ci interrompe: è Leonardo, 18 mesi, che reclama le attenzioni della mamma. Avanza ostentando un ditino fasciato: le conseguenze dell’incidente casalingo per cui mamma Ambra e papà Francesco Renga, di professione cantante, si sono dovuti precipitare al pronto soccorso di un ospedale romano, trovandosi a trascorrere il Natale nella capitale con i nonni materni. La famigliola ora è rientrata a Brescia ma in fondo, per Leonardo e la sorellina, sono ancora giorni di festa: chi sarà mai questo sconosciuto giornalista che "ruba" loro la mamma?

  • Ambra, quanto hanno influito i figli sulla sua maturazione?

«Sono stati importantissimi, la svolta della mia vita e della carriera. Da quando ci sono loro, vedo ogni cosa in un’ottica diversa. Sin da piccola ero così attaccata all’idea dei bambini che sognavo di fare la mamma oppure l’ostetrica. Forse, io e Francesco ne avremo altri. E magari ci sposeremo anche in chiesa: ma quando saremo pronti e convinti, non così tanto per farlo. Perfino le mie scelte professionali, oggi, dipendono da loro: non farò mai qualcosa di cui dovermi vergognare».

  • Sul grande schermo?

«Grande o piccolo che sia. Credo che riprenderò presto a lavorare in Tv, su La7, nella nuova edizione dello show di Maurizio Crozza. E poi continuerò a fare provini per il cinema, con gioia e leggerezza. Sto studiando tanto con Stefania De Santis, la persona che segue la mia crescita fin dai primi tempi in televisione. È a lei che devo moltissimo».

Maurizio Turrioni

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