Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Il magistrato mancato
che scelse il Vangelo

 
Attualità.
di Alberto Bobbio


INIZIATIVE - "I CLASSICI DELLA SPIRITUALITÀ CRISTIANA"
QUESTA SETTIMANA IL DECIMO VOLUME: "L’AMORE DI DIO" DI FRANCESCO DI SALES


LA VOCE DELLA FEDE

Ai tempi delle furiose polemiche tra cattolici e calvinisti, il patrono dei giornalisti prese carta e penna e scrisse il suo libro, per offrire a tutti l’esempio della carità.

Doveva diventare avvocato, magistrato al tribunale di Chambéry, occupare un seggio al Senato dei Savoia a Torino, amministrare proprietà terriere e sposarsi con una ragazza "nobile di sangue e virtù", che il padre gli aveva trovato. Invece Francesco di Sales, rampollo dei signori di Boisy, sceglie di diventare sacerdote e predicatore, fino a essere nominato vescovo. E sarà un vescovo povero, con la casa in affitto, la servitù ridotta al minimo, una mensa sempre frugale.

Stupisce quest’uomo, beatificato a 40 anni dalla morte e fatto santo tre anni dopo, dottore della Chiesa e patrono dei giornalisti. È stato capace di usare i linguaggi della cultura della sua epoca, quel secolo a cavallo tra il 1500 e il 1600, con dolcezza di modi e senza polemiche contro protestanti e calvinisti, come erano invece abituati a fare predicatori volitivi e sanguigni, il Vangelo in mano come una spada tagliente, sempre pronti a schierare la fede romana nelle dispute teologiche e politiche.

Lui, invece, scrive un trattato sull’amore di Dio, dice che la vera devozione è la carità di Dio, l’amore di Cristo, l’unico in grado di mobilitare tutte le risorse dell’uomo. E di fronte ai calvinisti spiega che sarà la carità ad abbattere le mura di Ginevra, che dovrà essere riconquistata dall’amore di Dio.

Don Bosco lo aveva scelto come suo maestro e protettore. Ecco perché i Salesiani: «Don Bosco aveva bisogno di sapienza, voleva come esempio uno che sapeva comunicare», spiega monsignor Giuseppe Scotti, presidente della Libreria Editrice Vaticana e segretario aggiunto della Pontificia commissione per le comunicazioni sociali. E poi nota: «Per molti aspetti san Francesco di Sales assomiglia a papa Benedetto XVI».

Gli studi segreti di teologia

A quei tempi nel Ducato dei Savoia la fede cattolica era provata dall’assalto dei seguaci di Calvino. Il ragazzino dei Sales, mandato dal padre a studiare retorica e giurisprudenza a Parigi, vede lungo il viaggio le ferite lasciate dalle guerre di religione. Studia alla Sorbona filosofia e, in segreto, teologia. Poi va a Padova a perfezionarsi in diritto.

Ma sceglie di diventare sacerdote: «Eppure non fa come molti», osserva monsignor Scotti, «e comincia subito a predicare una fede ragionevole, ricca d’argomentazioni, di ragioni. Non ha mai schierato la fede cattolica contro Calvino. Davanti alle osservazioni dei calvinisti lui presentava quelle dei cattolici, senza polemica». Non era facile, anche perché la Chiesa era finita in una grande depressione causata dalla Riforma dei protestanti in Europa: «Lui fa parlare la fede», sottolinea Scotti, «e mi sembra di vedere Mosè. Gli ebrei davanti alle acque del Mar Rosso, inseguiti dal faraone, si disperano, litigano con Mosè, lo accusano di averli portati alla morte. Mosè non discute, non cerca di difendere la sua buona scelta, ma è capace di far vedere la strada di Dio. San Francesco di Sales si comporta nello stesso modo. Gira per le chiese a predicare e vede che non ottiene tanta comprensione. Rischia anche la vita, perché allora i preti li prendevano a botte. Ma non si dispera e trova un altro sistema».

E qui Francesco di Sales stupisce tutti, anche il suo vescovo al quale chiede il permesso. Così mette da parte le prediche e scrive. Dice monsignor Scotti: «Redige una sorta di giornale settimanale a foglietti, nel quale affronta le singole verità di fede, dal punto di vista cattolico, in maniera semplice ed efficace. Poi li attacca alle porte delle chiese, li infila sotto le porte delle case».

Cose difficili, linguaggio facile

«Fa il giornalista, racconta pacatamente, suscita curiosità. E poi parla, e la folla lo sta ad ascoltare per ore. Fa il vostro mestiere, suscita dibattito, scrive di cose difficili con un linguaggio facile e adatto alla comprensione dell’interlocutore. Per questo nel 1923 viene nominato patrono dei giornalisti».

E non si sottrae nemmeno alle dispute con i teologi calvinisti: «Proprio come Benedetto XVI nell’ultima enciclica, che dibatte di speranza con la cultura moderna, accetta la sfida della ragione e insieme dell’amore di Dio. Il suo libro è dedicato all’amore e le sue spiegazioni sono ragionevoli, prodigio di sintesi e novità, perché ereditavano tutte le migliori dottrine del passato, ma una nuova formulazione e un nuovo respiro. Come fa Benedetto XVI».

Ma forse c’è un’altra similitudine con la vita di Joseph Ratzinger. Francesco di Sales viene consacrato vescovo nel 1602. Si deve occupare di un groviglio di affari: rapporti con Roma e con le corti di Parigi e di Torino, missioni diplomatiche. Anche lui accetta dicendo di essere un operaio nella vigna del Signore, anche lui sogna di potersi ritirare in un eremo a studiare e a pregare. Ma il Signore ha disposto diversamente.

Alberto Bobbio
   
    

È LA CARITÀ CHE FA DIVENTARE SANTI

Il Trattato dell’amore di Dio costituisce, insieme alla Introduzione alla vita devota, il fiore all’occhiello delle opere di san Francesco di Sales e della sua stessa vita. In quest’opera Francesco trasfonde l’essenza della vita spirituale, radicandola nella carità. Indica e illumina le vie migliori perché ciascuno possa realizzare un incontro personale con Dio.

La palestra della contemplazione dei misteri ineffabili dell’amore di Dio è la strada maestra perché ciascuno riesca a gustare la pienezza di vita in Dio. Francesco traccia in queste pagine una rinnovata identità del cristiano: una persona unificata, in armonia con le realtà terrene, che fonda le sue scelte prioritarie nella carità come etica di relazione e via maestra alla vera santità. L’opera nasce dall’idea che Francesco aveva avuto in precedenza di scrivere una Vita di santa Carità, in cui avrebbe parlato di Pernette Boutey, un’umile valligiana piena di amor di Dio e di carità con tutti.


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