Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Quel viaggio a Sarajevo,
suo ultimo gesto di pace

 
Attualità.
di Claudio Ragaini


CHIESA
AL VIA IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE DI MONS. BELLO


LA PROFEZIA
DI DON TONINO

A quasi 15 anni dalla morte, il suo sorriso dolce, la sua tenerezza, il suo impegno per gli ultimi e per la pace rimangono vivi. Segni di una beatitudine vissuta davvero.

Ora che è ufficiale la notizia che la Congregazione per le cause dei santi ha dato il suo nulla osta all’apertura del processo di beatificazione di monsignor Tonino Bello, "don Tonino" per tutti, tornano alla mente le immagini di meno di 15 anni fa quando, sul molo di Molfetta, una folla immensa, stretta attorno alla bara in un silenzio irreale, dava il commosso saluto al suo vescovo che tornava al paese natale, Alessano, per l’ultima dimora.

Era il 22 aprile 1993 e don Tonino era lì, nel cuore di tutti, più vivo che mai, e nel cuore di tutti già santo. Un brutto male se l’era portato via a 58 anni, nel pieno della sua attività pastorale, quando la sua popolarità e la fama della sua personalità avevano da tempo superato i confini della sua diocesi e della sua terra lasciando in chi lo conosceva, chi lo avvicinava, chi ne godeva il privilegio delle attenzioni, l’impronta serena e confortante della beatitudine.

Una fama di beatitudine, non formalizzata ma autentica, che in questi 15 anni è andata diffondendosi sulla scia dei suoi luminosi scritti, delle sue testimonianze profetiche, del revival dei suoi messaggi di pace. «Il suo ministero episcopale», ha detto monsignor Luigi Martella, suo successore nella diocesi di Molfetta, dando l’annuncio dell’inizio dell’iter di beatificazione, «ha inciso profondamente con il dono della parola illuminante e affascinante, con la profezia dei gesti, con l’impegno per la pace, con l’attenzione privilegiata verso i poveri e gli emarginati. Il suo stile di vita semplice e coinvolgente, rispettoso e amabile, continua a esercitare un benefico influsso su molti: giovani, adulti, consacrati, sacerdoti e perfino persone che non condividono la stessa fede cristiana».

Ad Alessano, nel cuore del Salento, dove don Tonino Bello era nato nel 1935 e dove è sepolto, la sua tomba è meta ininterrotta di pellegrini – scuole, gruppi di comunità, anonimi visitatori –, che testimoniano con la loro presenza e le segrete corrispondenze scritte l’affetto e la devozione di cui don Tonino continua a essere oggetto.

C’è in questa popolarità il "fascino dell’autenticità" di cui don Tonino fu e continua a essere dispensatore copioso. I suoi gesti, le sue attenzioni ai diseredati della strada, le sue provocazioni vissute per la pace, così come i contatti umani di cui era capace, semplici e coinvolgenti, non erano espressione di un atteggiamento artificioso o calcolato, ma di una vocazione naturale, un dono si direbbe, a vivere con limpidezza i rapporti col prossimo, nel rispetto della dignità di ogni uomo.

Con la stessa semplicità frequentava la bottega del barbiere e le segreterie delle istituzioni, si faceva chiamare "don" e non eccellenza, girava su una vecchia 500 e teneva aperte le porte del vescovado a chiunque avesse bisogno di lui. Le sue lettere ai derelitti della società – il "fratello marocchino", il ladro, il carcerato – hanno fatto testo.

La "Chiesa del grembiule"

Ancor prima di essere nominato vescovo di Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi e Ruvo, nel 1982, negli anni trascorsi tra i giovani del seminario di Ugento e come parroco a Tricase, aveva posto gli ultimi e i poveri al centro delle sue attenzioni, li aveva innalzati agli onori del suo stemma episcopale: "Ascoltino gli ultimi e si rallegrino". Aveva teorizzato una pastorale ecclesiale di servizio definita in quella fortunata sintesi di "Chiesa del grembiule". Ma non sempre fu capito, non sempre fu seguito.

«Se i poveri vengono tagliati fuori dal contatto immediato col vescovo, succede che questi evangelizzerà le strutture, avrà a che fare con le carte e le pratiche, tutt’al più predicherà ai pochi privilegiati, ma non sarà l’annunciatore di liberazione per gli ultimi che sono il punto terminale della buona novella». Questo scriveva nel progetto pastorale della sua diocesi del 1984.

Poi c’era stata l’intensa e sofferta stagione dell’impegno pacifista, alla guida di Pax Christi: gli anni della prima guerra del Golfo, della Bosnia, di Sarajevo, delle campagne dei "Costruttori di pace" contro il commercio di armi. Un impegno che ne aveva prosciugato le forze e minato la salute, contrastato, osteggiato, persino deriso, eppure tenacemente fiducioso nella costruzione di una società che fosse espressione della "convivialità delle differenze", non dell’odio e delle divisioni tra i popoli.

Con questo spirito, ormai gravemente ammalato, nel dicembre del 1992 aveva voluto unirsi alla "Marcia dei 500", l’"Onu dei poveri" l’aveva definita, per portare a Sarajevo assediata un messaggio di speranza e di pace. E nel segno della speranza e della fede aveva consumato gli ultimi giorni di vita su quello che definiva "l’altare della sofferenza", specchiandosi in un ritratto della Vergine che teneva accanto al letto. Il commiato dalla sua comunità, alla vigilia di Pasqua, per la Messa crismale, era terminato con un saluto pieno di tenerezza: «Vi voglio bene». Un anno prima aveva scritto una lettera ai catechisti che cominciava con queste parole: «Non c’è che una sola tristezza, quella di non essere santi abbastanza».

Claudio Ragaini
   
   
UNA VITA DI FEDE IN DECINE DI LIBRI

Monsignor Tonino Bello è morto a soli 58 anni nel 1993, ma il suo ricordo e la sua testimonianza vivono ancora nei numerosi scritti che ha lasciato o che la sua eccezionale figura ha suscitato.

A partire naturalmente dalle biografie, pubblicate da Claudio Ragaini per le Paoline (Don Tonino, fratello vescovo), da Domenico Cives per la San Paolo (Parola di uomo)e da Renato Brucoli per le Edizioni Messaggero di Padova (Don Tonino Bello).

Non si contano, poi, i volumi che approfondiscono alcuni aspetti particolari del suo magistero episcopale: la mariologia, la cultura, la pastorale, il servizio della sofferenza, l’ecclesiologia, il meridionalismo, il suo francescanesimo.

E sono stati editati cd, video e anche un recital che lo raccontano. San Paolo, La Meridiana, Insieme e Cittadella sono gli editori con più opere pubblicate.

Famose alcune sue espressioni diventate titoli di volumi delle Edizioni San Paolo, come il famosissimo La Chiesa del grembiule; Cirenei della gioia; Maria, donna dei nostri giorni; Il Vangelo del coraggio; Alla finestra la speranza. Per non dire dei volumi che raccolgono le sue Preghiere, le riflessioni sul Rosario o Sulla via della Croce.

Le vicende della vita, le iniziative, le pubblicazioni e lo stato della causa di beatificazione di don Tonino, come amava farsi chiamare anche da vescovo, sono consultabili sul sito Internet a lui dedicato, www.dontonino.it, curato dalla Fondazione Don Tonino Bello sorta nel suo paese natale, Alessano (Lecce).

G.T.


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