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La svolta di Ferrero

 
Commento.
di monsignor Piergiorgio Saviola
direttore generale della Fondazione Migrantes


COMMENTO
ANCORA LONTANA L’INTEGRAZIONE DEI FIGLI DEGLI EXTRACOMUNITARI


DIAMO AI GIOVANI MIGRANTI
LA CITTADINANZA


L’immigrazione è ormai un fenomeno stabile e strutturale che aiuta il nostro Paese, non solo in senso economico. Ma è necessario allineare l’Italia alla normativa europea.

Puntare lo sguardo sui "giovani migranti" può dare un senso di ansia e di preoccupazione. Già da tempo, per i figli degli immigrati e per le cosiddette seconde generazioni si parla di integrazione come se fosse un rebus, la cui giusta soluzione sembra ancora lontana.

Lo stesso messaggio del Papa, che a loro è dedicato in occasione della Giornata mondiale delle migrazioni (13 gennaio), ne sottolinea le criticità, acuite da normative che rendono difficile il loro effettivo inserimento e da profittatori e mercanti di carne umana. Prevalgono però le parole di fiducia e di speranza, e su queste punta la Migrantes quando invita a guardare ai giovani migranti come a una "risorsa" e una "provocazione".

Che siano una risorsa ce lo dicono continuamente economisti e demografi. Ce lo dice il contesto sociale sempre più "plurale", sempre meno campanilistico, con frontiere sempre meno marcate, dove i giovani migranti giocano un ruolo decisivo per dare un colore più interetnico e interculturale alla nostra società.

Finalmente i giovani migranti costringono a considerare l’immigrazione come un fenomeno stabile e strutturale. E sono una provocazione per almeno due settori, oltre all’integrazione: l’intercultura e la cittadinanza. Sull’intercultura va rilevato il numero sempre più consistente degli alunni stranieri presenti nelle scuole di ogni ordine e grado: nell’anno scolastico 2006/2007 gli alunni stranieri rappresentavano il 5,6 per cento della popolazione scolastica, vale a dire 501.494 unità, mentre dieci anni fa erano poco più di 70.000.

Difficilmente ormai le classi sono monoetniche, e questo obbliga a un’educazione sempre più interculturale, capace di rendere equilibrato il rapporto con la diversità altrimenti dominato dalla paura e dalla diffidenza. Si tratta di una sfida educativa che è stata colta in diversi documenti del ministero della Pubblica istruzione a partire dal 1989 e che ora va rilanciata.

Per quanto riguarda la questione della cittadinanza, sono i giovani minori, e in particolare quelli nati in Italia, da genitori stranieri a spingere verso una necessaria riforma della legge, che metterebbe l’Italia in linea con l’Unione europea. A fronte di un’immigrazione stanziale e di una crescente sensibilità per i diritti dei minori, quasi tutti gli Stati europei, infatti, hanno introdotto, o rafforzato se già l’avevano, l’elemento dello ius soli, l’acquisto della cittadinanza per nascita sul territorio. L’Italia invece è restata indietro, mantenendo ancora il principio dello ius sanguinis, l’acquisto della cittadinanza per discendenza o filiazione, cosicché il figlio di stranieri nato in Italia non è italiano e solo la residenza legale e ininterrotta fino al raggiungimento della maggiore età gli consentiranno di farne richiesta e di diventare cittadino. È da augurarsi che si giunga a una riforma in tempi brevi, perché le lungaggini rischiano di rafforzare la costituzione di enclave che possono alimentare il senso di disaffezione nei confronti del Paese.

A un certo punto del messaggio, il Papa si rivolge direttamente ai "cari giovani migranti". Tra le raccomandazioni: «Preparatevi a costruire una società più giusta e fraterna accanto ai vostri giovani coetanei». Ricordano le parole del "padre" dei migranti, il beato Giovanni Battista Scalabrini, quando già alla fine dell’Ottocento parlava di emigrazione come di una provvidenza, perché «perfeziona le civiltà e allarga il concetto di patria oltre i confini materiali, facendo patria dell’uomo il mondo».

E ricordano un incontro tra Giovanni Paolo II e una marea di giovani che aveva per titolo Eurhope, invenzione felice per dire "Europa della speranza" (hope). I giovani sono le persone giuste per costruire il futuro. Occorrono però persone intelligenti che non glielo impediscano, e guide sagge che li sappiano aiutare.

monsignor Piergiorgio Saviola

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