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Fuori dal tunnel

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Attualità.
di Roberto Zichittella


LAVORO/2
SALARI, IL MINISTRO CESARE DAMIANO PRONTO A DIALOGARE


COMPAGNI
PARLIAMONE


Dalla sicurezza ai contratti scaduti: l’ex sindacalista della Fiom-Cgil è pronto a convocare le parti sociali per avviare la concertazione, con qualche promessa...

Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ama paragonarsi a Tobia Tartaruga, personaggio dei cartoni animati di Walt Disney. «Amo il lavoro quotidiano», spiega, «faticoso, un passo per volta, verso il traguardo. Le corse di Max Leprotto le lascio ad altri». Piemontese di Cuneo, 59 anni, Damiano guida il ministero del Lavoro dopo una lunga carriera nel sindacato. Ha chiuso il 2007 con i funerali degli operai morti alla ThyssenKrupp di Torino e ha aperto l’anno nuovo partecipando al funerale dell’ultima vittima del rogo.

  • Ministro Damiano, quella fabbrica chiuderà, che faranno i lavoratori?

«Non dobbiamo spegnere i riflettori. Dobbiamo pensare a quelle famiglie e ai lavoratori che rimangono in una fabbrica destinata alla chiusura. Sono le cose che questo mese chiederò ai vertici della ThyssenKrupp. Il loro silenzio dei primi giorni è stato un grave errore al quale bisogna porre rimedio».

  • Questa tragedia ha riportato l’attenzione sulle fabbriche e gli operai, un mondo che sembrava dimenticato...

«Sì, troppo sbrigativamente si è pensato che il postmoderno e il postindustriale significassero la scomparsa delle fabbriche e degli operai. Invece gli operai sono milioni di persone che rappresentano una parte fondamentale dell’economia e del futuro di questo Paese. Dobbiamo sforzarci di dare un riconoscimento sociale, retributivo e di carriera adeguati allo sforzo che questi lavoratori compiono ogni giorno. È un passaggio non solo politico e sociale, ma anche etico e culturale».

  • Le norme per garantire la sicurezza sul lavoro bastano?

«In Italia le leggi sulla sicurezza ci sono. La 626 del 1994 è un’ottima legge così come la 123 dell’agosto scorso voluta e realizzata da me e da Livia Turco in tempo record».

  • Allora mancano i controlli?

«Se noi sommiamo gli ispettori del ministero (e ne ho assunti 1.411), quelli dei Carabinieri del mio nucleo, più quelli di Inps, Inail e Asl arriviamo a poco più di 10.000 persone, mentre in Italia le imprese sono 4 milioni e mezzo. È ovvio che possiamo fare poco se le aziende non capiscono che la sicurezza è una risorsa e un investimento, non un costo sul quale risparmiare. Come Governo vogliamo un confronto con le parti sociali per lanciare una grande campagna, anche culturale, sulla sicurezza in vista di una seconda conferenza nazionale, come quella fatta a Napoli nel 2007».

  • I sindacati minacciano uno sciopero generale se non si interviene sui salari. È preoccupato?

«La dichiarazione di sciopero viene quando le vie del dialogo sono chiuse e non danno risultati. Non siamo a questo punto. Lasciamo da parte i proclami e continuiamo sulla strada della concertazione, che io sento nel mio Dna. Dialoghiamo, tentiamo di risolvere i problemi con il compromesso, una bellissima parola se intendiamo il compromesso alto, di qualità. Perciò il Governo è impegnato a convocare le parti sociali per una nuova concertazione».

  • Ma il Governo che cosa offre? I salari aumenteranno?

«Il Governo ha compiuto un’azione sociale concreta molto visibile e forte con l’ultima Finanziaria e il protocollo sul welfare, che migliora la condizione dei pensionati e dei lavoratori. Investiamo circa 40 miliardi di euro nei prossimi dieci anni a vantaggio dello Stato sociale. Ora dobbiamo intervenire sui redditi medio-bassi da lavoro e da pensione. Come? Con l’ultima Finanziaria, il Parlamento ha stabilito che le risorse in più che derivano dalla lotta all’evasione fiscale dovranno essere indirizzate a questo scopo. È un punto concreto di partenza e a marzo, con la trimestrale di cassa, potremo verificare come vanno le cose».

  • In milioni attendono il rinnovo dei contratti di lavoro. Che cosa farete?

«Per i dipendenti pubblici il Governo farà la sua parte, per i privati sono sempre disponibile, se mi viene chiesto dalle parti sociali, a un intervento per aiutare la conclusione dei contratti. Ma di fronte a questa emergenza (ormai il ritardo medio nel rinnovo dei contratti è di circa 12 mesi) credo sia necessaria una diversa cadenza del rinnovo. Oggi la durata è di quattro anni, penso invece sia meglio rivedere normativa e salario ogni tre anni, dando ai sindacati la possibilità di presentare le loro piattaforme con un più ampio anticipo, oltre i tre mesi attualmente previsti».

  • Pensa sia giusto decurtare la busta paga dei lavoratori assenteisti?

«La lotta all’assenteismo va sempre fatta, ma senza generalizzare e colpendo davvero solo chi ne approfitta. È interesse in primo luogo dei lavoratori isolare i cattivi comportamenti. Poi, se la retribuzione, ma vale anche per il pubblico impiego, è ancorata a logiche di merito, partecipazione e produttività e non a logiche di distribuzione uniforme e indistinta, è evidente che anche questo incentiva comportamenti virtuosi».

  • In Italia ci sono ancora troppi lavoratori precari?

«In Italia il numero dei precari è analogo a quello degli altri Paesi europei. Il problema è che nel nostro Paese troppo spesso la precarietà diventa una trappola dalla quale non si esce. Tra l’altro da noi c’è l’anomalia che il lavoro flessibile costa meno di quello stabile, ma sto cercando di cambiare questa condizione e l’obiettivo a fine legislatura è di far costare il lavoro flessibile un euro in più di quello stabile».

  • Come accoglierebbe la nomina di Emma Marcegaglia alla presidenza della Confindustria?

«La accoglierei bene. La Marcegaglia è una persona competente, giovane, che sa di cosa parla. Sarebbe giusto che dopo tante parole sulla parità ci siano dei fatti che portano le donne ai vertici delle istituzioni e delle grandi organizzazioni».

Roberto Zichittella

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