«Anche la laicità è in costruzione nel Paese della
transizione infinita», scrive Giovanni Bianchi, ex presidente delle
Acli, già deputato e collaboratore delle riviste Animazione sociale e
La Rocca, nel suo prezioso volumetto intitolato Martini
"politico" e la laicità dei cristiani (edito da San Paolo).
La politica, si sa, divide i cattolici italiani, li fa discutere e
accapigliare, molto spesso li separa, persino con un condimento di rancore.
Uno dei principali muri è quello che da una parte confina con la posizione
cosiddetta "identitaria", poco o punto disponibile a dialogare con
i laici. Dall’altra parte del muro quella "solidale", propensa a
collaborare con la laicità. L’esistenza di queste due posizioni emerge
quasi quotidianamente nel nostro dibattito politico: dai Dico all’eutanasia,
dall’aborto ai diritti civili fino alle libertà individuali. Si possono
conciliare queste due impostazioni? Esiste un punto di incontro? Nel suo
saggio l’autore individua proprio nella figura del cardinale Carlo
Maria Martini, che da arcivescovo di Milano diede vita alla «cattedra
dei non credenti», e soprattutto del suo alto magistero, il punto di
contatto tra le due posizioni.
«Tra i tanti esattori laici di una
tradizione, intenta a lucrare rendite di posizione», spiega Bianchi, «il
cardinale Martini ha elaborato un pensiero politico (non partitico) in una
dimensione contemplativa, ossia gratuita, che è l’atmosfera nella quale
il pensiero viene a noi e lo Spirito ci incalza».
Ma come fa il Martini spirituale che tutti conosciamo a diventare
politico?
La ragione è che «il Martini spirituale è politico perché etico, ed
è etico in quanto cristiano, a partire da un’esperienza di fede che mette
il sale e il sapore nella testimonianza. Martini politico si occupa cioè di
antropologia laddove i politici in servizio parlano di regole e
organigrammi, quando non si concedono al gossip che non riesce a nascondere
un’irrefrenabile passione per il business». Gli insegnamenti di chi è
stato arcivescovo di Milano per oltre vent’anni offrono ai cristiani l’occasione
di districarsi meglio rispetto alla quotidianità della vita e le sue
esigenze imposte dal mondo della globalizzazione. «Se a volte sembra che
voli alto è solo per vedere nelle pieghe del reale».
La via da seguire, secondo il cardinale che divide la sua vita tra la
casa dei Gesuiti di Galloro e l’Istituto biblico di Gerusalemme, è la
difesa di «un’identità cristiana nella solidarietà al mondo», capace
di interagire con i laici in modo propositivo: è la polis greca, la
città degli uomini, lo sbocco privilegiato della fede nel Dio fatto uomo.
Il libro aiuta a comprenderlo con molta chiarezza, nella sua complessa
semplicità, frutto della lezione del cardinale e dell’esperienza dell’autore.