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Cultura.
a cura di Paolo Perazzolo - culturafc@stpauls.it


STORIOGRAFIA
IL DIBATTITO SUL LIBRO-INCHIESTA DI AUGIAS E PESCE


QUESTO GESÙ FA DISCUTERE

Sollecitata da molti lettori, disorientati da Inchiesta su Gesù di Corrado Augias e Mauro Pesce, Famiglia Cristiana aveva chiesto a Gianfranco Ravasi di fornire alcune indicazioni sull’attendibilità dei criteri storiografici ed esegetici del libro. Nel servizio "Non solo un uomo" pubblicato su
FC 3/2007, il biblista sollevava alcune obiezioni di fondo sul metodo di quel lavoro: per comprendere la figura di Gesù – ricordava – bisogna tenere conto che i dati storicamente verificabili, soprattutto nei Vangeli, sono impastati con la dimensione religiosa. Il professor Pesce ha risposto a Ravasi, al quale abbiamo chiesto a sua volta una replica (entrambe sono riportate qui sotto). Una cosa è certa: la figura di Gesù continua ad appassionare laici e credenti. È facile prevedere che ad aprile, quando uscirà Gesù di Nazareth. Dal battesimo nel Giordano alla Trasfigurazione, scritto nientemeno che da papa Benedetto XVI, il dibattito si riaccenderà. Tanto più che lo stesso Ratzinger ha detto che «questo libro non è assolutamente un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del "volto del Signore". Perciò ognuno è libero di contraddirmi».

Pesce: la mia ricerca nasce da una razionalità aperta al trascendente

Il grande biblista cattolico Albert Descamps di Lovanio era un teologo tutt’altro che rivoluzionario, però ha combattuto affinché gli esegeti conducessero una ricerca su Gesù a prescindere dal presupposto di fede. Questo ho imparato da maestri come lui, come Jacques Dupont. Non c’è opposizione tra la ricerca storica e la fede, come non ce n’è, dal punto di vista del dogma cristiano, tra la piena umanità di Gesù e la sua divinità.

Il criterio di storicità che seguo nelle risposte a Corrado Augias nel libro Inchiesta su Gesù è tutt’altro che sbrigativo e grossolano, come erroneamente insinua Ravasi. Nasce da una razionalità aperta al riconoscimento del soprannaturale e per questo affermo la veridicità dei racconti di miracoli e la veridicità dei racconti di risurrezione. Rivendico di avere mostrato come nelle esperienze del Battesimo/Tentazioni e della Trasfigurazione si abbia uno dei nuclei più radicali della persona di Gesù. Ho cercato di additare una strada per riconoscere la sua straordinaria statura: si tratta di capire come e perché la sua dimensione totalmente religiosa, mistica, verticale sia coerente con la sua altrettanto grande concentrazione sulla giustizia, sui bisogni degli uomini e sul sociale.

È falso che io abbia "amputato" la dimensione trascendente. Non è vero che "riduco al minimo" i fatti verificabili. La contrapposizione "Gesù sì - Chiesa no" mi è estranea. Ma lo storico non può non mostrare le differenze tra Gesù e i suoi discepoli successivi. È anzi la trascendenza di Gesù che garantisce la loro fede. E l’esegesi, nell’additare meglio che può ogni aspetto della sua dimensione storica, rende un servizio al bisogno di imitazione dei discepoli odierni.

Il metodo storico ha permesso in passato il decollo dell’ecumenismo tra esegeti cattolici e protestanti accomunati da un approccio che non compromette il dogma. Oggi però è urgente una presentazione storica dei fondatori delle grandi religioni che sia rivolta a tutti. Anche i non appartenenti alle Chiese, come nel nostro caso Corrado Augias, devono poter interrogare dal proprio punto di vista la ricerca storica su queste grandi figure che appartengono non solo alle rispettive religioni, ma anche all’umanità intera. Un dialogo ragionevole ci attende come contributo alla convivenza. Evitiamo condanne sbrigative, fonti di tanti tragici errori nei secoli passati.

Mauro Pesce
(Ordinario di Storia del cristianesimo all Università di Bologna, autore, insieme a Corrado Augias, di Inchiesta su Gesù).

   
Ravasi
: ma la dimensione religiosa risulta sostanzialmente amputata

Gianfranco Ravasi - foto Vision.Le dichiarazioni del professor Pesce sono significative e interessanti, e, rispetto al merito del contendere (le poche righe da me riservate al libro Inchiesta su Gesù), anche un po’ sorprendenti. La distinzione tra storiografia e teologia è essenziale per tutti: io stesso – e il professor Pesce sicuramente lo ricorderà – ho a suo tempo nettamente polemizzato sui giornali col professor Carsten Thiede per le derive apologetiche e fin fondamentaliste presenti in alcuni suoi scritti, così come ho fatto col professor Ambrogio Donini per le sue impostazioni paleomarxiste positivistiche. Ora Pesce, venendo incontro alla sintetica proposta metodologica avanzata nel mio articolo su Famiglia Cristiana, afferma di sostenere:

«una razionalità aperta al riconoscimento del soprannaturale»;

«la veridicità dei racconti dei miracoli»;

«la veridicità dei racconti di risurrezione»;

la storicità delle «esperienze del Battesimo/Tentazioni e della Trasfigurazione»;

la coerenza tra «la dimensione totalmente religiosa, mistica, verticale» (e quindi trascendente) della persona di Gesù con «la concentrazione sulla giustizia, sui bisogni degli uomini e sul sociale»;

l’«estraneità della contrapposizione Gesù sì - Chiesa no» al suo pensiero.

A questo punto i lettori si domanderanno: ma che cos’hanno mai da litigare i recensori critici dell’Inchiesta con Pesce? In realtà le cose non stanno propriamente così nel testo, ben comprendendo il genere del libro destinato al dialogo anche con «i non appartenenti alle Chiese» e basato su un impianto a intervista in cui le domande sono anch’esse fondamentali. È ovvio che qui non possiamo dimostrare, punto per punto, di non essere caduti in un abbaglio. Ci basti, allora, solo un esempio su un dato capitale, quello della Risurrezione: Pesce afferma giustamente che «le sue "prove" consistono nelle apparizioni avvenute dopo la morte in croce». Ebbene qual è il loro portato storico, sempre secondo il professore? Si tratta di «visioni isteriche…, un portato del desiderio, una potente proiezione dell’inconscio… Oggi alcuni studiosi cattolici le interpretano come stati alterati di coscienza» (pp. 177, 182, 184). In pratica, allucinazioni, prive di rilevanza "oggettiva".

Gesù rimane solo un ebreo storico significativo il cui «messaggio è però sostanzialmente diverso da quello del cristianesimo successivo» col quale c’è «una differenza fondamentale, direi una discontinuità: se vogliamo, un tradimento di Cristo rispetto a Gesù» (pp. 55 e 58). Si ha l’impressione che «la dimensione totalmente religiosa, mistica, verticale», trascendente sia nel libro sostanzialmente "amputata" secondo un filtro di per sé legittimo, anche se a nostro avviso troppo minimalista.

Nel nostro articolo su questa testata volevamo suggerire – secondo i più recenti orientamenti – un altro filtro più raffinato e articolato che, pur tenendo netta la distinzione tra scienza storica e riflessione teologica, affrontasse storicamente anche l’ambito "mistico" della realtà esistenziale umana in modo meno semplificatorio.

Si deve, comunque, riconoscere al professor Mauro Pesce, autore di scritti di rilievo e di qualità sulle origini cristiane, che il sasso lanciato nello stagno "laico" ha provocato onde vivaci di interesse anche fuori di quelle sponde, onde capaci di riportare al centro dell’attenzione la figura di Gesù Cristo.

Gianfranco Ravasi

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