Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Il patto col diavolo

«Ma con satana
non si scherza»

«Chi prega e vive con Dio
non ha nulla da temere»

 
Attualità.
di Eugenio Arcidiacono


INCHIESTA
MICHELE TOLLIS, PADRE DI UNA VITTIMA DELLE BESTIE DI SATANA


«AVREI DOVUTO ENTRARE
IN QUEL PUB MALEDETTO»


«Mio figlio era un ragazzo normale, un po’ ribelle, che andava bene a scuola, con la passione della musica».

Quando chiamiamo Michele Tollis per fissare l’intervista, ha un attimo di esitazione: «Va bene, ma non so se posso farvi venire a casa. Mia moglie..., anche se sono passati nove anni, il dolore è ancora troppo forte». Ci incontriamo a Cologno Monzese nello studio del suo avvocato, Emilio Beretta. Michele Tollis è il papà di Fabio, il ragazzo che con la sua amica Chiara Marino è stato trucidato il 17 gennaio 1998 dalla setta delle "Bestie di Satana", di cui entrambi facevano parte. Aveva solo 16 anni e una grande passione per la musica. Come tanti altri ragazzi della sua età era attratto dall’heavy metal, la derivazione più aggressiva del rock. Con alcuni amici aveva fondato una band.

«Suonavano nelle birrerie della zona. Io li accompagnavo quando facevano un concerto e poi li riportavo a casa», ricorda Tollis. Tutto normale, finché Fabio non inizia a frequentare un pub di Milano, il Midnight, punto di ritrovo dei "metallari", dove conosce ragazzi più grandi di lui. Tra loro c’è Paolo Leoni, figlio di Corrado Leoni, un noto satanista che era finito in carcere per aver ucciso una donna.

Fabio fonda un altro gruppo e inizia a cantare testi dai contenuti satanici. «Spesso provavano nel box di casa mia. A me sembrava solo una musica rumorosa, niente di più. Ho la quinta elementare, come facevo a capire i testi che ascoltava o che cantava? Si vestiva di nero, portava dei ciondoli con simboli strani, ma io non mi preoccupavo. A 16 anni, mi dicevo, è normale atteggiarsi un po’ a "ribelle". E poi Fabio a casa si comportava bene e a scuola non dava mai problemi. Neanche Giuseppe e Annamaria, il fratello e la sorella più grandi, si erano mai accorti di nulla». E invece per Fabio inizia l’inferno.

Entra a far parte di una setta chiamata le "Bestie di Satana". Il leader assoluto è Paolo Leoni, che in breve riduce i più giovani e fragili a suoi schiavi, ricorrendo a violenze fisiche e psicologiche. Dice di essere il figlio di Satana e ripete in continuazione: «Chi sbaglia paga e chi tradisce muore». Un giorno porta Fabio in un parco. Di fronte agli altri, lo morde a una spalla e gli spegne due sigarette sul corpo.

Sei anni senza verità

Si arriva così alla sera del 17 gennaio del 1998. Fabio è a casa, sta dormendo, quando arriva Marco Zampollo, uno della setta. I due discutono per un’ora, finché Fabio si lascia convincere a seguirlo. Viene portato in un bosco vicino a Somma Lombardo e qui viene barbaramente ucciso e sepolto insieme all’amica Chiara Marino. Passeranno sei anni prima che la verità venga a galla, dopo un altro omicidio compiuto dalla setta.

Ed è stato proprio Michele Tollis, che non si era mai rassegnato all’idea che la ragione della scomparsa di suo figlio fosse una fuga d’amore, a dare un contributo decisivo all’accertamento della verità con gli indizi da lui raccolti. «Per sei anni ho partecipato a concerti, ho conosciuto persone che frequentavano sètte e ho visitato vari locali, compreso il Midnight. La gestione adesso è cambiata, ma quando ci sono stato io in una saletta ho visto un altare in cui era raffigurato Satana nell’atto di calpestare un uomo. I gestori di allora sono scomparsi nel nulla». Stando alle confessioni degli assassini, Chiara fu uccisa «perché incarnava la Madonna» e Fabio per aver cercato di difenderla. «Il movente non è ancora stato chiarito, ma io ho una mia ipotesi. I leader del gruppo, Nicola Sapone e Paolo Leoni, sfruttavano Chiara che aveva un po’ di soldi da parte. Nell’ultimo periodo lei aveva conosciuto un ragazzo che non c’entrava nulla con la setta e aveva deciso di uscirne. Per loro questo era inaccettabile così ne decretarono la morte. Fabio si oppose e per questo fu ucciso anche lui».

Gli assassini di Fabio e Chiara sono ora in prigione. Per tutti questi anni, Michele Tollis si è chiesto se avrebbe potuto fare qualcosa per salvare suo figlio. «Sicuramente sono stato troppo ingenuo. Avrei dovuto fare più attenzione all’ambiente che mio figlio frequentava. Non limitarmi, per esempio, a passare a prendere Fabio al Midnight, ma fermarmi per guardare dentro come purtroppo ho fatto solo dopo. Cosa mi ha dato la forza di andare avanti? Prima di tutto la fede, in particolare nel santo della mia terra, la Puglia: padre Pio. E poi il fatto che, nonostante le difficoltà, siamo sempre rimasti una famiglia unita».

Tollis tira fuori dalla tasca un foglio. «È una lettera che mia figlia Annamaria ha portato sulla tomba di Fabio». C’è scritto: «Caro Fabietto, sono passati nove lunghi anni dalla tua morte e tre anni da quando ti abbiamo trovato. So che dal cielo tu vegli su di noi, tant’è vero che quest’anno hai mandato una nuova vita tra di noi. Come tu sai un bimbo o una bimba sta per arrivare da Beppe e Marisa. La dolcezza e la pazienza che ha mio marito, i capelli e la loquacità che ha Ale, i lineamenti del viso in qualche ragazzino che vedo in giro: sono tutte cose che rianimano la speranza di rivederti e di riabbracciarti. Questa speranza mi dà la forza di andare avanti. Con tanto affetto, tua sorella Ary».

Eugenio Arcidiacono
   
    

GLI 007 CHE INDAGANO SULLE SETTE

Fino a tre mesi fa a indagare sulle sètte erano gli uomini della Digos coordinati dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione. Ora c’è una squadra ad hoc inserita nel Servizio centrale operativo (Sco) che coordina il lavoro di gruppi anti-sètte creati all’interno delle Squadre mobili delle principali città italiane. A dirigerla è il dottor Luigi Carnevale, già capo delle Squadre mobili di Cosenza e di Brindisi e attuale direttore della Divisione analisi dello Sco. Oltre agli investigatori, ne fanno parte psicologi e criminologi dell’Unità anticrimine violento della scientifica, perché il vero problema di queste indagini, spesso delicate, è individuare e configurare la violenza psicologica che a volte viene esercitata all’interno delle sètte. «Dietro il termine "sètte" si nascondono realtà molto diverse e il confine è spesso sottile», dice Luigi Carnevale. «C’è la sètta satanica, c’è il santone, c’è l’organizzazione che promuove il "potenziamento del sé". Nessuno può essere perseguito perché crede negli ufo o a certe pratiche; l’importante è che lo faccia senza recare danno a terzi, senza che ci siano finalità illecite verso l’aspetto psichico o fisico o patrimoniale delle persone».

Le indagini sono difficili perché bisogna individuare i reati. Non esiste, infatti, il reato di "appartenenza a una sètta" e anche quello di plagio è stato attenuato. La polizia deve procedere per reati specifici e verificare, di volta in volta, se nelle condotte di questi "leader" e di questi gruppi si possano configurare ipotesi di reati comuni come truffe o violenza. Nel caso di violenza psicologica, poi, individuare il reato è ancora più complesso. Spiega Carnevale: «Ci sono casi in cui una persona, magari maggiorenne, viene convinta ad allontanarsi dalla sua famiglia, che è indicata come la causa di tutti i problemi, viene persuasa che solo nel gruppo è al sicuro, che il suo "leader", la cui figura è esaltata, è l’unico punto di riferimento valido e certo. Per fare questo si servono di tecniche studiate e verificate, scelgono i soggetti più deboli, entrano in gioco meccanismi psicologici. In questi casi dimostrare la violenza non è facile: dove è il confine tra la volontà liberamente espressa e la coercizione psicologica? Per questo ci avvaliamo di esperti e poi andiamo a controllare quali sono le finalità. Le più comuni? Il lucro e la violenza sessuale.

B.CAR.

    

GENITORI, ATTENTI A QUESTI SINTOMI

Come può un genitore accorgersi se un figlio è stato attirato in qualche setta o gruppo satanico? Non è semplice, perché il satanismo è un fenomeno molto trasversale e penetrante, che coinvolge soggetti di qualunque ceto sociale, ragazzi che provengono da famiglie atee come da famiglie religiose, che vivono sia in città che in piccoli centri.

Eppure, spiega il professor Cantelmi, «i ragazzi mandano una marea di segnali alle famiglie. Basta solo saperli cogliere. Ad esempio, ci si può rendere conto da come si vestono, dai locali che frequentano, dal fatto che tendono ad abbandonare le vecchie amicizie». I ragazzi più esposti al rischio sono quelli che hanno problemi a socializzare, che non si accettano, che vivono situazioni problematiche in famiglia.

Spesso, osserva Cantelmi, prima ancora che i genitori sono gli educatori, molto spesso i catechisti, che si accorgono per primi del cambiamento nel comportamento, nel carattere, nel modo di vivere la religiosità da parte di un ragazzo e che riescono a intervenire prima che la situazione degeneri.

Il libro nero del satanismo delinea una serie di "sintomi" cui i genitori dovrebbero prestare attenzione: l’improvvisa depressione o i cambiamenti repentini dell’umore, l’aggressività, l’inquietudine, la tendenza alla ribellione ostile, l’incapacità di concentrarsi e il disinteresse per la scuola con conseguente calo nel rendimento nello studio, la tendenza alla solitudine e l’abbandono degli amici abituali, il rifiuto eccessivo dei valori religiosi della propria famiglia, l’attrazione per l’occulto, la magia, i rituali, il simbolismo, i contenuti violenti e sanguinari. Ma niente allarmismi: se si avvertono questi segnali non significa che un figlio sia sicuramente diventato satanista.

G.CER.


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