Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Il patto col diavolo

«Avrei dovuto entrare
in quel pub maledetto»

«Chi prega e vive con Dio
non ha nulla da temere»

 
Attualità.
di Alberto Chiara


INCHIESTA
INTERVISTA ALL’ARCIVESCOVO DI TORINO, SEVERINO POLETTO


«MA CON SATANA NON SI SCHERZA»

Quattro nuovi esorcisti vegliano sulla città. «Però, sfatiamo il luogo comune di capitale delle messe nere».

Operano da oltre sei mesi, nominati senza clamore lo scorso anno con l’ordine di attenersi alle regole dettate dalla Chiesa, accompagnato, semmai, da due raccomandazioni in più: massima prudenza e totale discrezione, «per cui», precisa sorridendo l’arcivescovo, «non le dirò i nomi; chi deve sapere sa a chi rivolgersi».

Dal primo giugno 2006 Torino ha quattro nuovi esorcisti. Si tratta di un sacerdote diocesano e di tre religiosi. Due sono attivi in città e due in provincia. Hanno tutti almeno 50 anni d’età e una notevole esperienza pastorale alle spalle. A rivelare queste notizie è il cardinale Severino Poletto, che accetta di buon grado di ragionare con Famiglia Cristiana di satanismo all’ombra della Mole Antonelliana, «così – forse – riuscirò finalmente a sfatare la leggenda metropolitana che vuole Torino uno dei vertici del triangolo magico-esoterico, insieme con Lione e Praga, o, peggio, la capitale italiana delle messe nere».

«Non posso escludere che, anche qui, piccoli gruppi si dedichino, in segreto, allo spiritismo o s’interessino al principe delle tenebre, ma devo dire con franchezza che da quando sono arcivescovo di Torino, e cioè dal 5 settembre 1999, non sono mai dovuto intervenire su specifici fatti di questo genere né mai mi è stato segnalato il furto di ostie consacrate», dice il cardinale Poletto.

Che prosegue, quasi scandendo le parole: «Il demonio esiste. Non ho nessun dubbio sull’esistenza di Satana e sulla sua azione nel cuore delle persone per indurle al male. La prudenza che la Chiesa predica ed esercita, al riguardo, non va dunque intesa come tacita negazione del demonio, che la verità rivelata ci dice esserci. Casi che sono problematici, difficili da decifrare, non vanno però subito giudicati come esempi di possessione o di vessazione diabolica. Bisogna procedere con i piedi di piombo. Varie discipline scientifiche, la medicina in primo luogo, spiegano molto circa questi fenomeni. La Chiesa da sempre autorizza preghiere di esorcismo perché ritiene che possano verificarsi possessioni diaboliche e che soltanto la potenza di Dio, invocato con fede, possa ottenere la liberazione di una persona posseduta dal demonio. Tuttavia, nei più recenti libri liturgici concernenti l’esorcismo si raccomanda vivamente di valutare con attenzione i casi, fermandosi piuttosto alle preghiere di consolazione con le quali si implora la grazia e la forza di Dio».

«Quand’ero vescovo di Asti, ho nominato un esorcista; era sufficiente», prosegue il cardinale. «A Torino, ho deciso – dopo anni – di sostituire quelli che erano attivi dai tempi del cardinale Anastasio Ballestrero. Fare l’esorcista logora. Io e i miei confratelli vescovi della Conferenza episcopale piemontese abbiamo organizzato un apposito corso di formazione, a livello regionale, frequentato da una dozzina di sacerdoti. Alla fine, per quanto riguarda l’arcidiocesi di Torino, ho nominato quattro esorcisti. Ho chiesto loro di continuare a svolgere la normale attività pastorale di sempre e di non esercitare questo particolare ministero tutti i giorni, ma solo duetre volte alla settimana e comunque per mezza giornata. Li ho inoltre invitati a non fare mai preghiere di esorcismo da soli con la persona che si ritiene posseduta da Satana, perché sarebbe imprudente, ma neanche di procedere alla presenza di grandi assemblee di fedeli. Ho infine indicato quattro luoghi (due in città e due fuori) dove agire».

La pubblicazione del decreto con cui il 5 febbraio 1986 il cardinale Anastasio Ballestrero, allora arcivescovo di Torino, nominava sei esorcisti scatenò una scomposta attenzione dei mass media. «Il riserbo con cui difendo l’identità e l’attività dei nuovi esorcisti tende proprio a evitare un inutile polverone», chiosa il cardinale Poletto. «Vorrei altresì evitare di trasformare gli esorcisti in personaggi pubblici, quasi in "icone". Qui a Torino veniva gente da tutta Italia perché a Torino sapeva operare quell’esorcista o quell’altro e diceva: "Lui sì che caccia il demonio"».

A chi pensa di avere seri guai con Satana, il cardinale Poletto consiglia di rivolgersi innanzitutto a un sacerdote di fiducia. «Il primo discernimento lo si può benissimo fare con il proprio parroco, tenendo presente, come disse un teologo, che nella maggioranza dei casi si ha più bisogno del confessore che di altro. Sarà il sacerdote a dire se è opportuno rivolgersi a uno psicologo, a uno psichiatra o all’esorcista. Da prete, prima, e da vescovo, poi, io stesso ho avuto modo di incontrare, ascoltandole e pregando con loro, persone che ritenevano di essere indemoniate. Non scendo ovviamente nei particolari. Posso dire che non ho mai fatto esorcismi veri e propri. In generale osservo che l’eclisse della fede in Dio lascia spazio alla superstizione o a cose peggiori».

L’intervista è finita. È tempo dei saluti. «Vuole sapere qual è il cuore più autentico della Torino che conosco e che amo?». Prego, eminenza... «Non è quella dei maghi e delle fattucchiere che lucrano malamente sulle spalle degli ingenui. La Torino di cui parlo è la Torino che da oltre cent’anni adora il Santissimo Sacramento nella chiesa di Santa Maria di Piazza, è la Torino che non dimentica i due miracoli eucaristici avvenuti nel 1453 e nel 1640, è la Torino che crede in Dio, rimboccandosi le maniche a favore di coloro che soffrono, sono poveri o emarginati. La caccia all’esorcista torinese è stata praticata dai giornali di mezzo mondo. Che dice: per raccontare quest’altra Torino si muoverà mai un inviato?».

Alberto Chiara

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