Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


I due grandi "miracoli"
della piccola Teresa

 
Attualità.
di Delia Parrinello e Renata Maderna


GIORNATA PER LA VITA
LA BIMBA NATA DALLA MADRE IN COMA A CATANIA: ORA STANNO BENE TUTTE E DUE


QUANDO VINCE LA VITA

Una storia di speranza e di gioia, un esempio di buona sanità nel Sud. E una vicenda «che sprona tutti noi a lavorare per la vita», dice l'arcivescovo Gristina.

Capita che per decisioni molto meno importanti si organizzino incontri, che si programmi, si facciano scenari, previsioni. Ci si prenda una pausa di riflessione. Capita, invece, che per qualcosa di grande come una vita tutto si svolga in un momento, un secondo, un attimo, in cui o si sta di qui o di là. O si risponde sì o si dice no. A un bambino che è già molto più di un’idea, che diventerà, da embrione, neonato e poi ragazzino, adolescente, giovane, adulto, vecchio... Non si deve far nulla: basta lasciarlo andare avanti. Dopo aver allungato la mano che idealmente prende la sua e averne guardato lo sguardo che ti raggiunge anche se non ne vedi ancora gli occhi. Talvolta, non di rado, è come reggere un filo sottilissimo. Se lo lasci un attimo, cade giù. Come nelle storie che lasciano il fiato in sospeso (altro che thriller) che raccontiamo in queste pagine, al confine, quasi impalpabile, tra morte e vita, che non è un termine astratto, ma concreto. Come i volti di questi bambini e di quelli dei 75.000 piccoli salvati grazie all’aiuto dei tanti volontari che si impegnano nei Centri di aiuto alla vita. Gente che qualcuno vorrebbe additare come ingerenza pericolosa alla libertà delle persone (e per questo dovrebbe essere tenuta lontana da ospedali e consultori) e che ogni giorno aiuta le mamme nella libertà più grande che ci sia, quella di rispondere sì a un bambino che viene. Gente che, come ha raccontato il recente convegno di Bari, si merita la definizione di "custodi della vita", che ritroviamo nel Messaggio per la 29ª Giornata per la vita del Consiglio episcopale permanente, quando specifica: «La vita va amata con coraggio. Non solo rispettata, promossa, celebrata, curata, allevata. Essa va anche desiderata. Il suo vero bene va desiderato, perché la vita ci è stata affidata e non ne siamo i padroni assoluti, bensì i fedeli, appassionati custodi». «Se pochi volontari con pochi mezzi hanno potuto ottenere un risultato così importante», si è tornato a chiedere il presidente del Movimento per la vita Carlo Casini, «quanto più efficace sarebbe l’azione di reale prevenzione dello Stato e delle istituzioni pubbliche?». La domanda chiama in causa l’attuazione degli articoli sulla prevenzione della legge 184, sempre disattesa, la riforma dei consultori familiari pubblici, invocata e mai realizzata e, in senso più ampio, ma forse di maggior peso, i danni di una cultura che proclama di essere vicina alle donne, ma troppo di frequente le lascia sole nel momento di maggior fragilità. Un momento che, come dovrebbe essere chiaro a tutti, è, per la mamma al cospetto di suo figlio, ora e subito. Perché non può dirle di fermarsi per un po’ in attesa che la discussione, il programma, il dibattito siano finiti...

Renata Maderna

   
La vita dentro la morte è un cuore che batte nel corpo di una madre in coma, è la vita di Sofia Benedetta dentro sua madre Mariangela.

Malgrado tutto, Sofia Benedetta nasce e Mariangela vive, esce dal coma, e oggi sta bene. E questo è un primato nazionale. «Anzi, un caso unico al mondo», dicono i medici.

Oggi è il giorno del Battesimo di un caso unico che sembra un miracolo. La cupola della cattedrale è tagliata a metà fra il sole e l’ombra, sorrisi e biberon girano nella piazza, ci sono gli invitati: i giovanissimi papà Francesco Belgiorno e mamma Mariangela Basile hanno occhi e capelli lucidi e la felicità che schizza sopra le cupole del Duomo e vola sull’Elefantino di Catania.

È il giorno del Battesimo per una storia di montagne russe che salgono e scendono fra l’angoscia e la speranza. A conferma che tutto può accadere se le porte verso la vita restano aperte e non vengono mai chiuse d’ufficio o per inerzia assistenziale.

Il mal di testa arriva improvviso un pomeriggio di luglio 2006. Mariangela è al sesto mese di gravidanza, è in casa della madre, a Modica, dove abita con Francesco. Una sequenza tragica. La paralisi al braccio, Mariangela non parla più, la corsa da Modica a Catania, alla rianimazione dell’Ospedale Garibaldi.

Racconta Sergio Pintaudi, primario di anestesia e rianimazione e direttore del dipartimento di emergenza del Garibaldi: «Abbiamo cercato di mantenere le funzioni vitali e di salvaguardia dell’encefalo della madre, cercando di non ostacolare il regolare accrescimento del nascituro fornendo il giusto apporto calorico alla madre e al feto, nel rispetto innanzitutto per la vita della donna. Al nostro centro è capitato di avere un’esperienza simile nel 2003, quando arrivò nelle stesse condizioni un’altra gestante, Antonella Caruso, che ha dato alla luce una bimba, Ylenia, ma non è riuscita a superare lo stato di coma».

Monsignor Salvatore Gristina durante il Battesimo.
Monsignor Salvatore Gristina durante il Battesimo.
«Questo momento di festa è un incoraggiamento per tutti a lavorare per la vita»,
ha detto il vescovo di Catania
(foto Palazzotto)
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Il medico padrino di Battesimo

Mariangela va in sala operatoria dopo poche ore e Sofia Benedetta ci va dentro di lei. Un intervento neurochirurgico per lo svuotamento dell’ematoma cerebrale, mentre il battito cardiaco del feto viene seguito dai ginecologi. In agosto nasce la bambina, resta in incubatrice mentre la madre migliora, esce dal coma e mostra segni di ripresa. Ma c’è da rimuovere una malformazione arteriovenosa al cervello, evidenziata dopo il parto. La storia non è finita ed è qui che arriva l’ostacolo più grande.

Intanto papà Francesco cura la piccola, assiste la moglie in coma, e finisce per perdere il lavoro. La mamma di Mariangela chiama la nipote e la figlia ventenne «le mie due piccole grandi donne», e ricorda la notte più difficile: «È stata quella che ha preceduto l’intervento definitivo, l’ultimo. Mariangela era consapevole, era lucidissima e sapeva a cosa andava incontro: ha firmato ed è entrata in sala operatoria. Sapevamo che in Italia non c’è mai stato un solo caso di donna sopravvissuta dopo aver dato alla luce un bambino in stato di coma». «Ho un buco nero e disperato su quei momenti», ricorda Teresa Ruta, «poi i medici mi hanno chiamata e ho sentito che dicevano a mia figlia: Mariangela, saluta la mamma. Lei si era svegliata e parlava».

«Oggi Mariangela ha recuperato al 100 per cento le sue funzioni cerebrali e al 98 per cento quelle fisiche»: Sergio Pintaudi, il medico che ha seguito tutte le fasi cliniche, traccia il quadro a tutt’oggi, che è il giorno del Battesimo. Ha il ruolo di padrino nella cerimonia officiata dall’arcivescovo di Catania, monsignor Salvatore Gristina.

È il giorno del Battesimo e in cattedrale ci sono telecamere e fotografi, tutti parlano di miracolo e questo sembra proprio un miracolo, anzi due. «Diciamo che la vicenda di Mariangela Basile e della sua bambina, che oggi si sorridono in questa chiesa, è certamente un caso di buona sanità nel Meridione», commenta il primario Pintaudi.

Monsignor Salvatore Gristina battezza Sofia Benedetta che, dice, «è un simbolo di speranza. Abbiamo tanto trepidato e gioito con la famiglia, la festa di oggi è un incoraggiamento per tutti noi a lavorare per la vita». C’è anche la benedizione del Papa sollecitata dal cappellano dell’Ospedale Garibaldi, padre Carlo Lazzaro: «In Vaticano hanno seguito questa vicenda, due suore polacche si sono mobilitate ed ecco la pergamena del Santo Padre».

Il sindaco di Modica Pietro Torchi ha la fascia tricolore, parla di «straordinario evento e di prodigioso recupero».

E di prodigioso ci sarà anche il posto di lavoro per Francesco Belgiorno al Comune di Modica: un lavoro perché lo merita, dice il sindaco, «lui e la bellissima storia della sua famiglia».

Delia Parrinello

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