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Attualità.
di Alberto Chiara


DIFESA
IL DOCUMENTO FIRMATO DA DUE VESCOVI CONTRO GLI F-35


CAMERI, IL NO DELLA CHIESA

Il comunicato di Charrier e Valentinetti si oppone al progetto di assemblaggio degli aerei Usa da guerra.

È un "no" secco, autorevole, inequivocabile, definitivo. La Chiesa si pronuncia sull’ipotizzato assemblaggio a Cameri del cacciabombardiere americano F-35, della Lockheed Martin. Lo fa con un comunicato firmato da monsignor Fernando Charrier, vescovo di Alessandria, nonché delegato per la pastorale sociale e il lavoro della regione ecclesiastica piemontese, e da monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne e presidente nazionale di Pax Christi.

«Sulla scia dei pronunciamenti del Magistero della Chiesa sulla giustizia e sulla pace, con particolare riferimento ai contributi offerti dal Concilio Vaticano II fino alla riflessione dell’attuale Pontefice, desideriamo riaffermare, come comunità cristiana, la necessità di opporsi alla produzione e alla commercializzazione di strumenti concepiti per la guerra», si legge nel documento.

«Ci riferiamo, in particolare, alla problematica sorta recentemente sul territorio piemontese relativa all’avvio dell’assemblaggio finale di velivoli da combattimento da effettuarsi nel sito aeronautico di Cameri (Novara)», prosegue il comunicato. «Riteniamo che la produzione di armamenti non sia da considerare alla stregua di quella di beni economici qualsiasi. Per questo motivo, oltre ai princìpi etici applicabili all’economia, occorre tenere conto di altri princìpi più specifici in rapporto alla natura stessa di tali strumenti di distruzione. La loro produzione, infatti, manifesta una palese contraddizione tra lo spreco di risorse per la realizzazione delle attrezzature militari e la somma dei bisogni vitali non soddisfatti e tragicamente presenti in molte parti del mondo. Scienza e tecnologia devono essere al servizio della vita e non della morte».

Da Paolo VI a Benedetto XVI

Lo scritto cita parole degli ultimi Papi. «L’enciclica di Paolo VI, Populorum progressio del 1967, al n. 53 ribadiva: "Quando tanti popoli hanno fame, ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile.

Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi". E riprendendo lo spirito dei messaggi precedenti, Benedetto XVI nel suo primo messaggio per la Giornata della pace del 1° gennaio 2006 afferma: "Non si possono non registrare con rammarico i dati di un aumento preoccupante delle spese militari e del sempre prospero commercio delle armi, mentre ristagna nella palude di una quasi generale indifferenza il processo politico e giuridico messo in atto dalla comunità internazionale per rinsaldare il cammino del disarmo. Quale cammino di pace sarà mai possibile, se si continua a investire nella produzione di armi e nella ricerca applicata a svilupparne di nuove?"».

C’è, infine, la richiesta di fare un passo indietro sulla questione di Cameri. «Abbiamo la speranza», termina il comunicato, «che si arrivi a un ripensamento e a una soluzione non temporanea o solo legata a una questione locale, cogliendo l’occasione per una riflessione più allargata capace di incidere nella mentalità delle persone e delle istituzioni, per renderle capaci di operare delle scelte non dettate dall’interesse e dal potere, ma da una sincera ricerca del bene comune in vista di una pace finalmente universale».

«Il documento mi piace molto, a partire dal titolo che – riprendendo le parole di Gesù: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la dà il mondo" (Gv 14,27) – segna la differenza tra la mentalità cristiana e quella corrente, dominata da altre logiche», commenta don Renato Sacco, un parroco della diocesi di Novara ed esponente di Pax Christi: «Gli F-35 sono aerei d’attacco, costosissimi. Questo capitolo s’inserisce nel quadro delle spese militari italiane aumentate, con la Finanziaria 2007, di circa due miliardi di euro».

Un enorme spreco di risorse

«La corsa agli armamenti disperde enormi risorse che potrebbero essere destinate a risolvere i principali problemi dei Paesi poveri: in quanto contraria all’uomo, è contraria a Dio», interviene monsignor Mario Bandera, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Novara, nonché presidente della locale Commissione giustizia e pace. «Non basta enunciare i princìpi in maniera astratta: occorre tradurli in scelte quotidiane coerenti, anche se ciò comporta fatica e non fa mietere applausi», concordano monsignor Bandera e don Sacco. «Al termine di una lunga e condivisa riflessione, in maniera rigorosamente non violenta, va da sé, e rispettosa delle persone che la pensano altrimenti, ci opponiamo alla trasformazione della base aerea di Cameri in fabbrica di assemblaggio degli F-35, chiedendo che questi non vengano, però, costruiti neppure altrove e sollecitando il congruo finanziamento delle norme esistenti per la conversione al civile dell’industria bellica, in modo da salvaguardare l’occupazione e la vocazione economica del territorio».

Tra i politici della maggioranza contrari c’è Luigi Bobba, ex presidente nazionale delle Acli, senatore piemontese della Margherita. «Sono cattolico; il Magistero della Chiesa mi insegna che la difesa della vita è un principio non negoziabile, sia quando si parla di bioetica sia quando si tratta di disarmo e di opposizione alla guerra; dunque nessuno sconto è possibile», ragiona Bobba. «Cambiano le nostre forze armate, sempre più impegnate nella difesa della pace; sottolineo difesa, in missioni Ue, Onu, Nato. Un aereo come l’F-35, per concezione e armamento, non sembra coerente con queste finalità. L’Italia, inoltre, è partner di secondo livello; le redini tecnologiche rimangono saldamente in mano a Usa e Gran Bretagna. Le spese, poi, sono così alte e, ora come ora, indefinibili, che la Corte dei conti dell’Olanda (altro Paese coinvolto) ha praticamente dato l’altolà al Governo, lamentando come si conoscano costi e impegni iniziali, ma non quelli finali. Infine, in questa come in altre vicende, la politica rischia di essere espropriata del proprio ruolo decisionale, finendo ultimo vagone in fondo a un treno guidato dall’industria e dalle forze armate».

Alberto Chiara

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