Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
L'editoriale.
di Beppe Del Colle


LIBERALIZZARE NON VUOL DIRE SEMPRE E INEVITABILMENTE PRIVATIZZARE

IL BENE COMUNE CONTA
PIÙ DEL PROFITTO


La riforma delle Authority è essenziale per regolare il mercato, che non può godere di una libertà assoluta. Occorre aver sempre presenti i bisogni di tutti i cittadini, compresi i più deboli.

Modesto consiglio che in questo preciso momento vale per tutti, dunque anche per i commentatori, quale che sia il livello delle loro competenze: il giudizio sulle decisioni del Governo circa le liberalizzazioni (vedi articolo a pag. 58 ) va sospeso almeno per qualche settimana, cioè fino a quando non saranno resi noti i provvedimenti che attraverso l’annunciata riforma delle Authority dovrebbero rendere più robusti i controlli sulla reale efficacia di quelle prime misure di apertura al mercato, in difesa dei cittadini consumatori; e fino a quando non si sarà più informati sulle tendenze del Governo riguardo alle liberalizzazioni che ancora mancano, come quella dei servizi pubblici locali.

Altro discorso è quello che tocca da vicino un problema antico per questo Paese (precisamente dalla fondazione dell’Iri, durante il ventennio fascista): se e quanto lo Stato possa e debba intervenire nell’economia. Liberalizzare non vuol dire sempre necessariamente e inevitabilmente privatizzare. Chi ha l’età necessaria per ricordare sa che ci furono anni di accese discussioni, nel dopoguerra, se fosse giusto nazionalizzare l’energia elettrica, allora tutta in mano a poche, potentissime aziende private. Circolarono previsioni nerissime (letteralmente: «Resteremo tutti al buio»), poi smentite dai fatti. Ricordiamo la promessa, mantenuta, che fece il ministro democristiano Donat Cattin: «Porteremo la luce alle più sperdute baite di montagna». E così, più o meno, fu.

Prodi, Visco e Bersani: protagonisti delle liberalizzazioni.
Prodi, Visco e Bersani: protagonisti delle liberalizzazioni
(foto Ansa/La Presse).

Oggi è certo possibile riprivatizzare quello che fu allora nazionalizzato anche su spinta di quella concezione di economia mista pubblico-privato che era stata elaborata in ambito cattolico nel "codice di Camaldoli", proprio nei giorni del luglio 1943 in cui cadeva il regime mussoliniano.

Se tuttavia si accetta il principio che il profitto non deve essere l’unico scopo delle attività economiche, ma deve avere il suo peso equilibratore anche il "bene comune" che riguarda i bisogni di tutti i cittadini, compresi i più deboli, allora privatizzare non può significare una libertà assoluta del mercato, ad esempio, attraverso una totale autonomia di investimento e di rendimento dei capitali, che può avere risvolti socialmente negativi. Basti pensare al degrado dei trasporti ferroviari e aerei nei Paesi all’avanguardia nelle privatizzazioni dei servizi nell’era Thatcher-Reagan.

Per tornare alle liberalizzazioni del Governo Prodi, sarà consentito osservare come le pur ragionevoli obiezioni («si poteva fare di più, i veri interessi forti non sono stati finora toccati, si dà ancora troppo peso ai sindacati e alla Sinistra estrema sui temi del lavoro e delle pensioni») si scontrano con la constatazione che alcune liberalizzazioni della passata legislatura hanno avuto o potranno avere un costo collettivo non indifferente. Quella nel mercato del lavoro, senza gli adeguati e opportuni ammortizzatori sociali, significa anche diffusione del precariato, specie giovanile; quella nella previdenza, con i fondi pensione che, come dice l’ex ministro Tremonti, «aprono un nuovo canale di finanziamento di mercato», si configura pure con i rischi connessi alle fluttuazioni di Borsa.

Ma per Prodi "a ogni giorno la sua pena". Superato lo scoglio delle liberalizzazioni, le divisioni nella maggioranza si manifestano sempre più apertamente sia in politica estera (il rifinanziamento della missione in Afghanistan osteggiata dalla Sinistra estrema) sia nella legge sui Pacs, chiesta con sempre maggiore insistenza dai laici del Centrosinistra e avversata dai cattolici. In entrambi i casi una crisi di Governo non è un evento impossibile.

Beppe Del Colle

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