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Sommario.

 

 
I borghi più belli d'Italia.
di Luisa Sandrone
foto di Giancarlo Giuliani


CORCIANO (PERUGIA)

A CASA DEGLI ETRUSCHI

I borghi più belli d'Italia.Ancora oggi sulle scalinate, le torri, le chiese e le poderose mura medievali di Corciano si stende l’ala protettiva dei remoti abitanti.

Non li vediamo, ma loro sono qui. Ombre enigmatiche e altere, sentinelle del tempo armate solo di saggezza, presidiano con amorosa sollecitudine i vicoli silenziosi dove in un’altra era furono corpi vivi di carne e sangue, sensi accesi e menti brillanti. Sì, gli Etruschi ancora si aggirano tra le scalinate, i palazzi, le torri, i giardini, le chiese e le mura che fanno di Corciano, compatto borgo medievale in terra umbra e secondo comune più ricco, dopo Perugia, uno spicchio di antichità giunto intatto fino a noi e capace, grazie alle scelte felici di cittadini e amministratori (nonché al dinamismo della giovane Associazione promozione di Corciano), di dispensare la sua armonia ai moderni visitatori.

Il torrione del 1482, simbolo del paese.
Il torrione del 1482, simbolo del paese.

E di tracce, sparse qua e là in un’avvincente caccia al tesoro, ne hanno lasciate parecchie, quei remoti abitanti: tanto da far ammettere alla storica dell’arte Alessandra Tiroli, corcianese doc, che «non è una forzatura dire che siamo "a casa degli Etruschi". Questo territorio è ricco di testimonianze in tal senso, e infatti a breve inaugureremo un piccolo museo con i ritrovamenti più significativi». Ma già ora l’aspirante Indiana Jones può emozionarsi davanti alla chiesetta di San Cristoforo, piccolo gioiello rinascimentale, oggi museo della pievania, che rivela nei pilastri dell’arco interessanti conci di travertino a taglio grosso, segno inequivocabile di antichi insediamenti, o appassionarsi alla storia dei due leoni – uno visibilmente danneggiato – posti a guardia di piazza dei Caduti: per la tradizione popolare parte del bottino di guerra incamerato dai corcianesi dopo la vittoria su Todi nel 1310, ma più probabilmente reperti di origine locale.

Scorcio del borgo che ne testimonia l'intatta struttura medievale. Ma anche il periodo rinascimentale fu fiorente per Corciano, che si adornò di pregevoli opere d'arte e bei palazzi: un mix che incanta.
Scorcio del borgo che ne testimonia l’intatta struttura medievale.
Ma anche il periodo rinascimentale fu fiorente per Corciano, che si
adornò di pregevoli opere d’arte e bei palazzi: un mix che incanta.

Nella bocca del leone

«Secondo recenti studi, sono ciò che resta di una tomba etrusca o forse romana, anche se a conquistare il visitatore è piuttosto la leggenda che li riguarda», racconta la nostra guida. «Un ragazzino, innamorato di quei poderosi animali, ma al contempo terrorizzato dal loro aspetto, fu convinto dal padre a infilare la mano nella bocca di una delle statue, che "non puote fare male però che è di pietra". Detto fatto, sennonché un velenosissimo scorpione punse il bimbo, che morì all’istante. Allo straziato genitore non restò che accanirsi sul muso e sul corpo del leone, mutilandolo...».

Scorcio del borgo che ne testimonia l’intatta struttura medievale.
Scorcio del borgo che ne testimonia l’intatta struttura medievale. 

Ma di epopee e miti come questo è lastricato l’intero borgo, fiabesco già nell’alta cinta muraria che lo racchiude e insieme lo spalanca sulla vallata circostante, in un trionfo di colli e monti verdissimi (nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Amiata). Ce ne fa partecipi, con maestria di narratrice, la bella Alessandra, mentre entriamo in paese da Porta Santa Maria («anticamente, a dominare le due strade principali, ce n’era anche un’altra, ma alla fine dell’Ottocento, per consentire l’accesso delle prime corriere, fu barbaramente distrutta»). Ammirato il possente torrione che la sovrasta e attraversato l’Arco della Vittoria, eretto con le pietre portate a casa dopo la già citata vittoria su Todi, come ricorda una lapide gotica del 1310, eccoci nel cuore vigoroso di Corciano, a tu per tu con i suoi tesori d’arte.

La bellezza delle antiche pietre.
La bellezza delle antiche pietre.

Due, imperdibili, sono ospitati nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, dalle origini gotiche stravolte nella seconda metà dell’Ottocento («per distruggere i sei arconi originali, dodici operai lavorarono senza sosta per altrettanti giorni!»): la pala del Perugino denominata L’Assunta e Il gonfalone di Benedetto Bonfigli. «Opera di valore più modesto, quest’ultima, ma preziosissima per noi», si accalora la nostra accompagnatrice. «Nella parte bassa, infatti, è raffigurato il borgo così com’era nel 1472, con i 14 torrioncini di guardia della cinta muraria, poi eliminati, ma senza il torrione, che sarà eretto dieci anni dopo, e le case nella cerchia interna. Una fotografia davvero unica».

Due amici divisi da una lite

Anche perché, a conti fatti, il tempo qui si è davvero fermato: d’accordo, lo splendido Palazzo dei Priori e quello del Capitano del Contado oggi appartengono a privati, e il cinquecentesco edificio riccamente affrescato che ospitò i duchi della Corgna, potentissima famiglia perugina, è l’odierna sede del Comune, ma sostate nella centrale piazza Coragino, omaggio al mitico fondatore del borgo, e date ascolto al canto delle pietre: vi porterà l’eco di una leggenda cavalleresca il cui manoscritto è conservato alla Biblioteca vaticana, secondo la quale Corciano nacque da... una lite. Quella scoppiata tra Ulisse e l’amico Coragino, un nobile troiano con lui approdato in Italia dopo la distruzione della città di Priamo. Il primo diede vita a Perugia, ma, ribadì chiaro e tondo, per i suoi e non per altri; il secondo, permaloso, se la legò al dito, valicò un’altura (l’odierno Monte Malbe) e scoprì un colle ricco d’acqua e selvaggina. Era "el più bello luocho del mondo", e lì si fermò.

Uno dei due leoni funerari che fanno la guardia a Corciano.
Uno dei due leoni funerari che fanno la guardia a Corciano;
secondo la tradizione popolare, erano parte del bottino di guerra
conquistato dai locali nel 1310.

Ci fermiamo anche noi, affascinati da un racconto che sarebbe piaciuto a Omero, ma il richiamo dei "padroni di casa" ci trascina in un’avventura mozzafiato nel territorio circostante: a chi verrebbe mai in mente, per intenderci, di accedere a una necropoli etrusca passando da un negozio di alimentari?

Sopra il negozio, sotto le tombe

È quanto succede in località Strozzacapponi, a sei chilometri dal borgo, dove l’archeologo (e dipendente comunale presso l’ufficio cultura e turismo di Corciano) Alberto Trombetta ci apre la porta – alla lettera, dopo aver chiesto la chiave al proprietario dell’abitazione edificata, nel rispetto delle norme, sopra le tombe scoperte nel suo terreno – di un suggestivo sito funerario individuato nel 1996 e consistente in 35 tombe, di cui solo sei o sette ritrovate con il loro corredo. Ma le ruberie, per quanto deprecabili, non hanno tolto fascino al luogo o emozione alla visita, al contrario: grazie all’ottimo allestimento dello spazio museale, si risale in superficie (la necropoli è 2 metri sotto il livello stradale) con un gran senso di pace interiore.

Nadia Ginetti, dal 2004 sindaco diessino del Comune di Corciano.
Nadia Ginetti, dal 2004 sindaco diessino del Comune di Corciano.

Lo stesso, sereno languore che ci pervade ascoltando, nella luce di un tramonto perfetto sul prato dell’antica casa di famiglia trasformata in accogliente Country house, i racconti "etruschi" di Cristina Ottavi. «Li ho ereditati dai nonni, che incantavano noi bambini con le storie dei buoi intenti ad arare e improvvisamente risucchiati, vomero appresso, da misteriose voragini: questa terra è uno scrigno archeologico cui la popolazione ha sempre attinto per la vita quotidiana, dalle antiche porte usate come panchine alle urne cinerarie trasformate in abbeveratoi...».

L'ingresso principale di Corciano.
L’ingresso principale di Corciano
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Non guarda al passato ma ai problemi concreti di oggi Nadia Ginetti, sindaco diessino di Corciano dal giugno 2004. «Non è semplice amministrare un comune che conta ben otto frazioni (Migiana, Mantignana, San Mariano, Solomeo, Chiugiana, Capocavallo, Castelvieto e Pieve del Vescovo, ndr.), ciascuna con un centro storico da difendere e da valorizzare, e un’estesa periferia che necessita di servizi adeguati e di una sana pianificazione urbanistica», spiega con espressione seria nel bel volto cinematografico. «Riuscire a conciliare due realtà nate in tempi storici tanto diversi è la sfida che abbiamo davanti».

Il maestoso castello di Pieve del Vescovo
Il maestoso castello di Pieve del Vescovo
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In Europa, ma attenti al sociale

E che in parte è già vinta, come testimoniano i prestigiosi riconoscimenti ottenuti da Corciano in ambito europeo – Placca d’onore e Bandiera d’onore –, grazie anche all’impegno ormai decennale dell’avvenente sindaco (unica differenza con la "collega" del Don Matteo televisivo, non è sposata con un capitano dei carabinieri, «che pure c’è, giovane e in gamba, non si chiama Anceschi e risiede a Perugia», e ha un bimbo di 9 anni). Ma oggi, a inorgoglire i corcianesi, sono soprattutto altre "medaglie", come lo Sportello arcobaleno, per la prima accoglienza degli immigrati, o la residenza per anziani con problemi di demenza senile, «che stiamo progettando e apriremo presto, con la preziosa collaborazione del nostro parroco, don Franco Pulcinelli».

NEL PROSSIMO NUMERO
SANTA SEVERINA (Provincia di Crotone)

Luisa Sandrone
   
   
TUTTI I CONSIGLI PER IL TURISTA

COME ARRIVARE - In auto: da Nord, Autosole A1, uscita a Valdichiana, raccordo Perugia-Bettolle (uscita Corciano); da Sud, A1, uscita a Orte E45 Orte-Ravenna, uscita a Perugia, raccordo Perugia-Bettolle (uscita Corciano). In treno: stazione di Perugia, poi bus ogni ora per arrivare a Corciano (in 20 minuti circa).

COSA VEDERE - Museo della casa contadina: ricostruzione di una tipica abitazione della civiltà pre-industriale; Museo storico della Pievania (presso la chiesetta di San Cristoforo): testimoninaze della vita religiosa locale; Necropoli etrusca di Strozzacapponi: con 35 tombe etrusche.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI
Ufficio informazioni turistiche: telefono 075/51.88.255
Associazione Promozione Corciano: telefono 075/51.88.260
Internet:
http://www.comune.corciano.pg.it

   

TORTA AL TESTO E CIARAMICOLA

Passione precocissima, quella di Enrico Rufini per i fornelli e le pietanze della sua terra: «A cinque anni stavo sempre tra i piedi di Clelia, tata amorevole e cuoca eccezionale (il suo superbo fagiano in salmì evoca in me, decenni dopo, le stesse emozioni delle madeleines di proustiana memoria), e le rubavo con gli occhi gesti, pozioni, ingredienti. Ho imparato da lei a cucinare i piatti che oggi preparo qui per i miei ospiti». "Qui" sta per Palazzi Rufini, piccolo borgo fiorito nel tempo intorno a una torre d’avvistamento medievale, già al centro di una prospera azienda agricola e oggi, grazie alla lungimiranza della famiglia che lo possiede dal 1880 e lo ha restaurato con gusto e rispetto per la storia del luogo, incantevole agriturismo biologico a una manciata di chilometri da Corciano.

Ecco allora che sul tavolo apparecchiato ai piedi del castello fan profumata mostra di sé la torta al formaggio, o pizza di Pasqua, di antica origine contadina e dall’aspetto di maestoso soufflé, e l’altrettanto tipica torta al testo, dal nome della pietra piatta e arroventata dal fuoco che già gli Etruschi usavano per cuocere questo antenato del pane, perfetto contenitore di succulenti companatici. Tra bottiglie di olio extravergine del posto, terrine da cui occhieggia la prelibata fagiolina del Trasimeno, sorta di panda dei legumi (a rischio di estinzione, è stata recuperata e oggi è riconosciuta dal Presidio Slow Food), formaggi e ghirlande di salsicce, la festa dei sensi è assicurata; ciliegina sulla torta, i frutti di bosco da cui si ricavano paradisiache marmellate e i biscotti allo zafferano, l’oro giallo di questa terra benedetta. «Cibi semplici ma indimenticabili», precisa il "castellano" (anche nell’aspetto), che di gusti se ne intende, dall’alto dei suoi affollati corsi di cucina.

«Gli stranieri vanno pazzi per le specialità locali e vogliono apprenderne i segreti», racconta Rufini, elencando in ordine saporitamente sparso altre ghiottonerie. «Dovreste provare la pasta coi rigagli o quella col battuto di tartufo (il nostro oro nero), gli involtini alla contadina e i maccheroncini con noci e alchermes», suggerisce con amabile sadismo. «E per finire in bellezza, la ciaramicola, dolce che un tempo le ragazze in età da marito donavano ai fidanzati nel giorno di Pasqua. Con quel cuore rosso di liquore, il messaggio arrivava forte e chiaro».

L.S.


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