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Sommario.

 


Ritorno ad Assisi

Costruttori di ponti
sul baratro della guerra

 
Speciale.
di Card. Roger Etchegaray - presidente emerito
del Pontificio consiglio della giustizia e della pace


COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO
IL CARDINALE ROGER ETCHEGARAY E LO "SPIRITO DI ASSISI"


MISTERO E PROFEZIA
AL SERVIZIO DELLA PACE


«Il dialogo tra le religioni consiste nell’aprirsi alla verità degli altri, senza relativizzare per questo la propria verità».

Nella storia delle religioni, l’incontro di Assisi del 27 ottobre 1986 è un punto di riferimento indiscutibile. È stato un avvenimento unico nella sua originalità e semplicità. È stata una provocazione profetica (un’"icona" secondo l’espressione di uno dei suoi esegeti Claudio Bonizzi) cui oggi fa riferimento chiunque voglia approfondire il senso della sua religione.

Assisi aveva un obiettivo ben preciso, quello della pace, a partire da una preghiera non comune ma espressa da ciascuna religione in un luogo comune. Questa convivialità, al riparo da tutto il sincretismo, ha dato a tutti gli uomini di fede sia il piacere di conoscere l’altro sia l’impegno (la preoccupazione, la cura) di conoscersi meglio, anche al di là della stessa ricerca della riconciliazione fra i popoli.

Il dialogo interreligioso è una novità. Certamente esisteva prima di Assisi, incoraggiato da Paolo VI e il Concilio Vaticano II, ma molto sporadico e intermittente. Dopo l’incontro di Assisi ha preso sicurezza ed è diventato più sistematico, ma tutto sommato ancora limitato, se non addirittura sospettato da alcuni. Esso ha permesso alla Chiesa cattolica di mettere in chiaro la propria teologia delle religioni. C’è stata così, il 5 settembre 2000, la dichiarazione Dominus Jesus che richiese da parte di Giovanni Paolo II una personale spiegazione durante l’Angelus del 1° ottobre: «La salvezza non è negata ai non-cristiani, ma è in Cristo che risiede la sua manifestazione ultima». È proprio in Gesù che si trova la pienezza della rivelazione di Dio all’Uomo.

La pluralità religiosa non si impone solo come un fatto sempre più massiccio, grazie alla mobilità crescente dei popoli, ma si presenta come un mistero in cui solo in pochi ancora vedono un particolare disegno di Dio. L’apprendimento, il tirocinio che si rivela molto duro consiste nell’aprirsi alla verità degli altri, senza relativizzare per questo la propria verità. E questa per noi cristiani è una delle più grandi sfide di oggi, più esigente di quella dell’ateismo; è il ferro della spada che viene a rafforzare la nostra fede e la nostra testimonianza evangelica.

Noi dobbiamo entrare in una nuova dimensione geo-religiosa e non in un brulicare di religiosità senza regole che minaccia la nostra epoca e rischierebbe di ridurre la religione a un menu à la carte, secondo i propri gusti o interessi. L’uomo, nota un teologo, è "facilmente" religioso, ma è più lento a "credere". Ringraziamo il Signore che, chiamandoci al vero dialogo tra le religioni, ci porta lontano da ogni soggettività, al cuore delle diverse fedi, senza le quali nessuna Assisi sarebbe possibile.

Per questo, grande è la responsabilità dei leader delle comunità religiose, persone rappresentative e non solo dei semplici figuranti. Il dialogo con le altre grandi religioni monoteiste, il giudaismo e l’islam, è ormai ben annodato, ma quello con le religioni orientali ci trova più impreparati e addirittura più reticenti nei confronti delle cosiddette religioni tradizionali dell’Africa o dell’Oceania, che non saremmo inclini neanche a prendere sul serio.

Dallo "scontro" all’incontro

Molto lungo, ma appassionante, è il cammino che si è aperto con Assisi. Più che di quello interreligioso, si tratta soprattutto di raccomandare il dialogo "intrareligioso", che ci spinge dentro noi stessi carichi degli interrogativi sgorgati dall’incontro di Assisi, addirittura dallo "scontro" con le altre religioni.

Dunque, nessuno si consideri proprietario della sua religione, ma come un membro della famiglia dell’umanità di cui scopre meglio l’unità professando l’unità fondamentale del mistero della salvezza in Gesù Cristo.

Card. Roger Etchegaray

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