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Spettacoli.
di Eugenio Arcidiacono


MUSICA
UN ANNO DOPO KATRINA,LA TESTIMONIANZA DELLA GRANDE CANTANTE IRMA THOMAS


LA VOCE DOPO LA TEMPESTA

L’uragano le ha portato via tutto, ma "la regina del soul di New Orleans" non si arrende. E con gli amici musicisti racconta il suo impegno per dare un futuro alla città.

A New Orleans c’era un locale, il Lion’s Den, dove a ogni ora potevi sentire musica. L’aveva aperto lei, Irma Thomas, la "regina del soul di New Orleans", la voce di cui si innamorarono nel 1963 quattro giovani capelloni inglesi, i Rolling Stones, che decisero di incidere la sua Time is on my side. Ora il Lion’s Den non c’è più. «L’acqua ha spazzato via tutto», dice Irma. L’acqua dell’uragano Katrina, che il 29 agosto di un anno fa devastò con la sua furia la città culla del jazz.

In quelle drammatiche ore, anche Irma fu inserita nell’elenco dei musicisti dispersi. Come Allen Toussaint, che fu poi ritrovato fra i 25 mila sfollati che si assieparono al Superdome, lo stadio della città. O come Fats Domino, uno dei padri del rock and roll, che a 76 anni decise di aspettare Katrina con la moglie Rosemary e la figlia nella sua casa. Anche lui fu fortunato e riuscì a salvarsi.

I vicini di casa di Irma, invece, no. «Erano una coppia di anziani. Hanno cercato di resistere nel solaio della loro casa, ma non avevano abbastanza viveri e quando sono arrivati i soccorsi era ormai troppo tardi». Irma non si è trovata accanto a loro perché quando l’uragano si è abbattuto su New Orleans lei si trovava ad Austin, in Texas, per un concerto. «Pensavamo di riuscire a tornare in tempo per mettere in salvo le nostre cose, ma non ce l’abbiamo fatta».

Irma Thomas, 65 anni, durante l'ultimo Festival Jazz di New Orleans.
Irma Thomas, 65 anni, durante l’ultimo Festival Jazz
di New Orleans (
oto AP/La Presse).

Per due volte senza casa

Oltre al Lion’s Den, Katrina ha portato via a Irma anche la sua casa, come aveva fatto nel 1969 Camille, un altro degli uragani che periodicamente flagellano la città sul delta del Mississippi.

«A New Orleans siamo abituati a convivere con la paura, ma nessuno poteva immaginare un disastro di queste proporzioni». Da quel tragico 29 agosto Irma si è trasferita nella cittadina dove è nato il marito, ma spera di tornare presto a New Orleans. «Moltissima gente non ha i mezzi per ricostruire la propria casa e riesce a sopravvivere solo grazie all’ospitalità e alla generosità di parenti e amici». In questi mesi gli artisti di New Orleans, Irma in testa, hanno tenuto molti concerti per raccogliere fondi a favore delle vittime di Katrina, oltre a due cd, Our New OrleansA benefit album, realizzato alla fine dell’anno scorso, e il più recente Sing me back home.I due dischi condividono l’eccezionale intensità delle varie interpretazioni, ma sono molto diversi nello spirito che li pervade: il primo, prodotto a ridosso della tragedia, riflette la sofferenza dell’anima ferita della città; il secondo, invece, esprime la sua voglia di riscatto con canzoni che comunicano la gioia di vivere, che, nonostante tutto, non ha mai abbandonato la gente di New Orleans.

Un desiderio che si avverte (fin dal titolo, After the rain, "Dopo la pioggia") nell’ultimo cd di Irma, pubblicato la scorsa primavera. Un disco che si apre con le parole di In the middle of it all – «Questa casa un tempo era felice, ora è vuota e la pioggia cade tutt’intorno» – e si chiude con quelle di Shelter in the rain di Stevie Wonder – «Saprò confortarti nel dolore». «Le canzoni sono state selezionate prima di Katrina», spiega Irma, «ma credo rispecchino bene lo stato d’animo della gente di New Orleans».

In questi giorni sta suscitando molte polemiche Quando gli argini si rompono: un requiem in quattro atti, il documentario-denuncia sui ritardi nei soccorsi e nella ricostruzione di New Orleans che il grande regista afroamericano Spike Lee presenterà alla Mostra del cinema di Venezia.

Quale futuro per la città?

Il film inizia con le immagini dei morti e delle case distrutte dopo il passaggio dell’uragano, con in sottofondo la musica di Louis Armstrong, che a New Orleans nacque e imparò, in riformatorio, a suonare la tromba. Il grande "Satchmo" si cimenta con Do you know what it means to miss New Orleans? ("Sapete cosa vuol dire sentire la mancanza di New Orleans"?). Si verificherà questa triste profezia? «Forse il Governo avrebbe potuto realizzare qualcosa di più», dice Irma, «ma i soccorritori hanno cercato di fare del loro meglio. Spero che questa tragedia possa servire da lezione. Ci vorrà ancora molto tempo, ma sono ottimista: la città tornerà quella di prima».

Eugenio Arcidiacono

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