Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Attualità.
di Luciano Scalettari


SOLIDARIETÀ
LORELLA CUCCARINI TRA I BAMBINI DI STRADA DI GOMA


TRENTA ORE PER L’AFRICA

«La desolazione di questa cittadina mi ha fatto capire l’importanza della presenza salesiana. Goma è anche un atto d’accusa, ci chiama a un dovere civile e morale».

Goma, Congo orientale

«È un’esperienza indimenticabile. Che ti segna. Quando torni non sei più quella di prima». Così Lorella Cuccarini commenta la sua prima volta in Africa. Per quattro intensi giorni è stata al Centro "Don Bosco" di Ngangi, a Goma, la cittadina della Repubblica democratica del Congo che si trova alla frontiera col Ruanda. Goma (600.000 abitanti) è affacciata sul lago Kivu, e in questi anni è stata colpita da tante piaghe: le ondate di profughi ruandesi in fuga dalla guerra, poi il conflitto che ha dilaniato per cinque anni lo stesso Paese, infine l’eruzione del Niyragongo, che l’ha sommersa di lava.

Lorella ci è andata per "Trenta ore per la vita", di cui da tanti anni è testimonial. È andata al "Don Bosco" di Ngangi, la missione dei salesiani e del Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), per documentare il gigantesco lavoro già fatto e per chiedere una mano agli italiani su quello che resta da fare. Nei prossimi giorni andrà in onda su Raidue l’evento televisivo (dal 4 all’8 settembre, tra le 11 e le 13, condotto da Tiberio Timperi), e la missione di Ngangi sarà uno dei principali progetti promossi da "Trenta ore per la vita".

«Sono stata accolta da 1.800 bambini e ragazzi fra canti, musica e un frastuono incessante. Un impatto fortissimo, un’esperienza che tutti dovremmo fare. Ho toccato con mano la felicità di questa enorme comunità che accoglie dai lattanti fino ai ragazzi di 17 e 18 anni. Una gioia di vivere che fa riflettere, perché questi giovani non hanno davvero nulla. Sono orfani, ragazzi di strada, ex bambini soldato. I più fortunati provengono da famiglie poverissime». Quella di Ngangi è una realtà missionaria e di volontariato che in questi ultimi anni si è sviluppata a ritmi impressionanti, sotto la guida di padre Mario Perez.

«Benvenuti! Volete un caffè?», il missionario, schivo e di poche parole, preferisce mostrare piuttosto che parlare. Perché un salesiano venezuelano è finito in Africa? «Beh, è una storia curiosa», risponde. «Pensavo di andare in Amazzonia, invece nel 1982 mi chiesero di venire a Lubumbashi, nel Sud-est del Congo. Poi, nel 1997, passai di qua, a Goma. Dovevo rimanervi una settimana: un confratello ammalato sarebbe rientrato in Europa. Invece sono ancora qui: una settimana piuttosto lunga...».

Mentre parla, ci indica la scuola di falegnameria, quelle di saldatura e muratura, il taglio e cucito. E le aule, in cui i ragazzi fanno scuola, l’infermeria, l’area dove centinaia di ragazzi di strada vengono accolti ogni giorno. «Questo è il refettorio; vedete, è troppo piccolo, ci stanno 600 persone al massimo. Ma ormai siamo 1.800, i ragazzi più grandi mangiano nelle aule». Sembra non finire mai, la missione di Ngangi: capannoni, file di aule, dormitori, il nido per i neonati. Dieci anni fa non c’era nulla di tutto questo. Padre Mario, quanto costa la missione? «25.000 dollari al mese, 5.700 arrivano regolarmente. Per il resto, confido nella Provvidenza. Finora non mi hanno arrestato per debiti».

«Le ragazze, per ora, le ospitiamo in una zona che era destinata ai maschi», aggiunge. «Ma presto speriamo di dare loro una sistemazione migliore». Le "ragazze", come le chiama Mario, sono tra i 5 e i 16 anni. Provengono dalla strada anche loro. Molte non hanno mai avuto né famiglia né casa. «La trasmissione televisiva», spiega Lorella Cuccarini, «cercherà di raccogliere, come obiettivo iniziale, 65.000 euro per costruire un primo nucleo di case che permetterà a queste bambine e ragazze di vivere in piccole comunità. Si tratta di educarle ad autogestirsi come avviene in un nucleo familiare». «Il reinserimento dei maschi è più semplice», sottolinea padre Mario. «Per la cultura congolese è normale che un giovane viva da solo. L’importante è dargli un mestiere e un sostegno iniziale per avviare l’attività. Per le ragazze è più complesso: perciò riteniamo tanto importante creare il villaggio».

Goma ha subìto una vera devastazione dal punto di vista sociale: le guerre e i flagelli che si sono succeduti hanno distrutto la cultura tradizionale e impoverito la popolazione: basta girare per le camerette dei più piccoli e sentire i racconti di padre Mario (che li conosce uno per uno) per rendersene conto. «Questo è Jonathan», spiega, «viene da Bunia. La madre è morta facendolo nascere. Il medico dice che non capisce come fa ad essere vivo». Jonathan è affetto da gravi problemi respiratori. Il salesiano lo tiene in braccio a lungo, mentre giriamo fra le camere. «E questo è David», aggiunge. «Ha tre anni e ce l’hanno portato pieno di tagli: l’hanno trovato sotto il corpo della madre, uccisa a colpi di machete negli scontri più recenti avvenuti nella regione dell’Ituri. Ha protetto il figlioletto col proprio corpo».

Ragazzi di strada e piccoli soldati

La metà di questi ragazzi è finita sulla strada perché la famiglia non aveva di che sfamarli o in seguito alla separazione dei genitori. «L’altra metà», spiega il missionario, «è composta da orfani, ex piccoli soldati e ragazzi di strada. Quelli costretti a imbracciare il fucile sono i più difficili da educare, perché erano abituati a ottenere tutto – cibo, soldi, donne – con l’uso della forza. Ma quelli che portano dentro i traumi più profondi sono quelli di strada: hanno subìto ogni sorta di violenza e non hanno mai vissuto, in nessun momento della loro esistenza, una vita normale».

A Goma, Lorella ha girato ogni angolo della missione. E ha visitato i luoghi dove si rifugiano i bambini di strada e il punto di ascolto dove i volontari del Vis cercano il primo contatto con loro allo scopo di reinserirli in famiglia, per chi ce l’ha, offrendo un sostegno ai genitori; a Ngangi, per chi non vuole rientrare a casa o non ha nessuno da cui tornare. «Goma è una realtà emblematica della povertà africana», conclude Lorella. «La desolazione della cittadina, per contrasto, fa capire quanto è importante la presenza salesiana: una speranza per il futuro. Goma è anche un atto d’accusa, ci chiama a un dovere civile e morale. Da qui partono ogni giorno carichi di oro, diamanti, coltan (il minerale adoperato per cellulari e pc, ndr. ). I congolesi muoiono di fame mentre dal loro sottosuolo si estraggono queste ricchezze. Non possiamo più far finta di nulla. La miseria in Africa spesso ha cause politiche e sociali che possono essere rimosse. Ecco, noi con "Trenta ore per la vita" cerchiamo di fare qualcosa, di dare un piccolo contributo».

Luciano Scalettari
   
   

UN’EDIZIONE TUTTA DEDICATA AI BAMBINI

È ormai un appuntamento tradizionale con la solidarietà: "Trenta ore per la vita" è l’evento televisivo che da dieci anni sensibilizza su situazioni di povertà in Italia e all’estero, e sostiene progetti di assistenza, ricerca, prevenzione e cura. Quest’anno, dal 4 all’8 settembre, andrà in onda su Raidue, condotto da Tiberio Timperi, dalle 11 alle 13 del mattino. Oltre ai tanti ospiti in studio e alle testimonianze, saranno trasmessi i filmati girati dall’"inviata sul campo" Lorella Cuccarini, che si è recata personalmente in Sri Lanka e in Congo, insieme con Antonio Raimondi, presidente del Vis, l’organismo non governativo dei salesiani. Oltre al reportage sulla missione di Goma, sarà trasmesso quello realizzato per il progetto di recupero dei minori abusati sessualmente in Sri Lanka. Un’edizione, questa di "Trenta ore per la vita", tutta dedicata ai bambini: iI filo conduttore sarà "L’infanzia negata", e le donazioni raccolte fino alla fine del 2006 andranno a sostenere le iniziative del Vis: 11 in Italia e 13 in diversi Paesi del mondo, oltre a tre progetti speciali dell’"Aibi-Amici dei bambini", del Comitato "Uno sguardo per la vita" e dell’"Agbe-Associazione genitori di bambini emopatici".

«Il comune denominatore sarà rappresentato da interventi d’emergenza per far fronte a realtà di grave degrado fisico e morale che colpiscono milioni di ragazzi nel pianeta», spiega Rita Salci, presidente dell’Associazione "Trenta ore per la vita". «Si tratta, in tutti i casi, di infanzia negata e abbandonata, privata di qualsiasi risorsa capace di garantire un futuro a questi minori, specie nei Paesi poveri».

l.sc.


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