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Attualità.
di Simonetta Pagnotti


SCUOLA
IL FUTURO DELLA SCUOLA: PARLA IL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE GIUSEPPE FIORONI


AVANTI, ADAGIO...

Temperature variabili, estati che sanno già di autunno, picchi di caldo e di freddo. C’è un modo per orientarci nelle stranezze di questo clima? Ecco tutte le risposte.
 

Promette che no, non farà una controriforma. Non nega che ci sia del buono nella riforma dell’ex ministro Moratti, ma, se deve entrare nello specifico, preferisce "la domanda di riserva". La scuola italiana ha bisogno di certezze, «perché se c’è una professione che non può essere esercitata avendo come compagno di viaggio l’insicurezza è quella di chi è chiamato a educare i nostri figli». Per questo il neoministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni una decisione di metodo l’ha già presa.

«Userò il cacciavite, come ho già fatto, tenendo presente che la riforma che dobbiamo attuare è la riforma della scuola che c’è, che per fortuna è viva e vitale. Il più grande limite di alcune parti della riforma Moratti è che ipotizza una scuola che non esiste».

  • Per questo ha già "smontato" anticipi e tutor?

«Non erano applicabili. Per quanto riguarda il tutor, il Governo precedente ne aveva affidato l’applicazione al contratto di lavoro: non essendoci l’accordo coi sindacati, quella norma non poteva che essere "delegificata", a meno di inutili prove muscolari che avrebbero comportato ulteriori perdite di risorse. Per gli anticipi, credo che questa sia proprio la cartina di tornasole di una riforma fatta sulla testa della scuola. Mentre si prevedevano gli anticipi nell’età di iscrizione per la materna e le elementari, il Governo Berlusconi ha tagliato i fondi a Comuni e Province. Il 50 per cento degli edifici scolastici del nostro Paese non è a norma, e questa è una priorità assoluta. Abbiamo sospeso per un anno gli anticipi proprio per mettere in fila le cose».

Giuseppe Fioroni. Ministro dell Istruzione.
Giuseppe Fioroni. Ministro dell Istruzione, è nato il 14 ottobre 1958
a Viterbo, città di cui è stato sindaco dal 1989 al 1995. 
Sposato, con un figlio, è medico, specialista di Medicina interna,
ed è ricercatore al Policlinico Gemelli di Roma. È deputato dal 96
(foto Ansa/La Presse).

  • Ha sospeso anche la sperimentazione della riforma delle superiori. Ha intenzione di abrogarla?

«Ho semplicemente sentito l’esigenza di fare una "campagna di ascolto". Ci sono parti di questa riforma che condivido, ma ancora una volta è un problema di metodo. La risorsa più importante della nostra scuola sono gli operatori. Bisogna valorizzarli e ascoltarli. D’altra parte l’autonomia scolastica è una pietra miliare, e questo fa a cazzotti con una riforma di tipo dirigistico. C’è a monte un problema di risorse, perché al momento abbiamo un’autonomia scolastica che ripartisce 100 milioni di euro tra 10.380 scuole, con un bilancio del ministero che ha 1.300 voci rigide, dove si decidono ancora a livello centrale anche le supplenze brevi».

  • Vuol dire che ha sospeso la riforma delle superiori perché la ritiene in contrasto con l’autonomia?

«No. Dopo la "campagna di ascolto" vedremo cosa va bene e cosa va modificato, tenendo conto però che la formazione dei curricoli rientra nell’autonomia delle scuole: il ministero deve dare le indicazioni di cornice, senza la presunzione di dover stabilire anche come il docente si deve lavare la mattina».

  • Un’altra aspettativa riguarda la scuola paritaria, che chiede la libertà scolastica. La Moratti, col "bonus", aveva fatto un sia pur timido passo avanti.

«Il Governo Berlusconi ha affermato dei princìpi e poi ha decurtato di un terzo i soldi per le paritarie che erano stati stabiliti dal Governo di Centrosinistra nel lontano ’99. Quanto al "bonus", dare a tutti coloro che vanno alla paritaria la stessa cifra, prescindendo dal reddito, non è certamente un esempio di buon governo. D’altra parte lo stesso Governo Berlusconi, nella Finanziaria dell’anno scorso, l’ha levato di mezzo. Ha aperto un varco così piccolo che l’ha subito chiuso».

  • E lei, che cosa ne pensa?

«Io penso che la scuola, come afferma la nostra Costituzione, non può che essere pubblica. Il sistema scolastico italiano è universale e solidaristico, ciascuno di noi con le tasse non paga la scuola dei propri figli, ma concorre a pagare la scuola di tutti. Non c’è una scuola di Stato, ma una scuola pubblica e libera, sia che gli erogatori siano pubblici o privati. Se io la liberalizzo, non ci saranno solo i cattolici, ovviamente, ognuno potrà investire. Ma le pare che la scuola possa essere regolata dalla legge del profitto e del mercato? Sono convinto che faranno a botte per aprire una grande scuola cattolica nel centro di Venezia, ma chi vorrà aprirla nel Comune di Balmuccia, 100 abitanti, o nei quartieri degradati delle aree metropolitane? Avremo una scuola con una grande offerta per chi può comprare, e una scuola dei poveri che resterà a carico dello Stato. È una cosa che mi spaventa. E quale scuola integrerà i diversamente abili?».

  • Ma sarebbe sempre lo Stato a stabilire i criteri di accreditamento.

«E allora non parliamo più di liberalizzazione. Diciamo che la scuola è pubblica e che il mercato non deve entrarci, e poi applichiamo un corretto sistema di sussidiarietà, come avviene, per esempio, per le materne paritarie. Il 48 per cento dei bambini non avrebbe più diritto all’istruzione se non ripristiniamo immediatamente quei 167 milioni di euro che Berlusconi ha tolto alle materne paritarie, al 90 per cento cattoliche, che sono senza fini di lucro e rendono un enorme servizio alla comunità».

  • C’è chi ha visto nelle sue dichiarazioni, dopo le ultime maturità, un atteggiamento punitivo verso le private.

«Lasciamo i lamenti a chi ha la coda di paglia. Credo invece che la scuola cattolica debba pretendere i controlli, proprio per non essere confusa con quelli che sono veri e propri diplomifici. Le scuole cattoliche non lo sono, le famiglie ci mandano i figli per una scelta educativa. Ma, per favore, teniamo conto che sono tantissimi i docenti della scuola statale che sono "cattolici apostolici romani" e orgogliosi di esserlo. E non sono figli di un Dio minore».

  • Qual è l’agenda delle priorità per il prossimo anno?

«Il rafforzamento dell’autonomia, la modifica del bilancio e l’autonomia delle risorse. E poi l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, perché il ragazzo possa essere artefice delle proprie scelte. Io però non ho in testa un biennio unico, ma plurale e con forme di sussidiarietà tra sistemi diversi. Penso inoltre di poter avviare già da quest’anno l’istruzione permanente della famiglia, con corsi sperimentali per i genitori».

  • Gli alunni stranieri continuano a crescere. La scuola italiana è in grado di reggere questa sfida?

«Credo che una consapevole acquisizione della cittadinanza passi proprio attraverso l’istruzione dei figli dell’immigrazione. Dobbiamo estendere il compimento dell’obbligo scolastico a tutti i presenti sul territorio nazionale. Bisogna ipotizzare però che l’acquisizione della nostra cultura debba essere associata al mantenimento della loro lingua e della loro storia. È inevitabile una contaminazione in vista di un "meticciato" positivo».

  • Tutti gli anni aumenta il numero degli alunni disabili e le risorse non risultano sufficienti...

«È una polemica annosa. Ritengo però che su questo tema l’Italia possa tenere lezione, in Europa, dimostrando che è una grande cifra di civiltà quella di integrare a pieno titolo i diversamente abili in tutti i gradi dell’istruzione. Questo certamente ha un costo. Oggi gli organici sono stabiliti considerando un disabile ogni 138 allievi. In accordo col sistema sanitario e le Regioni possiamo arrivare a un’anagrafe sanitaria effettiva degli aventi diritto in base alla quale definire gli organici necessari. Anche se non si tratta solo di un problema di insegnanti di sostegno, ma pure di sensibilità e coinvolgimento degli insegnanti curricolari».

 Simonetta Pagnotti
   
   

IL PIANETA SCUOLA

GLI ALUNNI
La popolazione scolastica rappresenta quasi un sesto dell’intera popolazione italiana, con 7.866.827 alunni (complessivamente circa 9 milioni, se si considerano anche gli studenti delle scuole non statali, paritarie e non paritarie).

I DOCENTI
I docenti dei diversi ordini di scuola sono 837.000 (128.357 quelli precari); il personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) ammonta a circa 248.000 unità, i dirigenti sono 8.536.

LE SCUOLE
Il "sistema scuola" è costituito da circa 42.000 punti di erogazione del servizio (scuole, plessi, istituti, sedi e sezioni associate), articolati in 383.000 classi e sezioni.

I DISABILI
Nel 2005/06 gli alunni disabili inseriti nelle scuole statali, dall’infanzia alla secondaria di II grado, sono stati 161.342, il 3 per cento in più dell’anno precedente. Rispetto a dieci anni fa, il loro numero è aumentato di oltre 53.000 unità. I docenti di sostegno sono 161.342.

GLI STRANIERI
Sono quasi 500.000 i ragazzi di cittadinanza non italiana che siederanno tra i banchi delle nostre scuole. In netto aumento, in particolare, gli alunni stranieri nelle scuole superiori, che toccheranno quota 100.000. L’anno scorso gli studenti extracomunitari sono stati quasi 430.000 (il 5 per cento del totale della popolazione scolastica), mentre erano poco più di 50.000 solo dieci anni fa. In testa gli alunni provenienti da Albania, Marocco, Romania, Cina ed ex Jugoslavia.

Fonte: ministero dell’Istruzione, Unicef/Caritas.

 

L’INIZIO DELLE LEZIONI

Lunedì 11 settembre: Piemonte, Lombardia, Veneto, provincia di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Molise

Martedì 12 settembre: Abruzzo

Mercoledì 13 settembre: provincia di Trento

Giovedì 14 settembre: Valle d’Aosta, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Basilicata, Sardegna

Lunedì 18 settembre: Campania, Puglia, Sicilia

Martedì 19 settembre: Emilia-Romagna


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