Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Attualità.
di Simonetta Pagnotti
foto di Paolo Ferrari


MEETING
I CIELLINI, GLI ALTRI MOVIMENTI CATTOLICI E LA POLITICA


TRA RAGIONE E INFINITO

Il ricordo e la memoria di don Giussani, il trionfo di Berlusconi, le provocazioni etiche e culturali, il dialogo con le altre associazioni. Cesana: «L’unità è ancora lontana».

Il Meeting sfida il pensiero debole. Oggi più di ieri. Non che i ragazzi di don Luigi Giussani abbiano mai sofferto di tentazioni relativistiche, ma oggi sentono il bisogno di richiamare in modo più esplicito il pensiero del loro fondatore. Il Meeting 2006, che a oltre un anno dalla morte di "don Gius" ha elaborato il lutto, al di là dei fischi e delle polemiche, è stato soprattutto questo tentativo e questo sforzo.

Non a caso, per una volta, non ha cercato un titolo, ma una citazione di monsignor Giussani: "La ragione è esigenza di infinito e culmina nel sospiro e nel presentimento che questo infinito si manifesti". L’anno scorso si è parlato di libertà, l’anno prossimo il tema sarà quello della verità, "Il destino al quale siamo tutti chiamati". Come un cerchio che si chiude o che si apre.

«Noi sentiamo la gravità del problema antropologico moderno, del disfacimento della concezione dell’uomo che sembra dominare oggi», ammette il leader di Comunione e liberazione Giancarlo Cesana. «Don Giussani, come diceva spesso, ha sviluppato il suo pensiero ascoltando la vita del movimento e oggi tutto il movimento si ascolta, cerca di approfondire ciò che ha originariamente incontrato. Personalmente, non essendo un filosofo, cerco di raccontare l’impatto che sulla mia esperienza ha avuto l’incontro con lui».

Uno dei 120 incontri del XXVII Meeting per l'amicizia fra i popoli, svoltosi alla Fiera di Rimini dal 20 al 26 agosto.
Uno dei 120 incontri del XXVII Meeting per l’amicizia fra i popoli,
svoltosi alla Fiera di Rimini dal 20 al 26 agosto.

Il problema di Comunione e liberazione, oggi, è quello di raccontare quest’esperienza a chi don Giussani non l’ha mai incontrato. Cosa tutt’altro che facile. L’intervento di Cesana ha avuto il sapore di un’omelia laica che ha infiammato una platea non meno numerosa di quella che ha ascoltato lo "show" di Silvio Berlusconi, anche se il suo effetto è stato "oscurato" dai fischi alla senatrice Paola Binetti. In questo caso non si parlava di embrioni né di pacs, come la Binetti, e nemmeno di "grande coalizione" o di "sussidiarietà", ma del "presentimento" d’infinito che guida la ragione quando incontra la realtà. Un tema da filosofi, anche se proprio i filosofi, tra teologi, politici e scienziati, sono stati i meno invitati. Forse perché oggi, commenta lo stesso Cesana, «a dir la verità ce n’è anche pochi».

Gli intellettuali di Cl sono stati richiamati in prima fila. Lo storico dell’arte Marco Bona Castellotti, che oltre a essere il "paroliere" dei titoli del Meeting ha scoperto la passione religiosa di Caravaggio e ha fatto da guida alla sua mostra sulla "Classica majestas". Il poeta Davide Rondoni, che ha letto il "quasi nulla" di Giacomo Leopardi con "infinita amicizia". Tornano i grandi amori di don Giussani, che – ricorda chi gli è stato vicino – «dopo la comunione, per ringraziamento, leggeva Leopardi perché nei suoi versi sentiva la nostalgia dell’Incarnazione».

Ma la cosa più straordinaria sono state le oltre 5 mila presenze al giorno alla mostra dedicata a don Giussani, 40 minuti di un percorso, su prenotazione, per entrare nel decimo capitolo de Il senso religioso. Un percorso impegnativo e difficile, anche per l’audio quasi incomprensibile dei filmati in cui il fondatore parla in prima persona. Non a tutti i ciellini è piaciuta, ma poco importa, perché un percorso di questo genere è offerto, soprattutto, a chi è fuori dal movimento.

D’altra parte, parlano i numeri. Il Meeting ha avuto oltre 700.000 presenze: non è più solo il popolo di Cl che partecipa all’evento di agosto. C’è gente simpatizzante, ma anche tante famiglie in vacanza al mare, giovani che si portano dietro gli amici, insegnanti. Gente diversa, insomma, che coglie questa straordinaria opportunità di cultura, di riflessione e di incontro.

Nel nome della ragione si è parlato di una scienza che si interroga sul perché, con l’astrofisico Marco Bersanelli, e dei limiti che lo scienziato dovrà imporre a sé stesso, con Edmund Pellegrino, consigliere di Bush per la bioetica.

La mostra dedicata alla figura e al pensiero di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione.
La mostra dedicata alla figura e al pensiero di don Luigi Giussani,
fondatore di Comunione e liberazione.

Un’Italia degli italiani

Berlusconi ha parlato di «un’Italia che deve rimanere degli italiani», ma uno dei momenti più emozionanti del Meeting l’ha offerto l’incontro con l’"Islam" liberale di donne come Raja Ben Slama, Elham Manea e Souad Sbai, presidente dell’Associazione donne marocchine in Italia, convinte che solo la liberazione della donna da una condizione disumana, che purtroppo è confermata dalle cronache, potrà liberare l’Islam. Il gesuita Samir Khalil Samir, uno dei massimi esperti di Islam, ha sollevato il problema drammatico dei musulmani convertitisi al cristianesimo, che rischiano la vita anche in Occidente e che «potrebbero essere molti di più se le nostre chiese fossero più accoglienti» e noi stessi meno tiepidi.

E poi è arrivata la grande star, Silvio Berlusconi, un incontro atteso e voluto con determinazione da Roberto Formigoni, «per un rientro in politica che partisse fisicamente dal Meeting». Anche se i ciellini, tramite Cesana, hanno respinto al mittente il suo invito a fondare i "circoli della libertà", l’entusiasmo per "Berlusconi forever" è stato sincero. Pur senza i rinforzi della claque azzurra, l’abbraccio del Meeting non gli sarebbe mancato.

Il liberalismo nel cuore

E non solo perché lui, il divo Silvio, si è dichiarato disponibile a sottoscrivere un "liberalismo del cuore" che va ben oltre il liberalismo tradizionale. Quello, per intenderci, che lo stesso Formigoni si affanna a realizzare in Lombardia per dimostrare che sarebbe la ricetta vincente per tutto il Paese.

Un momento del Meeting, al quale hanno lavorato 3.041 volontari.
Un momento del Meeting, al quale hanno lavorato 3.041 volontari.

«Formigoni, naturalmente, è un’altra cosa, ma Berlusconi ci piace perché è una specie di icona pop», dice Giovanni, 19 anni, in prima fila con penna e taccuino, cercando di spiegare perché i giovani del movimento gli perdonano anche le "notti brave" di Villa Certosa e la sua corte di veline; «è un uomo capace di grandi passioni, nel bene e nel male. E poi gli altri politici sono ingessati, lui è uno che si mette in gioco benché poi dica un sacco di "sciocchezze". Le dicono anche gli altri. Il merito che gli riconosciamo è quello di aver portato la società civile nella politica».

D’altra parte Cl è un movimento "carnale" che si compromette con tutto, politica compresa, anche se «don Giussani non è il volantino di nessuno». E applaude Berlusconi come applaude il ministro per lo Sviluppo economico, il diessino Pierluigi Bersani. «Io non credo che si possa andare avanti con un Paese spaccato in due», spiega Cesana, «bisogna trovare un accordo, se si vuole effettivamente costruire qualcosa di utile, e in questo senso, secondo me, il tema delle liberalizzazioni su cui si è mosso Bersani è molto importante per una intesa "bipartisan". Anche se, naturalmente, non dovrebbe riguardare solo i tassisti e gli avvocati, ma altre libertà più di fondo, come l’educazione, la scuola, l’università e il sistema delle aggregazioni sociali». Resta il problema di una maggior coesione dei cattolici, sui temi più urgenti e irrinunciabili. Il presidente del Senato Franco Marini l’ha chiesta e l’hanno applaudito, senza fischi. Ma Cesana avverte: «Noi il dialogo lo cerchiamo, ma la coesione non si raggiunge per un fatto di sentimento o di volontà: sono due elementi troppo fragili. Per essere uniti bisogna avere la stessa concezione della vita, e il cattolicesimo italiano in questo fa molta fatica, perché risente di problematiche non ancora digerite, per esempio la tematica "cattocomunista", il modo diverso di intendere la giustizia sociale. Il tema stesso della ragione, della libertà: sono cose che si danno per scontate, ma non lo sono per niente. Si dà per scontato che i cattolici la pensino allo stesso modo sulla concezione dell’uomo, ma non è vero. Il problema è tutto qui, prima ancora di essere d’accordo sui pacs».

Simonetta Pagnotti

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