Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
L'editoriale.
di Beppe Del Colle


PROSPETTIVE E SCENARI DELLA MISSIONE DI PACE 
IN MEDIO ORIENTE


AI MILITARI IL PRESENTE
ALL’ONU IL FUTURO


Non basta una fase di interposizione militare ai confini del Libano.
Per risolvere la crisi occorre un’azione diplomatica che riesca a garantire i diritti di Israele e dei palestinesi.


La missione di pace dell’Onu in Medio Oriente, cominciata questa settimana con una forte partecipazione italiana, non è, non può essere, un salto nel buio. Tutte le operazioni diplomatiche che l’hanno preceduta prima e dopo la tregua nelle operazioni militari nel Sud Libano hanno avuto un senso ben preciso, anche se non sono mancati equivoci, malintesi, speculazioni politiche interne a molti Paesi e internazionali, anche a livello di Nazioni Unite e dei rapporti fra Europa e America.

Il senso è stato, e rimane, questo: nessuno può illudersi che a superare la crisi basti una fase di interposizione militare multinazionale fra Israele da una parte e gli Hezbollah libanesi, sostenuti da Iran e Siria, dall’altra, per una molteplicità di ben note ragioni che incoraggiano lo scetticismo. Non meno necessaria, anzi imprescindibile e fondamentale, è una strategia diplomatica che, partendo dall’Onu, deve coinvolgere una vasta gamma di Paesi e di organizzazioni politiche ed economiche (ricordiamoci che il Medio Oriente nel suo insieme è il più essenziale produttore di petrolio del mondo) con uno scopo ben chiaro: garantire i diritti e innanzitutto la sopravvivenza dello Stato di Israele e i diritti e il futuro del popolo palestinese.

I movimenti in atto in questi giorni parlano chiaro: mentre dall’Europa partono i contingenti militari e i loro supporti navali logistici e di controllo dei flussi di armi dall’Iran verso il "partito di Dio" libanese, il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan fa la spola fra Beirut e Teheran, alla scadenza del termine del 31 agosto fissato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu all’Iran perché interrompa i suoi esperimenti di arricchimento dell’uranio, prologo necessario allo sviluppo di una capacità nucleare che potrebbe condurre all’"atomica degli ayatollah".

Il segretario dell'Onu Kofi Annan.
Il segretario dell’Onu Kofi Annan
(foto Ansa/La Presse).

Tutto dunque è in movimento, niente è sicuro, l’inquietudine, variamente motivata, è forte dappertutto: molto probabilmente anche fra gli stessi gruppi più fortemente ideologizzati che congiurano contro l’esistenza di Israele, divisi fra loro in termini sia nazionalistici sia religiosi, come dimostrano la vera e propria mattanza in corso nell’Irak spaccato in due fra sciiti e sunniti e l’imbarazzato silenzio dei Governi di alcuni Paesi arabi, principalmente Egitto, Giordania e Arabia Saudita, i cui interessi (petroliferi o turistici) sono messi fortemente in pericolo da una questione che fra guerre e tregue finora mai definitive dura dal 1948, anno di fondazione dello Stato di Israele

I riflessi italiani di questa situazione sono noti a tutti: c’è scetticismo, c’è paura di attentati, c’è un briciolo di consueta polemica fra maggioranza e opposizione, anche se finora in Parlamento si continua a registrare una convergenza di voti sulla nostra partecipazione alla missione dell’Onu. Qualcuno rimprovera al Governo, in particolare a Prodi e D’Alema, un eccesso di orgoglio per la riuscita nell’impresa di fare assumere un atteggiamento positivo a tutta l’Unione europea (oggi estesa a 25 Paesi, sei dei quali mandano soldati in Libano: Italia, Francia, Spagna, Belgio, Finlandia e Polonia, mentre altri, come Germania e Gran Bretagna, assicurano navi e aerei).

Resta il dubbio sulla lealtà e concordanza di propositi che ci si può attendere da una sinistra "pacifista" e da sempre filopalestinese, che oggi tende a immaginare l’attuale funzione dell’Onu più come un deterrente contro nuove reazioni israeliane a nuovi attacchi dei fondamentalisti arabi che come prologo indispensabile a una pace che non deve restare più a lungo un sogno irrealizzabile.

 Beppe Del Colle

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