Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Primo Piano.
di Vittorio Nozza
Direttore della Caritas italiana


IMMIGRAZIONE: COME USCIRE DALLA LOGICA DELL’EMERGENZA

QUANDO LA SPERANZA
MUORE A LAMPEDUSA


Sempre più di frequente, per gli immigrati che quotidianamente sbarcano sulle nostre coste i "viaggi della speranza" si trasformano in tragedie. All’origine di questi esodi drammatici c’è quasi sempre una necessità: guerra, carestia, persecuzione religiosa o politica. Ma c’è anche una speranza: un altro Paese, un’altra vita, a costo di rischi imponderabili, catastrofe compresa. Siamo quindi di fronte a persone che hanno bisogno di essere "riconosciute" e difese nella loro dignità. Una consapevolezza che deve "fare cultura": deve cioè crescere nella testa, nel cuore, nella prassi di ognuno.

In quest’ottica, i continui flussi irregolari vanno affrontati con lucida determinazione, avendo ben chiare alcune linee-guida. Innanzitutto, la necessità di guardare alla questione migratoria in un contesto europeo e internazionale, come è stato ribadito dal nostro Governo e condiviso dal Commissario europeo Frattini. In secondo luogo, è necessario avviare progetti d’intesa tra i diversi Paesi coinvolti: quelli di provenienza, di destinazione e di transito, per contrastare l’immigrazione "clandestina".

Occorre quindi un impegno mirato e attento sul terreno della lotta alla criminalità: spesso, infatti, siamo portati a trattare i disperati come criminali, mentre non facciamo abbastanza per combattere chi alimenta e sfrutta questo traffico.

È poi importante rendere "governabili" i flussi migratori, facendo sì che la domanda di migrazione e la richiesta di manodopera siano entrambe soddisfatte e facendo diventare le procedure burocratiche più "snelle" e accessibili. È necessario, infine, un investimento concreto e crescente nelle politiche di cooperazione allo sviluppo, come impone la consapevolezza del legame tra migrazioni e ingiusta ripartizione delle risorse e delle opportunità.

Un gruppo di immigrati nordafricani sbarcati a Lampedusa.
Un gruppo di immigrati nordafricani sbarcati a Lampedusa
(foto Ansa/La Presse).

Alcune iniziative adottate dal Governo negli ultimi mesi sembrano andare in questo senso. Mi riferisco alla legge sulla cittadinanza, al recepimento della direttiva sui ricongiungimenti familiari, all’estensione del numero di ingressi regolari nel nostro Paese, all’abolizione della moratoria per i neocomunitari, all’istituzione di una Commissione di valutazione sui Centri di permanenza temporanea.

Su tanti altri fronti c’è ancora da lavorare. Ad esempio: per una legge organica a favore di chi chiede asilo, per una rimodulazione del sistema delle quote, per l’introduzione di meccanismi a facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, per la riattivazione di tavoli di confronto in tema di politiche di integrazione, con ampio coinvolgimento del Terzo settore, in particolare dell’associazionismo immigrato.

Si tratta di interventi finalizzati a superare un approccio al fenomeno migratorio improntato fino a oggi sulla diffidenza verso quella che è diventata una componente ormai strutturale della nostra società e a favorire l’incontro e l’accompagnamento sociale.

Serve l’impegno di tutti, ogni giorno, accanto alle Caritas e alle altre realtà operanti in questo ambito, in termini di ascolto, di accoglienza, di prime risposte ai bisogni primari. Ma servono anche e soprattutto iniziative che puntino sull’integrazione e l’interazione di chi già è presente nei nostri territori. Cercando di coniugare, in ogni contesto di vita, legalità, solidarietà e giustizia.

Però non basta. Nella consapevolezza che l’ospite è sempre una "visita di Dio" al suo popolo, gli immigrati, con la loro presenza fatta di solitudine, di sofferenza, di sogni, ci chiamano come comunità cristiana anche a un rinnovamento nella carità e nella fede, per essere Chiesa viva, capace di testimoniare con gioia e annunciare con speranza la salvezza ricevuta.

Quella speranza che insieme al coraggio, all’amore e alla "fantasia della carità" deve «ispirare il necessario impegno, umano e cristiano, a soccorso di questi fratelli e sorelle nelle loro sofferenze», come ci ha ricordato il Santo Padre, nel Messaggio in occasione della Giornata mondiale 2006 del migrante e del rifugiato.

 Vittorio Nozza

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