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Attualità.
di Ombretta Bertini


SOLIDARIETÀ
L’INIZIATIVA DELL’ONG "ALISEI": L’AUTOCOSTRUZIONE DI ALLOGGI POPOLARI


LA CASA "FAI DA TE"

Famiglie italiane e straniere che si mettono insieme per costruire le loro future abitazioni. Per abbattere i costi e convivere meglio.

Casa, dolce casa: specialmente se costruita con le proprie mani. In tempi di affitti impossibili e stipendi sempre più esigui, esistono gruppi di persone che la casa se la fanno da sé. Non con l’aiuto dei parenti o del vicino, ma attraverso associazioni come "Alisei", organizzazione non governativa (Ong) operante nel campo degli aiuti umanitari.

Che nella sua divisione operativa sta sperimentando con successo l’idea dell’autocostruzione associata: gruppi di famiglie, sia immigrate sia italiane, unite in cooperativa e guidate da tecnici e personale amministrativo, votate alla costruzione di ciò che è destinato a diventare la loro futura dimora.

«L’idea era quella di fondere conoscenze tecnologiche e competenze di tipo sociale», dice Andrea Bernardi, capo del settore risorse umane. «I primi progetti erano destinati solo ai cittadini immigrati, i più colpiti dal disagio abitativo. Col passare del tempo, tuttavia, anche molte famiglie italiane hanno aderito al nostro progetto».

Tutto è cominciato negli anni ’80 con l’apporto di alcuni architetti del Politecnico di Milano, ispirati da analoghi progetti in Olanda, Germania e Inghilterra.

La sperimentazione nel nostro Paese è partita dall’Umbria, per poi estendersi all’Emilia-Romagna e alla Lombardia, e successivamente anche al Piemonte, al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. L’autocostruzione, ancora relativamente poco conosciuta in Italia, ha bisogno di precisi presupposti.

«Si fonda sull’esistenza sul territorio della volontà, anche politica, degli enti locali di risolvere il problema della scarsità di case popolari», dice Bernardi. «La futura cooperativa deve poter contare sulla disponibilità di terreni e su una banca disposta a collaborare con il progetto a costi contenuti: l’idea prevede infatti che chi lavora nell’autocostruzione inizi a pagarsi la casa solo dopo averla ultimata, con rate di mutuo accettabili, partecipando solo alle spese per la fondazione della cooperativa stessa».

Un investimento a condizioni straordinarie, con una spesa finale che va da 65.000 a 85.000 euro per villette multifamiliari a due piani, a seconda dei prezzi del terreno: i costi della manodopera, grazie all’autocostruzione, sono epurati quasi della metà rispetto alle tariffe comuni. La partecipazione al progetto non è aperta a tutti, ma esistono precisi requisiti, elencati in bandi indetti dai Comuni o nelle promozioni fatte dalla stessa "Alisei": «Di solito prendiamo in considerazione persone già iscritte nelle liste per l’assegnazione di alloggi popolari, famiglie o individui con un reddito tra i 12.000 e i 20.000 euro annui. Deve poi esserci un’idoneità fisica minima per i lavori, che vengono prestati nei fine settimana e parte delle ferie».

Famiglie di varia provenienza

I futuri proprietari formano gruppi eterogenei per razza, cultura e religione. «Un massimo di 25 famiglie, il più possibile varie quanto a provenienza e tradizioni, garantisce che non si creino odiose ghettizzazioni», afferma Ottavio Tozzo, presidente di "Alisei". «Vedere persone che non si conoscono imparare a lavorare assieme, stringere amicizie, litigare, anche, ma sempre con l’intento comune di costruire la propria casa, è un’esperienza entusiasmante. E dà due garanzie: i futuri vicini si conoscono in anticipo, cementando una solidarietà che di rado troviamo nei condomini; e si rendono visibili agli abitanti del territorio, che osservandoli lavorare estate e inverno imparano a conoscere la nuova comunità, spesso aiutandola e infrangendo così possibili diffidenze».

Senegalesi, rumeni, italiani, albanesi, peruviani, iracheni, marocchini. Nessuno, al momento della costruzione, sa quale appartamento gli toccherà in sorte: questo fa sì che tutti lavorino con lo stesso impegno.

Le donne si adoperano al pari degli uomini, grazie a scelte tecnologiche in cui l’impiego della forza è sempre meno vincolante. E sebbene le famiglie musulmane fossero inizialmente riluttanti a lasciare che le donne prendessero parte ai lavori, vedere le altre signore all’opera ha fatto crescere entusiasmo e partecipazione anche in loro.

Gli immancabili pregiudizi

Eppure non sono mancate resistenze, specie all’inizio: «Pregiudizi su operazioni simili ci sono sempre», dice il presidente. «Si pensa magari a un’attività poco solida, non trasparente, o si hanno preconcetti contro gli immigrati. Politicamente non abbiamo avuto problemi: l’accettazione del nostro progetto è stata trasversale rispetto al colore delle amministrazioni locali. Chi invece ha opposto una certa resistenza sono state le imprese edili, convinte che l’autocostruzione sia motivo di concorrenza, senza rendersi conto del fatto che le fasce a cui ci rivolgiamo non avrebbero comunque la possibilità di comprare la casa attraverso l’edilizia ordinaria».

E non si parla solo di cittadini immigrati, ma anche dei tanti italiani che stanno in quella "fascia grigia" che fatica ad arrivare a fine mese e non ha certo le forze per acquistare un’abitazione. Sono per lo più i 30-40enni, uomini e donne giovani che di mestiere sono operai, impiegati, personale edile, infermieri, poliziotti, addetti ai trasporti. 

«È una macchina complessa», conclude Tozzo, «che meriterebbe facilitazioni legislative in alcuni delicati passaggi – vedi l’accesso al credito – come già avviene nel resto d’Europa».

Ombretta Bertini

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