Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 



 
Attualità.
di Rosanna Biffi
foto Image


I BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA/3
BIENNO (BRESCIA)


Paese antico di fabbri e fucine
UNA MEMORIA DI FERRO


Tutta la storia qui è percorsa dal filo grigio della "ferrarezza", cioè l’estrazione dei metalli e la lavorazione del ferro. A cominciare dalla preistoria.

Dalle finestre aperte rotolano sui vicoli i rumori del pranzo. Ticchettìo di stoviglie, chiacchiere di donne mezzo in italiano e mezzo in duro dialetto camuno. Non c’è traffico a ingoiare questi suoni familiari, fermi nel tempo come le tende di lino ricamate dietro i vetri o come i ciotoli di fiume sulle stradette in salita. Sotto il sole a picco, di Bienno si apprezzano le stradine in ombra e i passaggi coperti del centro medievale intatto; passo dopo passo, se ne respira anche l’atmosfera autenticamente popolare.

Una veduta di Bienno.
Una veduta di Bienno.

Quasi la metà dei 3.500 abitanti del paese abita infatti nel nucleo storico e vecchio, e i muri spessi in pietra viva o gli intonaci discreti raccontano le ristrutturazioni attente di chi investe in una casa per viverci, non per guadagnare.

La statua del Cristo Re sull'adiacente colle della Maddalena, inaugurata nel 1931.
La statua del Cristo Re sull’adiacente colle della Maddalena,
inaugurata nel 1931.

Gli edifici medievali, i palazzi più eleganti del Rinascimento, le chiese e le cappelle serrate nel borgo o disperse nei dintorni sono altrettanti motivi d’attrazione per i visitatori di questa conca verde che si dirama dalla Valcamonica, sopra il lago d’Iseo e in provincia di Brescia; ma nei secoli la fama di Bienno e della valle, la loro progressiva prosperità sono dipesi da un lavoro duro e sacrificato come la lavorazione del ferro.

Uno scorcio dello splendido borgo antico, con le sue case dai davanzali ricoperti di fiori, le strette vie senza traffico, i muri spessi in pietra viva coperti da intonaci dalle tinte discrete.
Uno scorcio dello splendido borgo antico, con le sue case dai davanzali
ricoperti di fiori, le strette vie senza traffico, i muri spessi in pietra viva
coperti da intonaci dalle tinte discrete.

Fino agli anni ’50 in paese funzionavano una cinquantina e più di fucine con 5-6 addetti ciascuna, tanto da costituire la principale economia del luogo. Così che oggi non si può lasciare Bienno senza aver ammirato gli affreschi del Romanino nella chiesa di Santa Maria Annunciata, ma anche la fucina museo dove è conservato il maglio da due quintali che modellava il ferro, con il suo rumore infernale che rendeva sordi i fabbri, con la potenza impressionante dei suoi colpi che solo mani esperte potevano sfruttare senza paura.

Un particolare del paese con i suoi caratteristici balconi, tutti rallegrati da cascate di gerani, vasi di fiori e piante verdi.
Un particolare del paese con i suoi caratteristici balconi,
tutti rallegrati da cascate di gerani, vasi di fiori e piante verdi

Tutta la storia di Bienno è percorsa dal filo grigio della "ferrarezza", cioè l’estrazione dei metalli e la lavorazione del ferro. A cominciare dalla preistoria: nella fucina museo è riprodotta un’incisione rupestre degli antichi camuni alle prese con quest’attività. Perché qui siamo ad appena 10 chilometri dal famoso sito di incisioni rupestri della Valcamonica, con oltre 300.000 graffiti dislocati in più di 50 aree.

L'interno della chiesa di Santa Maria Annunciata.
L’interno della chiesa di Santa Maria Annunciata
.

La produzione delle armi

D’altronde la zona possedeva tutti gli elementi necessari: miniere, acqua e legno per il fuoco dei forni fusori. Non stupisce, allora, che la lavorazione del ferro fosse già importante nel Medioevo, quando gli spostamenti erano difficili e la vicinanza delle miniere faceva la differenza. E infatti al Medioevo rimandano molte case di Bienno, addossate l’una all’altra in modo compatto; a quel periodo risalgono anche due porte d’ingresso al paese (quello che resta delle antiche mura) e alcune casetorri sopravvissute ai secoli.

Un collezionista di vecchi attrezzi da lavoro li ha usati per decorare le facciate di casa.
Un collezionista di vecchi attrezzi da lavoro li ha usati per decorare
le facciate di casa. In molti punti di Bienno sono esposti gruppi
di utensili in ferro, che danno l impressione di sculture moderne.

Con il ferro si fabbricava di tutto: utensili per la cucina, attrezzi per l’agricoltura e armi. Le armi divennero una produzione sempre più importante negli oltre tre secoli di dominazione della Repubblica di Venezia (che terminarono nel 1797, con la conquista napoleonica e la Repubblica Cisalpina).

Affreschi sulle case.
Affreschi sulle case.

Niente tasse ai fabbri

Nel 1634 il Governo veneziano arrivò a sospendere le tasse ai fabbri della Valgrigna (la valle di Bienno) dopo che una terribile alluvione del torrente Grigna aveva distrutto molte fucine: c’era il rischio tangibile che gli abili "mastri" si trasferissero nel Ducato di Milano, e la Serenissima non poteva perderli.

Uno scorcio di Bienno.
Uno scorcio di Bienno.

Di pari passo con il lavoro si accresceva la ricchezza del borgo e tra il ’400 e il ’600 furono edificati i palazzi più signorili, le chiese più belle. Il miglior lascito di quel tempo è la chiesa di Santa Maria Annunciata. L’eleganza della facciata, arricchita di pilastri in pietra e di un rosone in stile gotico, è un assaggio dell’intensa atmosfera spirituale che cattura varcando la porta. Complici l’ombra, che neppure il giorno pieno riesce a scacciare, e il tempo e l’umidità che hanno scurito gli affreschi: pur producendo danni visibili ai colori e alle figure, hanno aggiunto severità alle pitture sulle pareti. Affreschi bellissimi e ieratici. I cicli più importanti sono opera di Giovan Pietro da Cemmo e, soprattutto, di Gerolamo Romano detto il Romanino. E in una cappella laterale nove statue del ’600, in legno dipinto e a grandezza naturale, formano un "Santo sepolcro" di grande efficacia, una rappresentazione della morte potente ed essenziale. A Bienno lo stop alla quiete arriva in luglio e agosto. Tornano gli emigrati, per le vacanze nel paese delle radici; sopraggiungono i turisti in villeggiatura sulle montagne vicine. L’ultima settimana di agosto, poi, diventano una folla: 100.000 visitatori in sette giorni, per l’appuntamento con la Mostra mercato dell’artigianato artistico e dell’antiquariato.

La mugnaia Francesca Denage.
La mugnaia Francesca Denage
.

Una visita non frettolosa

Lungo le strade rischiarate da torce si ammira l’opera di artigiani, fabbri, ricamatrici; nei vicoli in salita e all’interno di piazze e corti rallegrate dai gerani ci si immerge in un passato remoto risuscitato con rappresentazioni in costume, danze rinascimentali e canti gregoriani. Naturalmente è anche un’occasione di turismo culturale, per esempio verso la chiesa parrocchiale di origine benedettina. Costruita in buona parte nel ’600, è nota per gli affreschi del Fiamminghino, per un organo a canne tra i più belli della provincia e per le cancellate in ferro battuto forgiate con arte dai fabbri di Bienno.

Se le molte chiese, cappelle, edicole votive nei dintorni del paese valgono una camminata a saliscendi e una visita non frettolosa, una nota a sé merita l’enorme statua di Cristo Re, ricoperta di lamina d’oro, dominante in posizione panoramica dall’adiacente colle della Maddalena. La volle l’intera Valle Camonica, per ricordare la firma dei Patti lateranensi tra Stato e Chiesa.

La ruota idraulica che aziona le macine.
La ruota idraulica che aziona le macine.

L’anima del "paese dei magli"

Ma occorre ridiscendere alla periferia di Bienno per respirare l’anima arroventata e rumorosa del "paese dei magli" che è stato. L’unica fucina ancora funzionante è quella dei fratelli Ballerini, dove lavorano in sei e non conoscono crisi di ordinativi. «Forniamo le grandi ferramenta, e soprattutto le province di Cuneo e Torino, e la Toscana. Gli agricoltori di professione preferiscono vanghe, badili e zappe di acciaio forgiato e battuto con il maglio, perché funzionano meglio e durano di più», rileva Damiano Ballerini, che iniziò il lavoro sessant’anni fa accanto al padre. Scherza sul proprio fisico asciutto, non esattamente alla Schwarzenegger: «Non serve la forza di Sansone per manovrare il maglio, casomai concentrazione e attenzione». Uno dei due magli in uso è antico, ancora mosso da una ruota idraulica alimentata dal Vaso Re: un canale artificiale progettato prima del ’300 dai Benedettini e perfezionato nei secoli per convogliare l’acqua a fucine, mulini, segherie e forni fusori.

Uno scorcio di Bienno.
Uno scorcio di Bienno.

Una costruzione geniale per efficienza e complessità, che a tutt’oggi garantisce la forza motrice anche all’unico mulino di Bienno.

Quattrocentesco, di proprietà del Comune, è gestito da una mugnaia: Francesca Denage, 67 anni, che ha seguito le orme di mamma e nonna.

Dalle due antiche macine in granito escono farina bianca e farina per polenta, separata dalla crusca, che un tempo serviva per i maiali e ora invece alimenta il mercato biologico.

Uno scorcio di Bienno.
Uno scorcio di Bienno.

«In autunno si macina di più», osserva Francesca Denage, «mentre in questo periodo il mulino funziona 4-5 ore al giorno. I vicini non si sono mai lamentati del rumore; anzi, si preoccupano quando non lo sentono». Forse perché, nel silenzio placido e invidiabile di Bienno, il tonfo ripetuto delle macine ha il suono aspro e rassicurante del lavoro.

Rosanna Biffi
     
   
CUCINA POVERA, MA MOLTO SAPORITA

Una cucina povera, nella quale per secoli l’ingrediente principale è stata la castagna. Ma anche un’alimentazione che prevedeva carni e formaggi, data l’abbondanza dei pascoli circostanti. Così la tradizione culinaria della Valcamonica si presta a riscoperte e rivisitazioni, specie per chi ha inventiva e mestiere come Teo, lo chef approdato all’"Hostaria Vecchia Fontana" di Bienno con il suo bagaglio di esperienza internazionale.

Tra i primi piatti tipici ci indica i "casoncelli alla camuna", fagottini di pasta con molti generi di ripieno, il risotto ai fiori di rosmarino e la "scandela", una minestra d’orzo per la cottura della quale è importante usare un piedino di maiale, che cede gelatina al brodo.

Davanti al ristorante tipico Hostaria Vecchia Fontana , lo chef Teo (al centro) e i proprietari Fausto e Mario con alcuni dei loro piatti più richiesti.
Davanti al ristorante tipico Hostaria Vecchia Fontana,
lo chef Teo (al centro) e i proprietari Fausto e Mario
con alcuni dei loro piatti più richiesti.

Un secondo che viene dal passato, invece, è per esempio il "cuz", cioè carne di pecora a pezzi cotta nel suo grasso per 2-3 ore senza mai rimestare, ma muovendo la padella per girare il contenuto. Un tempo, questo genere di cottura permetteva di conservare tutto l’inverno una pecora morta all’improvviso, da cucinare subito.

La carne salata (una volta di asino o mulo, oggi di cavallo) e i piatti a base di selvaggina affiancano la torta di rane, una specialità di successo dell’"Hostaria" fondata su una ricetta molto antica. È ricca e ottima la scelta di formaggi locali, dal "Silter" di vacca a quelli di capra.

L'appetitosa vetrina della pasticceria.
L’appetitosa vetrina della pasticceria.

Tra i dolci semplici che venivano cotti nel forno di casa spicca la "Spongada ", focaccia pasquale a base di farina, uova, latte, burro, vaniglia e coperta di zucchero.

   

I CONSIGLI PER IL TURISTA

COME ARRIVARE - In automobile: Autostrada A/4 Milano-Venezia, uscita Bergamo o Brescia. Da Bergamo centro: prendere la SS 342 per Lovere, quindi la SS 42; da Brescia centro: prendere la SS 510 per la Valle Camonica, quindi la SS 42. In treno: con le Ferrovie Nord dalle stazioni di Brescia o di Milano, scendere alla stazione di Piancogno. Distanze: 130 km da Verona; 120 da Milano, 70 da Brescia e da Bergamo.

Cartina.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI
Comune: telefono 0364/40.01 Pro Loco (ore 8-12): 
tel. 0364/30.03.07 Internet
www.comune.bienno.bs.it

NEL PROSSIMO NUMERO
ANTAGNOD
(VALLE D’AOSTA)


torna all'indice