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Attualità.
di Renzo Giacomelli


BENEDETTO XVI
LE ALTRE CHIESE: INTERVISTA CON IL CARDINALE KASPER


PIÙ UNITI NEL DIALOGO

«Il nuovo Papa ha detto che continuerà sulla strada di Wojtyla», spiega il responsabile del Pontificio consiglio per l ecumenismo. «Spero che con lui ci sia nuovo slancio».

Subito dopo l’elezione, quando l’ho salutato, il nuovo Papa mi ha detto: «Dobbiamo continuare sulla via dell’unità dei cristiani». Parola del cardinale Walter Kasper, responsabile del Pontificio consiglio per l’ecumenismo.

Nei primi interventi pubblici, Benedetto XVI ha avuto parole impegnative sul dialogo ecumenico.

  • Eminenza, si aspetta dal nuovo Pontefice passi in avanti verso l’unità dei cristiani?

«L’ecumenismo era nel cuore di Giovanni Paolo II ed era una delle principali intenzioni del Concilio Vaticano II. Benedetto XVI ha già detto che intende proseguire su questa strada. D’altronde, il ministero petrino è ministero di unità, non soltanto per la Chiesa cattolica ma per tutti i cristiani. Sì, io spero che con il nuovo Papa ci sia un nuovo slancio».

  • I responsabili delle Chiese ortodosse hanno salutato favorevolmente l’elezione di Benedetto XVI. Il Patriarca di Mosca, Alessio II, ha detto che "il conservatorismo" del nuovo Pontefice sarà di aiuto al dialogo...

«Alessio parla di "conservatorismo" con riferimento ai valori cristiani. 
La Chiesa ortodossa russa è molto preoccupata dal secolarismo diffuso nell’Europa occidentale, come ci ha manifestato il metropolita Kirill, che ha guidato la delegazione russa all’inaugurazione del nuovo pontificato. Lo stesso Benedetto XVI è preoccupato dal vuoto spirituale del nostro Continente».

  • Quali sono i temi principali nel dialogo tra Roma e Mosca?

«Noi possiamo imparare dalla loro ricchissima tradizione di spiritualità, loro possono imparare dalla nostra maggiore esperienza di confronto con il secolarismo. Mosca ci chiede anche maggiore collaborazione in campo teologico, con scambio di professori e studenti».

  • Ritiene prossimo un incontro tra Benedetto XVI e il patriarca Alessio II?

«Troppo presto per dirlo e finora non se n’è parlato. Spero che sia possibile, perché ne verrebbe una grande spinta al miglioramento dei nostri rapporti».

  • Quali le reazioni del mondo protestante all’elezione di Bendetto XVI?

«Quelle ufficiali sono state tutte più o meno positive. C’è grande attesa su come si muoverà il nuovo Papa, che finora è noto soprattutto come grande teologo. Bisogna aspettare e non affrettarsi ad appiccicargli etichette di destra o di sinistra. Anche con i protestanti la collaborazione sarà positiva».

  • Nell’incontro che ha avuto il 25 aprile con le Chiese e le altre confessioni religiose, Benedetto XVI ha distinto tra "Chiese ortodosse orientali e Comunità ecclesiali d’Occidente". Continua, come faceva da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a non considerare "Chiese sorelle" quelle protestanti?

«Le comunità protestanti hanno il diritto di chiamarsi Chiese, ma il loro concetto di Chiesa è diverso da quello cattolico. Ad esempio, non hanno la successione apostolica nel ministero episcopale, né la piena sostanza dell’Eucaristia. Perciò facciamo questa distinzione teologica tra Chiese e Comunità ecclesiali. È una questione delicata, sulla quale abbiamo avuto molti confronti».

  • Il dialogo cattolico-protestante va oltre le Chiese chiamate "storiche", per comprendere anche le molte nuove comunità uscite dal protestantesimo e dalla Chiesa cattolica?

«Questa è la nuova sfida ecumenica. I neopentecostali o neocarismatici sono in grande crescita, soprattutto in America latina e in Africa. Con larga parte di questi movimenti abbiamo rapporti buoni, sulla base della Scrittura, della Cristologia affermata dai primi concili e delle questioni etiche. Certo, non hanno i sacramenti nel nostro senso né un’ecclesiologia sviluppata. E poi, ci sono anche dei neopentecostali che fanno un proselitismo aggressivo. 
Il Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani quest’anno si impegnerà su questo tema, con due conferenze in Africa e una in Brasile, in collaborazione con gli espiscopati locali».

  • È diventato Papa un teologo tedesco che, per tanti anni, è stato il custode della dottrina. Lei, che pure è teologo ed è succeduto a Joseph Ratzinger nella cattedra di Tubinga, prevede migliori rapporti tra Benedetto XVI e i teologi?

«Il ministero petrino è ministero di unità e riconciliazione. Credo che anche in questo campo papa Ratzinger ci offrirà una nuova immagine. Ha già incominciato con uno stile comunicativo, aperto. Dobbiamo superare i pregiudizi legati al suo precedente ruolo. È sì un conservatore, ma non chiuso e testardo. È un uomo molto intelligente, e credo che il nuovo ministero avrà ripercussioni sulla sua persona. Spero che promuova un’opera di riconciliazione con molti teologi».

  • Negli ultimi anni la teologia non è stata un po’ frenata?

«Più che frenata, è stata in calo, soprattutto in Europa occidentale. Ma ci sono giovani teologi, ancora poco noti, che daranno un nuovo slancio alla ricerca, per affrontare le sfide del mondo post-moderno».

Renzo Giacomelli

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