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Attualità
di Claudio Ragaini


INIZIATIVE
L’"ACRA", NEL MESE DI DICEMBRE SUL NOSTRO CALENDARIO


UN QUADERNO E UN ARATRO


Nata nel 1968 con un progetto di cooperazione rurale in Ciad, l’associazione è oggi diffusa in altri Paesi africani e dell’America latina. Dove punta su uno sviluppo integrale.

Quando cominciò a operare, nel 1968, Acra stava per Associazione di cooperazione rurale in Africa. Nasceva dall’impegno di un piccolo gruppo di laici vicini alla Cisl, che volevano dare il loro contributo per promuovere uno sviluppo sostenibile in qualcuno dei Paesi più poveri del mondo. Non progetti calati dall’alto, ma interventi mirati e partecipati, che rispondessero alle esigenze delle popolazioni locali e dessero loro una possibilità di emanciparsi dalla povertà.

Scelsero il Ciad, che ieri come oggi divideva il triste primato di una diffusa indigenza; e cominciarono a collaborare con una missione dei gesuiti a Goundi, nel Sud del Paese. Si divisero in qualche modo i compiti: ai missionari l’attività pastorale, ai volontari laici la gestione di un progetto di sviluppo agricolo e sociale. Goundi è rimasta per 18 anni la sola base operativa dell’Acra in Ciad, dove le condizioni di arretratezza della popolazione rurale (80 per cento del totale), il diffuso analfabetismo e la precaria situazione sanitaria costituivano altrettanti motivi di impegno. Qui l’Acra ha consolidato la sua esperienza con il lavoro costante dei suoi volontari prima di aprirsi ad altri Paesi africani: Somalia, Camerun, Senegal, Mauritania. Fino agli anni ’80, quando l’interesse per i Paesi latinoamericani ha allargato l’operatività dell’associazione a quell’area non meno tribolata: Nicaragua, Bolivia, Guatemala e altri Paesi ancora.

Tant’è che la sua sigla è diventata espressione di una realtà allargata: Associazione di cooperazione rurale in Africa e America latina.

Oltre cento progetti conclusi

Oggi Acra (presidente è Maria Colomba Gatti, vicepresidente Angelo Locatelli, volontario di lunga data) conta quattro sedi di coordinamento regionale in Paesi "storici": due in Africa (Ciad e Senegal) e due in America latina (Bolivia e Nicaragua). In questi anni di lavoro i progetti pluriennali conclusi sono stati 101, più 369 microprogetti; i volontari partiti 112 più 57 cooperanti; alla fine del 2003 i progetti gestiti, nonostante la penuria dei finanziamenti pubblici, erano 50 e interessavano 125.000 persone.

Motivazioni non solo "umanitarie"

Fin qui la storia dell’associazione che si fonda su una visione precisa del concetto di cooperazione, che va al di là delle motivazioni "umanitarie", fonte spesso di interventi occasionali e superficiali. Spiega Locatelli che il criterio di intervento al quale si ispira l’Acra è fondato su tre punti fondamentali: conoscenza dei problemi, partecipazione della popolazione locale attraverso le strutture di base e le organizzazioni di villaggio, continuità dopo ogni intervento. «Non grandi numeri, ma la garanzia del futuro».

Con questa ottica l’Acra ha specializzato il suo lavoro in alcuni settori che considera preminenti per lo sviluppo integrato delle popolazioni rurali: l’educazione (è capofila delle Ong italiane per il programma Fao/Unesco Education for rural people), la tutela dell’ambiente, fondamentale per la buona gestione delle risorse naturali, la salute (il miglioramento dei servizi sanitari di base) e l’economia, quest’ultima intesa come la valorizzazione delle potenzialità locali, la promozione del commercio in forma cooperativa, attività di microcredito e di incentivi al risparmio. Tra i diversi progetti nei quali l’associazione è attualmente impegnata, molti riguardano la formazione professionale e l’educazione primaria, sia in Africa che in America latina. 
A questo fa riferimento la proposta di questo mese del nostro calendario a sostegno di un programma di scuole rurali in Ciad, nelle tre prefetture di Moyen Chari, Guera e May Kebba, dove l’analfabetismo raggiunge livelli dell’80 per cento tra gli uomini e del 95 per cento tra le donne.

Dalla scuola al lavoro

Qui l’insegnamento scolastico è carente sia per la mancanza di strutture e di insegnanti che porta al sovraffollamento delle poche scuole esistenti (fino a cento alunni per classe), sia per la scarsa integrazione tra la scuola e le comunità di villaggio: molti considerano l’istruzione soltanto come un viatico che favorisce l’emigrazione dei giovani verso le città e quindi toglie braccia all’economia locale.

Il programma dell’Acra, in collaborazione con le missioni cattoliche e la controparte locale ("Communauté pour le progrès"), mira a migliorare l’insegnamento primario collegandolo a una formazione professionale agricola, così da creare un nesso tra scuola e lavoro. Vengono costruite scuole in muratura (sono 23 quelle già in funzione), forniti materiali didattici e strumenti agricoli, curata la formazione degli insegnanti. Il programma interessa 60 villaggi per un totale di oltre 9.000 alunni. È significativo che al progetto collabori l’"Associazione genitori degli alunni" che si è presa carico della retribuzione dei maestri e della formazione spontanea di cooperative tra i giovani.

ACRA, via Breda 54 - 20126 Milano. Tel. 02/27.00.02.91; e-mail acra@acra.it
Per contributi: Conto corrente postale 14268205.

Claudio Ragaini
   
   
SCARPATI, DAL "MEDICO" A DI LIEGRO

La solidarietà? «È concreta come la terra», dice Giulio Scarpati dalla pagina del mese di dicembre del Calendario della solidarietà di Famiglia Cristiana. Forse è per questo che, lui che ha prestato il suo volto e la sua credibilità ad altre campagne sociali, ha scelto l’Acra, che si pone l’obiettivo di aiutare le popolazioni dei Paesi poveri a coltivare al meglio la loro terra.

E che la solidarietà sia importante per Scarpati lo dimostra il nuovo progetto di film tv al quale sta lavorando. Incassato l’altissimo gradimento per l’ultima puntata di Un medico in famiglia, in cui il suo Lele Martini ha fatto ritorno, e terminate le riprese della serie in sei puntate di Una famiglia in giallo, che vedremo su Raiuno in aprile, Scarpati sta girando un film tv in due puntate dedicato a monsignor Luigi Di Liegro, il "mitico" direttore della Caritas romana.


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