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Sommario.

 




 
Attualità.
di Alberto Laggia


PERSONAGGI
STORIA DI UN EX BIBLIOTECARIO, AUTORE DI SUCCESSO 
DELLA LETTERATURA PER RAGAZZI


FAVOLE PER "RIMBAMBINI"

Orazio Minneci, che scrive libri insieme con Claudio Comini, nel 2001 si è dimesso e ora vive a Capo Verde.

Ore 15, scuola Mattei di Meolo, paese del Veneziano. Lezione di buonumore. Si presenta in classe un buffo maestro con i baffoni che inizia a fare domande agli alunni proiettando su uno schermo le pagine colorate di un sito Internet: «Sapete cos’è il postino? È un luogo stretto stretto dove passa solo un bambino. E l’ovazione? È il momento in cui la gallina fa l’uovo».

I bambini si spanciano dalle risate, e provano a indovinare: cos’è la tormenta? Forse una bibita per tori? «Giusto», conferma lo strano insegnante. In realtà, maestro non è, ma i ragazzi sa farli divertire come pochi. Per questo è stato invitato a parlare alle scolaresche per la quinta edizione della "Settimana web" organizzata dalla Provincia di Venezia.

L’omino coi baffi si chiama Orazio Minneci, ha 47 anni, una moglie africana e Joiris, una bimba di 4 anni. È di Leno, nel Bresciano, dove per vent’anni ha fatto il bibliotecario. Da qualche anno i libri, invece che cederli in prestito, li scrive lui, per chi ha «dai 12 anni in giù, e che non sia musone».

Sì, perché Minneci si è specializzato in narrativa umoristica per ragazzi, e, con Claudio Comini, altro bibliotecario bresciano, ha già firmato con successo una decina di titoli. Con Le ventisette valigie di Ennesimo Quaranta, hanno vinto l’edizione 2002 del "Premio Bancarellino", mentre l’ultima fatica della premiata coppia si chiama "RimBambini" ed è una nuova collana di De Agostini tutta da ridere, con protagonisti cinque ragazzi sempre a caccia di guai.

Per potersi dedicare a tempo pieno alla scrittura Minneci non ha lasciato solo il posto di bibliotecario, ma addirittura l’Italia: dal 2001 è andato a vivere a Santo Antao, «la più verde e meno turistica delle isole di Capo Verde», dice. «Sognavo l’Africa fin da bambino. Ho visto Capo Verde per la prima volta nel ’94 e ne sono rimasto stregato. Lì ho conosciuto Giulietta, che poi ho sposato, e tre anni fa sono maturate le condizioni per trasferirmi definitivamente». Ricco di famiglia? «Macché, ho venduto tutto. E poi la vita laggiù è molto meno cara che da noi. Non ho l’auto, e non devo comperarmi abiti, né andare al ristorante. I libri, invece, quelli non me li faccio mancare e li ordino in Italia».

I libri, appunto: la sua scelta di vita ha molto a che fare con la scrittura. «In Italia non riuscivo a scrivere, perché facevo il bibliotecario a tempo pieno. Adesso invece non ho più distrazioni». In effetti, Capo Verde quattro anni fa denunciava su mille abitanti cinque televisori e sette automobili: un bel posto, insomma, per concentrarsi.

Vivere di libri sotto le palme

L’ex bibliotecario ora vive dei suoi libri, e cura per il portale bresciano "Popolis", lo spassosissimo sito per ragazzi "Mastro Calamè" (www.popolis.it/mastrocalame), un omino, guardacaso, baffuto, che introduce i piccoli naviganti nella sua "bottega" piena di storie, giochi di parole e indovinelli. Insomma, una svolta esistenziale: anzi un colpo di scena degno di un giallista umoristico, come si definisce Minneci.

Le storie continua a pensarle e realizzarle assieme all’inseparabile, benché ora lontanissimo, Comini. «Non serve essere vicini di casa. Da sempre scriviamo da soli e poi ci verifichiamo i testi».

Si sono scoperti scrittori per ragazzi quasi naturalmente. «Un giorno ci siamo chiesti: "Dopo aver letto tanta narrativa per ragazzi, perché non proviamo anche noi?". E la cosa non ci riuscì tanto male. Il primo libro lo scrivemmo nel 1990, s’intitolava Ti timbro. Non fu mai pubblicato, perché l’editore non aveva sense of humor», spiega Minneci. Ma già col secondo, Piccole gomme crescono, i "Fruttero e Lucentini dell’editoria per ragazzi" vanno dritti in finale del premio "Battello a vapore".

Il segreto per far ridere i ragazzi? «Anzitutto, niente sottintesi. E poi si devono selezionare drasticamente gli argomenti comici, che devono essere dentro la sfera di conoscenza dei piccoli lettori. Le parolacce tabù destano sempre ilarità, mentre tra i personaggi vanno sempre il prepotente, l’imbranato, il fifone. E lo straniero. «Se l’extracomunitario mi diverte, sono già pronto ad accettarlo», scommette Minneci.

Un racconto comico deve seguire, secondo lo scrittore bresciano, uno schema rigidissimo, fatto di equilibri, ritmi, lunghezze, misurati alla parola. Nulla è casuale. «Per questo si può lavorare in due, da artigiani», commenta Minneci, che dirige laboratori di scrittura comica per ragazzi, e non ha maestri: stravede per Totò e per Jerome, di cui si definisce "figlioccio". Se deve consigliare un autore, indica Roald Dahl, «grande lettura anche per i genitori».

E se qualcuno gli dice che non scrive come Hemingway? «Guardo il mio conto in banca e mi passa!», risponde. «Scherzo: ma la battuta di Alfred Hitchcock è troppo bella. E chi non sa ridere non è una persona seria!».

 Alberto Laggia

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