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Attualità.
di Francesco Pirisi


STORIE DI NATALE
SARDEGNA, INIZIATIVA DEL FIGLIO DI UN IMPRENDITORE RAPITO


LA CASA DEL SEQUESTRATO
APRE AI RAGAZZI DIFFICILI


Il padre Attilio non è mai ritornato. Ora Giorgio Mazzella mette la villa a disposizione di una comunità alloggio.

Mettere un seme d’amore là dove è ancora vivo il dolore per un immane atto di crudeltà. Scelta non scontata, soprattutto per chi dalla malvagità umana è stato toccato negli affetti più cari. Giorgio Mazzella, sardo di Tortolì, imprenditore di successo nel campo turistico, ne ha fatto un comandamento di vita. Al punto di decidere di destinare alla creazione di una comunità alloggio la casa dove visse con il padre Attilio, rapito nel 1975 in Barbagia dall’anonima, e mai tornato a casa, nonostante il pagamento di un riscatto.

Un edificio di 500 metri quadrati, completamente ristrutturato, con diversi ambienti anche per la socializzazione e un ampio giardino, che sorge nella frazione balneare di Arbatax, quasi a metà della costa orientale della Sardegna.

Inaugurata nel novembre scorso, con impressi il nome e il ricordo di Attilio Mazzella, la casa accoglie in affidamento minori che provengono da situazioni sociali e familiari difficili, per accompagnarli in una fase delicata della loro esistenza.

Quattro i ragazzi inseriti in questi primi mesi. Sono due coppie di fratelli, tra i 10 e i 16 anni, guidati dai coniugi Luca Cerrao, di Napoli, e Barbara Piva, di Milano, entrambi trentenni, ad Arbatax per conto della cooperativa L’Albero della vita di Milano. Il progetto educativo è quello della fondazione Patrizio Paoletti, in azione da tempo in Italia, ma anche in Africa, India e Brasile.

Una nuova famiglia "allargata"

Il numero dei componenti della casa Mazzella è destinato a crescere, e potrà arrivare a coprire i 12 posti disponibili. Per rispondere alle esigenze dell’inserimento e della formazione è inclusa l’opera di psicologi e pedagogisti. Luca e Barbara sono la coppia "genitoriale" della nuova famiglia allargata che tuttavia, tengono a sottolineare, «non sostituisce quella di origine, ma cerca di dare ai ragazzi l’affetto e gli indirizzi in certi casi mancati in precedenza e di creare per loro le basi per un futuro roseo».

La confessione di Linus

Una presenza costante, quella dei coniugi Cerrao. Già foriera dei primi frutti, a sentire la confessione di Linus, 15 anni, alunna all’Istituto alberghiero, arrivata ad Arbatax in contemporanea con l’apertura della comunità: «Sono venuta con parecchia diffidenza», racconta la ragazza. «Pensavo di non riuscire ad adattarmi. Ora va decisamente meglio, molto meglio». Le fa eco Sara, iscritta alla terza media di Tortolì: «All’inizio non mi piaceva per niente e volevo andar via. Poi ho conosciuto anche alcuni coetanei del paese, che mi hanno aiutata nell’inserimento».

La comunità alloggio è già diventata una componente del centro marittimo dell’Ogliastra, circondata dal calore della gente, punto di riferimento di tanti ragazzi del luogo, che vi trascorrono qualche ora della giornata: «Anche per la ricchezza degli spazi si possono fare tante attività», dice Alessandra Murtas, educatrice di Cagliari, soddisfatta per un’iniziativa che pure a lei dà «le prime gratificazioni». Le stesse che aveva in mente Giorgio Mazzella, mosso dal desiderio, ha spiegato durante l’inaugurazione, «di poter trasformare la villa in cui ho felicemente trascorso l’infanzia con i miei cari, in una nuova famiglia per bambini meno fortunati, per offrirgli l’opportunità di crescere in un ambiente sereno e accogliente».

 Francesco Pirisi

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