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IL FIGLIO DI DIO VIENE PER TUTTI: DAL PRESEPE AI GESTI
DI SOLIDARIETÀ


PER NATALE RIMETTIAMO
GESÙ NEI NOSTRI CUORI

«Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto all’albergo» (Lc 2,7). Inizia così il mistero di Natale. Con Maria e Giuseppe costretti a cercare un rifugio di fortuna, perché per Gesù non c’era posto.

Come non c’è posto, oggi, in quelle scuole dalle quali viene "cacciato", per far posto a Cappuccetto rosso, o in cui perfino il suo nome viene sostituito nelle parole di una canzone, per non "urtare" – si dice – la sensibilità di alcuni.

Ma a chi può dare fastidio un bambino nato duemila anni fa nella periferia dimenticata di un grande impero? Forse soltanto a chi non ha capito che dialogare con altre fedi e culture non significa rinnegare le proprie radici. Solo chi ha ben salda la propria identità può, infatti, confrontarsi con quella altrui.

E così, mentre il cardinale Camillo Ruini invita a non togliere i presepi dalle scuole, Gaspare Barbiellini Amidei, sul Correre della Sera, annota: «Gli eccessi di zelo hanno involontariamente un sapore offensivo proprio nei confronti degli immigrati musulmani. Essi non gradiscono le imbarazzanti ipocrisie messe in campo in questi giorni dentro non poche scuole italiane».

 Un bambinello in piazza San Pietro durante la benedizione del Papa (foto AP).
 Un bambinello in piazza San Pietro durante la benedizione del Papa (foto AP).

Giudizio condiviso da alcuni autorevoli esponenti della Comunità islamica italiana. Che hanno anche ricordato come il Corano dedichi a Gesù, a sua madre e ai suoi discepoli un numero considerevole di versetti (3.173 parole, pari al 4,1 per cento di quelle contenute in tutto il Libro dell’Islam).

Ma, forse, cacciare Gesù dalle scuole è solo un modo per togliersi dall’imbarazzo di una presenza che è anche denuncia. Anzitutto delle sofferenze di tanti bambini, oggi. La Fao ci ricorda che, ogni anno, fame e malnutrizione uccidono più di 5 milioni di bambini, mentre l’Unicef rivela che oltre 200.000 bambini sono morti quest’anno a causa di guerre o attacchi terroristici. È questa la vera "discriminazione", quella che nega ai poveri, agli emarginati, agli "ultimi" della Terra i fondamentali diritti, primo fra tutti quello a vivere.

Il Bambino nato a Betlemme è venuto a ribadire che anche oggi l’uomo – non importa in quale Dio creda – deve essere al centro di ogni cosa.

E, come ha ricordato il cardinale Dionigi Tettamanzi, nel discorso alla città per la vigilia di sant’Ambrogio, «dire che la persona è al centro significa tirarla fuori dall’anonimato, significa restituirle identità; significa capire che i suoi bisogni e le sue necessità non possono essere mercificati, che tutto non finisce con la concessione di una pensione di invalidità o con un voucher, perché nella vita, che è molto di più di un film o di un reality show e che non è mai "per finta", si piange davvero, si soffre davvero, ci si ammala davvero, si muore davvero, si è abbandonati davvero».

Forse è per questo messaggio che inquieta e provoca che Gesù è diventato tanto scomodo da meritarsi di essere espulso da molte scuole e da tanta parte della nostra società.

Ma per farlo rientrare, per dargli una casa, non basta un presepe, pur importante. Occorrono gesti di solidarietà. Quei gesti che, come testimoniamo anche in questo numero di Famiglia Cristiana, fortunatamente non mancano. E vedono protagonisti tanti uomini e donne, credenti e non credenti, religiosi e laici che lavorano per una società più giusta, perché, come ricordava Paolo VI nella Populorum progressio (n. 43), «lo sviluppo integrale dell’uomo non può avere luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità».

Solo così, lungo questa strada che parte da Betlemme e porta al cuore della nostra società, potremo far sì che Gesù Bambino torni protagonista del nostro Natale e dei nostri presepi, rientri nella nostra società e nelle nostre scuole..., senza doversi travestire da Cappuccetto rosso.

Solo così il Natale può cambiare la nostra vita. Ed è questo il Natale che auguriamo a tutti i nostri lettori di vivere, fedeli al messaggio del Vangelo, orgogliosi della nostra identità cristiana, aperti al dialogo e all’accoglienza degli altri, soprattutto di chi, come Gesù, non ha una casa.

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