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Attualità.
di Roberto Zichittella


SPORT
DIETRO IL SUCCESSO OLIMPICO DEI NOSTRI ATLETI UNA REALTÀ
IN MOVIMENTO


GLI ITALIANI VANNO DI CORSA

Siamo un popolo di eroi, santi e maratoneti. Ormai ogni grande città del Belpaese ha la sua maratona. Ma sempre più sportivi corrono all’estero, da New York a Tahiti.

Ogni quattro anni, alle Olimpiadi, gli italiani si accorgono di essere un popolo di faticatori. Un popolo di marciatori e maratoneti, uomini e donne che cercano la gloria e le medaglie non sulla pista di uno stadio, davanti alla folla e ai riflettori, ma sull’asfalto di una strada. Non sono eleganti come gli schermidori o apollinnei come i nuotatori. La fatica e la sofferenza spesso deformano i loro lineamenti, lottano con le vesciche e il mal di pancia, la sete e i crampi. Ma quando vincono, come il marciatore Ivano Brugnetti e il maratoneta Stefano Baldini ai Giochi di Atene, li celebriamo come eroi, perché le loro medaglie ci sembrano cariche di fatiche inenarrabili.

Dietro questi campioni che arrivano alla gloria di un podio olimpico o mondiale non c’è il vuoto. C’è un popolo di appassionati che all’alba, durante la pausa pranzo o al tramonto, su una strada o in un parco, lungo una spiaggia o su una pista, si dedicano alla corsa. Quanti sono? Difficile contarli. Marco Marchei, ex maratoneta azzurro, direttore del mensile Correre (24 anni di vita, una tiratura tra le 50 e le 60 mila copie) ricorda: «Uno studio di alcuni anni fa calcolò che in Italia c’erano almeno un milione di praticanti, ma è un conto difficile. Diciamo che per poter essere considerato corridore devi correre almeno due o tre volte alla settimana, e secondo me il numero totale è ben sotto il milione. Più certo, invece, il numero degli italiani che hanno corso almeno una maratona: sono 22 mila».

Già, la maratona sembra essere diventata la grande passione degli italiani che corrono. Ormai in primavera e in autunno se ne organizzano in ogni punto della penisola. «Nel 2004 si disputano in Italia circa 60 maratone», dice Marchei, «e aumentano sempre di più. Le organizzano un po’ tutti e non so se è sempre un bene». Infatti accadono i pasticci. Il prossimo 28 novembre si corrono nello stesso giorno la MilanoCityMarathon e la maratona di Firenze, una concomitanza piuttosto antipatica.

Stefano Baldini.
Stefano Baldini (foto AP).

«Gli organizzatori», dice Gianni Merlo, giornalista della Gazzetta dello Sport, «dovranno usare in futuro il normale buonsenso per trovare soluzioni adatte. Purtroppo alcuni si cullano nella bambagia di un ego che può essere controproducente e nocivo per l’intero movimento».

Milano, Firenze, Roma, Venezia, Torino, Palermo..., ormai ogni grande città italiana ha la sua maratona. Poi ci sono la maratona di Carpi, la maratona delle Terre Verdiane (con arrivo a Busseto), la storica maratona del Mugello (giunta alla 31ª edizione e famosa perché ai primi 550 iscritti viene regalato un prosciutto). Ci sono anche maratone di solidarietà, come quella che si correrà a febbraio tra i campi della popolazione saharawi, nell’ex Sahara spagnolo. Ci saranno al via circa un centinaio di italiani. Senza poi contare la serie di mezze maratone, maratonine, stracittadine, "passeggiate" che animano le domeniche su e giù per tutta l’Italia.

La passione per la maratona ha contagiato personaggi noti come il dj Linus e il cantante Gianni Morandi. Vittorie come quelle di Baldini sono un traino formidabile per l’intero settore. Chi ha già notato un "effetto Baldini" è Antonio Baldisserrotto, lui stesso corridore, titolare nell’agenzia di viaggi "Terramia" di Ferrara, specializzata nell’organizzare i viaggi dei maratoneti.

I globetrotter della maratona

«Alla maratona di Atene, che si corre il 7 novembre sullo stesso percorso della gara olimpica, ma, ahimè, senza il blocco del traffico», racconta, «si sono iscritti 120 italiani. L’anno scorso erano solo un quarantina». Ogni anno "Terramia" fa viaggiare almeno 4 mila italiani appassionati di maratona. Alcuni scelgono mete esotiche come Tahiti (130 italiani iscritti) o la Nuova Zelanda, ma il grosso va senza dubbio a quella più famosa: New York, dove quest’anno ci sarano almeno 2 mila italiani.

Orlando Pizzolato, che di maratone di New York ne ha vinte due consecutive (una nel 1984 e una nel 1985), dice: «Molta gente si avvicina alla maratona proprio grazie al fascino della gara di New York. Si iscrivono, la corrono in qualche modo e poi decidono di impegnarsi seriamente nella corsa».

Giorgio Rondelli, grande allenatore di campioni come Alberto Cova e Francesco Panetta, spiega: «La maratona ha sempre fascino perché è una sfida a sé stessi. Se riesci a correrla, ti sei messo alla prova e ti sei fatto una piccola cultura sportiva perché hai dovuto curare l’abbigliamento, l’alimentazione, le metodologie di allenamento, il comportamento in gara. Direi che a volte è più faticosa la preparazione alla maratona che la maratona stessa».

Un dato è evidente: quelli che corrono hanno un’età media superiore ai trent’anni. «È normale», dice Marchei, «di solito ci si avvicina alla corsa per rimettersi in ordine dalla vita sedentaria causata dal lavoro e dal matrimonio. Si comincia a correre per mandar via la pancetta e poi si scopre una nuova passione». Questa passione diffusa e le imprese di atleti come Baldini hanno un altro merito: oggi chi corre sul ciglio di una strada o in un parco non viene più visto come un marziano un po’ strambo.

«Al Nord ci chiamavano "tapscioni", cioè gente che si trascina», ricorda il grande campione Orlando Pizzolato, «ora la corsa ha ritrovato dignità, non ti denigrano più. È merito di campioni come Baldini, un atleta con un alone positivo, come Yuri Chechi. Grazie a loro sempre più italiani faranno sport e sarà un bene per tutti».

 Roberto Zichittella
    
    
AZZURRI CON LE ALI AI PIEDI

Le medaglie olimpiche dei maratoneti e dei marciatori italiani.

ORO: Ugo Frigerio: marcia km 3 (1920), marcia km 10 (1920), marcia km 10 (1924); Giuseppe Dordoni: marcia km 50 (1952); Abdon Pamich: marcia km 50 (1964); Maurizio Damiliano: marcia km 20 (1980); Gelindo Bordin: maratona (1988); Ivano Brugnetti: marcia km 20 (2004); Stefano Baldini: maratona (2004).

ARGENTO: Romeo Bertini: maratona (1924); Elisabetta Perrone: marcia km 10 (1996).

BRONZO: Fernando Altimani: marcia km 10 (1912); Valeriano Arri: maratona (1920); Ugo Frigerio: marcia km 50 (1932); Abdon Pamich: marcia km 50 (1960); Maurizio Damilano: marcia km 20 (1984); Sandro Bellucci: marcia km 50 (1984); Maurizio Damilano: marcia km 20 (1988); Giovanni De Benedictis: marcia km 20 (1992).

    

SIA LODATA LA MARATONA

Don Giovanni D’Ercole, 57 anni, religioso orionino, è stato giornalista, parroco, missionario in Africa, vicedirettore della sala stampa vaticana. Oggi è capufficio alla Segreteria di Stato in Vaticano. A Roma è facile incontrarlo mentre si allena.

  • Don D’Ercole, a che età ha cominciato a correre, se lo ricorda?

«A 45 anni, quando mi resi conto che facevo una vita troppo sedentaria. Cominciai a frequentare una palestra e lì mi proposero di correre. Risposi che non avevo tempo, ma mi replicarono che se non trovavo tempo per me stesso non lo avrei trovato neppure per gli altri. Mi convinsi».

  • Ed è nata subito una grande passione?

«Sì. Nel 1994 corsi la maratona di New York in meno di quattro ore, poi ne ho corse altre, in tutto una dozzina. Il mio record è Torino: 3 ore e venti minuti. Mi alzavo alle quattro del mattino per allenarmi. Ora non corro più maratone, ma resta la passione. Ogni settimana corro in media 60-70 chilometri».

  • Perché è bello correre?

«Correre significa soffrire, faticare, darsi delle regole, imporsi determinati limiti, sapersi gestire. È una grande scuola di volontà che ti aiuta a crescere e ad equilibrarti. Tra l’altro, correre sviluppa un forte senso di solidarietà nei confronti dei compagni di corsa».

  • La corsa aiuta anche a meditare?

«Certo. Quando corri, la mente si libera e allora puoi pregare, meditare, riflettere. E quando corri con altri c’è anche spazio per discorsi profondi, le persone si aprono e si confidano, raccontano i loro problemi. Correndo ho anche confessato delle persone. Credo che la corsa sia una forma di apostolato importante, da non trascurare».

r.zic.


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