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Attualità
di Giuliano Vigini


INIZIATIVE
"RADICI CRISTIANE D’EUROPA", SESTO VOLUME: ABELARDO


IL MAESTRO DELLO SPIRITO

Un’anima inquieta. Un’avventura umana straordinaria. Il grande amore per Eloisa. E il tentativo di delineare la "figura" di Dio con gli strumenti della logica razionale.

Poche vicende umane e intellettuali hanno la complessità, la drammaticità e il fascino di quella di Pietro Abelardo (1079-1142).

Nato a Palatium (l’odierna Le Pallet), in Bretagna, da famiglia nobile e ricca; ben addestrato in diverse e celebri scuole filosofiche del tempo, Abelardo acquista ben presto fama di formidabile dialettico. Nel 1114 siede sulla cattedra di Parigi, due anni dopo diventa rettore delle Scuole di Notre-Dame.

È in questo arco di anni che conosce e si innamora – profondamente ricambiato – di una sua giovane allieva, Eloisa, e da quel momento cambia la sua e la vita di lei.

La loro appassionata storia d’amore, immortalata da una memorabile corrispondenza, diventa, infatti, non solo un’unione fisica e spirituale, ma un inseparabile incrocio di destini.

Scoperta la relazione amorosa, Eloisa deve fuggire in Bretagna, dove nasce il figlio Astrolabio, al quale Abelardo, alla vigilia della morte, dedicherà un bel poema, che è insieme un testamento spirituale e un programma d’insegnamento (Monita ad Astrolabium, 1141).

Dopo il matrimonio segreto, Eloisa è costretta a separarsi da Abelardo e a entrare nel convento di Argenteuil, dov’era stata educata e dove pronuncerà i voti. Anche Abelardo, vittima di un complotto da cui uscirà mutilato nel fisico (evirato) e prostrato nel morale, decide di fuggire dal mondo e di ritirarsi in convento, nell’abbazia di Saint-Denis. Qui riprende a insegnare e a scrivere, producendo, tra il 1118 e il 1121, varie opere, tra cui il De unitate et trinitate divina, che gli procurerà l’accusa di eresia al concilio di Soissons (1121).

Condannato al silenzio e alla reclusione perpetua, viene liberato dopo pochi giorni, ma l’amarezza della prova e l’onta dello scherno subìto non gli si cancelleranno più dall’anima.

Abbandonato per dissensi il monastero di Saint-Denis, raggiunge un nuovo eremo, presso Provins e, con i vecchi e nuovi allievi che lo raggiungono supplicandolo di riprendere l’insegnamento, costituisce una nuova scuola dedicata al Paracleto, lo Spirito Santo consolatore. Nel frattempo, i monaci dell’abbazia di Saint-Gildas lo eleggono abate e il "Paracleto" viene allora ceduto a Eloisa e ad alcune consorelle che erano state cacciate da Argenteuil.

Incontro tra Abelardo ed Eloisa nel convento di Parigi.
Incontro tra Abelardo ed Eloisa nel convento di Parigi
(foto Laski).

Una vita di inquietudine

Ma la vita di Abelardo è destinata ad essere una continua fonte d’inquietudine. Egli viene a trovarsi sempre in bilico tra il fraintendimento, il sospetto e l’eresia per i suoi scritti in materia di fede e, specificamente, per la sua pretesa di gettare le basi di una scienza logica fondata sull’analisi linguistica del discorso, inteso a stabilirne la verità o la falsità, e per la sua intenzione di non voler spiegare Dio, ma soltanto di delineare nel modo più razionale la sua "figura", senza per questo relativizzare le verità di fede, ma tentando, al contrario, di individuare il modo migliore per renderle ancora più accessibili e comprensibili all’intelletto umano.

Osteggiati e diffamati per questo, i numerosi scritti di logica e teologia a cui Abelardo attende restano perciò un segno perpetuo di contraddizione, oggetto di controversie e polemiche fino alla morte. Che raggiunge Abelardo, dopo un breve ritiro a Cluny, nell’abbazia di Saint-Marcel-les-Châlons, nel 1142.

Punto di scontro e di rottura

La sua opera di pensatore, per tanti versi brillante, acuto e coraggioso, si inserisce nel grande alveo della filosofia e della teologia monastica dei secoli medievali come un’innervazione di scienza "profana", che segna un punto problematico di scontro e di rottura.

Nonostante il suo prestigio di maestro, il suo importante contributo agli studi (che vanno dal commento alla Scrittura all’esposizione sistematica delle dottrine di fede, fino all’approfondimento etico) e – dopo la conversione – il suo zelante (benché infruttuoso, in verità) spirito riformatore, egli resterà sempre un solitario.

Spiritualmente e intellettualmente vicina a lui soltanto Eloisa, che gli sopravviverà ancora a lungo, fino al 1164. Le due salme che, dal 1792, riposano insieme a Parigi nel cimitero del Père-Lachaise, sono come un emblema di questa intensa comunione tra Abelardo ed Eloisa, «un tempo amata nel mondo», e in seguito «amatissima in Cristo».

 Giuliano Vigini
   
  
CRISTIANI E VERI FILOSOFI

È una vera e propria guida alla lettura dell’opera di uno dei più grandi pensatori cristiani del nostro Continente il volume della serie "Radici cristiane d’Europa" dedicato ad Abelardo, la settimana prossima con Famiglia Cristiana.

Dopo l’introduzione, che delinea la figura, l’opera e il messaggio di Abelardo, seguono nove capitoli dei temi trattati dall’autore: 
La "Theologia" e la fede(primo capitolo); I "libri" di Dio (secondo); 
La Trinità
(terzo); Un sigillo di bronzo (quarto); Dio è carità (quinto);
Il dono di Pentecoste: luce e amore (sesto); Di tutte più grande è la carità (settimo); Cristiani e veri filosofi (ottavo); In dialogo, per una speranza migliore (nono).


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