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Sommario.

 


 
Attualità.
di Guglielmo Nardocci


POLITICA
ROMANO PRODI E L'ARCIPELAGO DEL CENTROSINISTRAI


LA PROVA DEI NOVE

Con la nascita della Grande alleanza democratica il Professore sembra aver ricompattato la coalizione. Ma dietro l’unità i problemi rimangono. Ecco quali.

Romano Prodi è di nuovo il leader del Centrosinistra, anzi della Gad, Grande alleanza democratica, ultimo nome partorito dalla fervida immaginazione degli uomini dell’Ulivo, che raggruppa nove partiti (Ds di Fassino, Margherita di Rutelli, Sdi di Boselli, Repubblicani di Luciana Sbarbati, Italia dei valori di Di Pietro, Verdi di Pecoraro Scanio, Pdci di Diliberto, Udeur di Mastella e Rifondazione di Bertinotti). Ma siccome il Professore ha sempre una certa allergia per le designazioni dei partiti, quella vera la chiederà agli elettori attraverso quel meccanismo americano che va sotto il nome di primarie, anche se non c’è partita, perché la preferenza degli elettori, come dimostra anche il sondaggio Simulation Intelligence, che pubblichiamo nella pagina accanto, non lascia spazio a dubbi. «Sa», dice Edmondo Berselli, politologo del Mulino, «Prodi, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. A mia madre che mi chiedeva chi votare nel 1996, risposi: beh, abbiamo il nostro parroco; le avessi detto che c’era Massimo D’Alema, mi avrebbe picchiato».

Enrico Letta, proprio sulle colonne di questo giornale, dichiarò che per placare tutti i mal di pancia del Centrosinistra sarebbe stato il caso di affidare a Prodi i pieni poteri. «Rifarei una richiesta di quel tipo», dichiara Letta, «non potevamo offrire all’infinito l’immagine di una coalizione che si scomponeva su tutto e non affrontare per tempo il problema di Rifondazione comunista. Adesso le cose sono cambiate in meglio. Su questo versante ci sono progressi di grande significato dopo l’iniziativa di Romano Prodi, l’accordo con Fausto Bertinotti sembra fatto».

La prima riunione della Gad (Grande alleanza democratica), che raggruppa tutti i nove partiti del Centrosinistra.
La prima riunione della Gad (Grande alleanza democratica),
che raggruppa tutti i nove partiti del Centrosinistra (foto AP).

Gavino Angius, uno degli uomini più influenti dei Ds di Piero Fassino, ironizza invece sui nomi e sulle primarie: «Gad, Fed, primarie… Certo, abbiamo una fantasia fertile, ma, insomma, poi contano la sostanza e il significato. Sono stati fatti molti passi in avanti; non siamo più quell’agglomerato scomposto del passato, però non mi faccio illusioni; i problemi ci sono perché rimangono le resistenze legate all’orgoglio di appartenenza delle vecchie forze politiche. Ma se questo processo unitario va avanti, alle prossime elezioni regionali avremo un grande risultato. Le regionali della prossima hanno un valore quasi decisivo ai fini delle elezioni politiche del 2006. Le motivazioni per vincere ci sono: i risultati del Governo della destra sono fallimentari, il Paese ha paura, è preoccupato del suo futuro, vede messi in discussione valori comuni, senso di appartenenza. Per non parlare di carovita, la salute, la scuola…».

Anche dal mondo sindacale, che negli ultimi anni è stato attraversato da forti contrasti e divisioni, arrivano novità: «Mi pare che il percorso programmatico per la costruzione dello schieramento del Centrosinistra per le prossime elezioni si sia messo in moto nel moto giusti», afferma Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil. «Noi del sindacato possiamo partecipare offrendo il contributo di idee e proposte alla costruzione del programma. Lo stiamo facendo noi della Cgil, ma secondo me se lo facessero tutti sarebbe anche meglio». E il problema dei rapporti con la Cisl? «Questo problema in passato non esisteva perché sia nelle elezioni del 1994 sia in quelle del 1996 Cgil, Cisl e Uil scelsero di comune accordo di schierarsi accanto al Centrosinistra dopo aver constatato che le richieste dei sindacati trovavano migliore accoglimento nel programma dell’Ulivo. Nel 2001 la Cgil fece nuovamente questa scelta, ma da sola. Ultimamente comunque i rapporti fra noi e la Cisl sono migliorati. Vedremo».

Tabella.
I risultati di un sondaggio telefonico della Simulation Intelligence
condotto su un campione omogeneo di ottocento italiani. Romano Prodi
appare come il leader indiscusso della coalizione di Centrosinistra.
Lavoro, Welfare e impegno per la pace sono i principali temi su cui
la coalizione dovrebbe concentrare il suo programma.

Troppo distacco con la società

Berselli non è invece del tutto convinto che le cose per gli oppositori di Berlusconi si siano messe al meglio. «Il Centrosinistra si è occupato per troppo tempo di questioni interne tralasciando di offrire proposte alla società italiana, elettori del Centrosinistra compresi. Nelle elezioni del 2001 gli operai votarono in maggioranza per il Centrodestra. Sarà anche importante discutere le forme che dovrà assumere la coalizione guidata da Prodi per il 2006, ma più importante ancora è recuperare i propri voti, altrimenti la Gad non andrà lontano. Il Centrosinistra, ad esempio, avrebbe l’obbligo di rivolgersi a quella parte del Paese impoverita dal lassismo politico del Centrodestra. Lo sta facendo? Va benissimo che Prodi si preoccupi del programma e delle elezioni future, ma intanto ci sono interi settori del Paese che hanno perso quote di reddito e aspettano che si dica loro come sarà recuperato il bene perso. Bisogna poi dire ai rappresentanti dell’establishment italiano, che dicono che il Centrodestra ha fallito, ma aggiungono che lo schieramento opposto è formato da una banda di squinternati, che il Centrosinistra ha uomini in grado di governare il Paese senza squilibrarlo. Bisogna esibirli questi uomini, e parlo di Letta, Bersani, Amato... E ancora: nel 1996 l’Ulivo un messaggio grande lo aveva: risaniamo il Paese, portiamo le nostre famiglie in Europa, senza però dividerlo, garantendo i più deboli. È per questo che l’associazionismo e il mondo del volontariato credettero nell’Ulivo. Adesso, a parte la ricerca del nome giusto da dare al nuovo schieramento, che dice il Centrosinistra? Qual è la mission che propone agli italiani? O dobbiamo ancora sorbirci per altri due anni il dibattito sulla forma di partito?».

 Guglielmo Nardocci
   
   
SCOPPOLA: TRE RAGIONI PER LE PRIMARIE

Romano Prodi è ormai il candidato indiscusso del Centrosinistra per le prossime elezioni politiche: lo stesso Berlusconi lo ha riconosciuto come suo antagonista e ha già dichiarato di volerlo sfidare a un faccia a faccia televisivo all’americana. Ma allora a che servono le primarie se tutto è già deciso? Servono, servono: ci sono almeno tre buone ragioni per considerarle utili, pur con i rischi che comportano.

La prima ragione appare chiara se appena si ripensa al passato: Prodi fu sbalzato di sella nel ’98 per il ritiro di Bertinotti dalla maggioranza, ma anche e soprattutto per il crescente distacco dei partiti. È evidente che un premier che prima del confronto elettorale avesse l’investitura dal voto di qualche milione di elettori avrebbe maggiore peso e maggiore forza di fronte ai partiti della sua stessa maggioranza. Quello che mancò a Prodi nel ’98. Una seconda ragione nasce dal fatto che il Centrosinistra si accinge a presentarsi alle prossime elezioni con una duplice veste: da un lato come Federazione dell’Ulivo, formata dai quattro partiti che alle europee si sono presentati con una lista unitaria e proprio ora hanno accettato di dare vita a una Federazione; dall’altro come Grande alleanza democratica, quello schieramento cioè più ampio della Federazione che comprende anche altre forze, come Rifondazione comunista o Italia dei valori.

Ebbene, le primarie, le votazioni cioè con cui si designa Prodi candidato premier, sarebbero elemento di raccordo e di ideale fusione fra le due facce dell’Ulivo: la Federazione dei quattro partiti e la Grande alleanza democratica.

Ma c’è un’ultima motivazione: con le primarie i cittadini diventano protagonisti, escono da una condizione di dipendenza dai partiti, entrano in rapporto diretto col candidato premier. A una condizione: che i cittadini stessi partecipino in grande numero, che le primarie cioè non diventino una esercitazione riservata a pochi elettori, magari guidati dai partiti stessi. Dunque: sì, alle primarie, purché fatte seriamente.

Pietro Scoppola


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