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In famiglia
di Giorgio Campanini
Docente di Dottrine Politiche all'Università di Parma


IL CASO BUTTIGLIONE RIAPRE IL DIBATTITO TRA LAICI E CATTOLICI

QUELLI CHE VOGLIONO
I CATTOLICI NEL GHETTO


Da qualche tempo si moltiplicano nella vecchia Europa i segnali di intolleranza nei confronti dei cattolici. La "laicità alla francese", nella sua meno bella accezione, è diventata anche una laicità "alla spagnola", "all’italiana" e via di seguito, e sembra trovare non pochi adepti pure nelle istituzioni comunitarie di Bruxelles e di Strasburgo.

Vi è da domandarsi se in futuro non diventerà necessario, per i cattolici, indossare il turbante, farsi crescere lunghe barbe o rasarsi la testa per poter essere presi in considerazione, senza il rischio di essere tacciati di arretratezza, di oscurantismo, di "medievalismo"...

Sembra ormai che tutti possano parlare di tutto, salvo, appunto, i cattolici. 
Agli antichi ghetti, fortunatamente rimossi, si stanno sostituendo nuovi ghetti, invisibili ma non per questo meno reali, nei quali si vorrebbero rinserrare i cattolici: cui, generosamente, si riconosce il diritto all’esistenza, ma non alla presenza viva e partecipe nella società.

È possibile – e su questo punto si impone ai credenti un serio esame di coscienza – che questo riemergere di antichi anticlericalismi sia dovuto almeno in parte a troppe ostentate esibizioni della fede, a un esasperato "presenzialismo", a un uso maldestramente politico della fede, all’incapacità di distinguere le "ragioni religiose" da quelle laiche.

Quanto sta avvenendo negli Stati Uniti d’America, ove troppo spesso, e quasi soltanto da una sola parte, si sente invocare Dio come garante di posizioni politiche discutibili (a partire dalla legittimazione di una guerra in nome di un rinnovato, e inquietante, Dio lo vuole), può in parte, ma solo in parte, spiegare il riemergere di posizioni di pensiero e di atteggiamenti che si vorrebbero definitivamente consegnati al passato.

Anche i non credenti dovrebbero tuttavia interrogarsi seriamente sulla qualità della loro laicità. Si rischia infatti di essere aperti, comprensivi, tolleranti verso nuove forme di presenza religiosa e, al contrario, rigidi, dogmatici, settari verso quel cristianesimo che, lo si voglia o non lo si voglia, ha plasmato la storia dell’Occidente.

Pare riecheggiare, ma questa volta in senso contrario all’originale, l’accusa che sul finire dell’Ottocento veniva mossa al cristianesimo: quella di sapere amare i "lontani" e di non sapere amare, invece, i "vicini".

Quanto più ci si mostra aperti e comprensivi verso gli uomini e le donne delle piccole minoranze dei "nuovi venuti" non cristiani, tanto più si respingono e si condannano gli eredi dei costruttori della civiltà europea e italiana.

Porte aperte, dunque, ai rabbini e agli iman, ai bonzi e ai lama, e porte chiuse, al contrario, ai sacerdoti cattolici; porte aperte, nella scuola, alle religioni di piccole minoranze, porte chiuse alla religione della grande maggioranza.

L’adozione di due pesi e di due misure nell’esercizio del rispetto e della tolleranza non può non gettare una luce inquietante sulla qualità, e sull’autenticità, di certa cultura "laica".

La vera tolleranza – meglio ancora, il rispetto dell’autentica libertà religiosa – non nasce dall’indifferenza, quasi che tutte le religioni si pongano sullo stesso piano (perché in questo modo, alla fine, nessuna di esse porterebbe alla verità), ma dal riconoscimento dell’eminente dignità di ogni persona, portatrice di diritti degni di tutela anche se, in ipotesi, assertrice di posizioni di pensiero che non si condividono.

È questa profonda "attitudine al rispetto" che pare essere venuta meno in certi acidi nipotini di Voltaire, dimentichi di quante teste, e teste innocenti, siano state tagliate da coloro che, nella Francia giacobina, si sono ispirati alla "filosofia dei lumi".

Di questi "lumi" sembrano restare soltanto esili e fumiganti lumicini.

 Giorgio Campanini
  
  

Credo che l’Europa non debba dimenticare mai la sua storia autentica, le sue vere radici; ma non deve dimenticare anche ciò che il cristianesimo ha portato in ciascun Paese, pure a livello culturale, artistico e letterario. Ma credo che questa tentazione del relativismo morale, dell’agnosticismo dottrinale presto sarà superata, perché la verità alla fine trionfa.

cardinale Angelo Sodano
Segretario di Stato della Santa Sede


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