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Spettacoli - Prime visioni.
di Maurizio Turrioni


CINEMA
L’ATTORE AMERICANO A CANNES PER PRESENTARE "TROY"


L’IRA FUNESTA DI BRAD PITT

Nel film di Petersen sulla caduta di Troia interpreta Achille.
«Vendetta e guerra», dice, «sono sempre una sconfitta. Per tutti».

Bello, famoso, venerato come un semidio. Brad Pitt è piombato a Cannes, facendo vedere che cosa sia una star hollywoodiana. Lo attendeva uno stuolo di giornalisti, giunti da tutto il mondo per sapere quanto sia stato bello girare Troy, il kolossal in costume che il regista Wolfgang Petersen ha prodotto e diretto ispirandosi all’Iliade.

Costumi sfarzosi, scenografie spettacolari, mesi di riprese in Messico, migliaia di comparse moltiplicate al computer in battaglie mozzafiato. Più un cast che al "divino" Brad Pitt affianca Orlando Bloom, Eric Bana, Sean Bean, Peter O’Toole e Julie Christie.

  • Brad, è vero che per convincerla le hanno offerto 17 milioni di dollari?

«I soldi fanno piacere, misurano in qualche modo la popolarità. Però non è stato solo questo», assicura Pitt, che a Cannes è arrivato con la moglie Jennifer Aniston, la biondina della serie tv Friends. «Achille era il mio sogno».

  • Se non per soldi, per vanità...

«Può essere, anche se in realtà non so che cosa mi abbia spinto a fare l’attore. Quando ero ragazzo i film sono stati per me una scuola, che mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto riflettere sulla vita. Però, è vero: tutti abbiamo paura della morte, di passare senza significato. Un film può essere qualcosa da lasciare».

  • Irak, Palestina… Non sarà inopportuno il suo personaggio, che crede nella vendetta e nella guerra?

«Il cuore del film non è la lotta per il potere. Nella storia di Troia c’è un messaggio più ampio e cioè che la guerra è una tragedia per tutti. Sempre. 
La maggior parte degli studiosi omerici pare d’accordo: l’obiettivo ultimo del poeta è cancellare la linea che separa un uomo dall’altro e illuminare il cammino comune dell’umanità».

  • Ma di Achille colpisce la ferocia…

«È pieno di risentimento, si lascia prendere da eccessi di collera vicini alla follia. La nostra cultura occidentale è ossessionata dalla vendetta. E il film ci mostra che puoi vendicarti, ma alla fine diventi anche tu colpevole».

  • C’è chi critica il suo aspetto, troppo bello e muscolare per Achille...

«D’accordo con Petersen, io e il mio allenatore, Simon Crane, ci siamo dovuti inventare uno stile da eroe: posa da pugile, velocità da pattinatore, agilità da pantera. E sguardo obliquo: Achille non guarda mai dritto negli occhi».

  • È stata dura farsi tutti quei muscoli?

«Mi sono allenato per sei mesi, ho imparato che il corpo è una macchina meravigliosa, che va rispettata».

  • Lei come definirebbe Achille?

«Un giovanotto affamato di vita».

 Maurizio Turrioni

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