Famiglia Cristiana OnLine

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Attualità.
di Emilia Patruno


INIZIATIVE
"TRADIZIONI E SAPORI": CAMPANIA, ABRUZZO E MOLISE


L'ORO VERO DI NAPOLI

Nino D’Angelo introduce il volume della settimana prossima: «Mangiatevi tutto, ma soprattutto il ragù».

«Mamma, quant’è ’bbello... I’ song’ nato qua? I ’sì n’omme fortunato...». Sì, disse proprio così, una volta, tanto tempo fa, arrivando dal mare e godendosi il panorama entrando nel porto di Napoli. Nino D’Angelo è un napoletano verace come le vongole che devono stare ’n coppa agli spaghetti, e ancora non si è assolutamente stufato della sua città e della sua regione.

«Sono posti che ti fanno mancare il re-spiro, tanto sono belli. Parlo di Napoli, città di bellezza totale e indiscutibile, ma anche di Salerno, Positano, Amalfi, Capri... L’elenco è così lungo che non so davvero da dove cominciare».

«Vivo metà del mio tempo a Roma perché sono un uomo di spettacolo», dice il cantante, «ma Napoli è ’a vita mia». Ma che itinerario consiglierebbe, un napoletano verace come lui, a chi voglia visitare la sua splendida città?

«So di non essere obiettivo se dico che non c’è un solo angolo brutto a Napoli. Da Mergellina a Posillipo, dai Quartieri Spagnoli a Castel dell’Ovo... A me piace la Napoli di giorno e quella di notte. Di giorno mi piace il caos di Napoli, la gente per la strada, il movimento. La notte, la vivacità dei napoletani, la loro voglia di viversi anche la parte buia dei giorni. Ho scritto una canzone dedicata proprio a questo momento e ai miei concittadini... Anzi, per la verità ne ho scritte e cantate tante, tutte dedicate esclusivamente a loro».

Nino D'Angelo. Il cantante è nato a San Pietro a Paterno, uno dei quartieri periferici di Napoli, il 21 giugno 1957.
Nino D’Angelo. Il cantante è nato a San Pietro a Paterno,
uno dei quartieri periferici di Napoli, il 21 giugno 1957 (foto Olycom).

Il primo disco porta a porta

Gaetano D’Angelo, in arte Nino, è nato a San Pietro a Paterno, uno dei quartiere periferici di Napoli, il 21 giugno 1957, primo dei sei figli di un operaio e una casalinga.

Dopo aver partecipato a quasi tutti i festival di voci nuove tenutisi a Napoli e provincia, nel 1976, grazie a una colletta familiare, riesce a mettere insieme la somma necessaria per incidere il suo primo 45 giri dal titolo ’A storia mia (‘O scippo), che lui stesso commercializza vendendolo porta a porta. Strada per strada. Quartiere per quartiere.

Il successo di questo disco supera ogni aspettativa e a Nino D’Angelo viene così la fortunata idea di fare una sceneggiata dallo stesso titolo, alla quale ne seguono presto altre.

Nel 1981 scrive Nu jeans e ’na maglietta, madre di tutte le canzoni neomelodiche partenopee, e diventa una specie di mito: il suo successo dilaga e la sua immagine con il caschetto di capelli diventa l’emblema di tutti i ragazzi dei quartieri popolari del Sud.

Seguono innumerevoli successi, e arriva la soddisfazione di fare cinema, con la regia anche di grandi registi come Pupi Avati (Il cuore altrove). 

«Sono troppo "esaggerato"», spiega. «D’altra parte, lo dice anche il proverbio, no? "Vedi Napoli e poi muori". Soltanto "dopo" essere stato in questa città puoi dire di aver visto davvero qualcosa. Napoli è come una bella donna. Bella sempre, però. Bella quando si alza al mattino, senza trucco e senza inganno. Una donna semplice e bellissima, ecco com’è la mia città».

E la gente? Perché si parla male di "quelli di Napoli"?

Tre tipi di carne nel ragù

«Sono un napoletano orgoglioso. Non vorrei mai sentire dire brutte cose, su Napoli. Anche perché le "brutte cose" sono molte meno di quelle belle. Lo humour napoletano, per esempio. Si ricorda di quando, alla fine di un campio-nato in cui il Napoli si aggiudicò lo scudetto? Beh, dei miei concittadini spiritosi avevano scritto fuori dal camposanto: «Vui nun sapete cosa vi siete persi...».

E a tavola che cosa suggerisce, Nino D’Angelo? «Tutto. La pizza, il gattò di pa-tate, la pasta e fagioli. Ma soprattutto il ragù, quello che consigliava Eduardo De Filippo, che va fatto con tre tipi diversi di carne. A casa mia lo mangiavamo la domenica. Era un lusso. Ed eravamo così disabituati (in certi periodi mio padre era disoccupato) che – ricordo – dicevano: "Se poi non ti fa male lo stomaco non è buono"». Questo è il lato surreale della povertà.

 Emilia Patruno
  
  
DAL TIRRENO ALL’ADRIATICO

Sono Campania, Abruzzo e Molise le regioni presentate nel volume della serie "Tradizioni e sapori d’Italia" in uscita la settimana prossima con Famiglia Cristiana. Due regioni del Sud, per molti aspetti simili ma anche profondamente diverse, una sul Mar Tirreno, l’altra sull’Adriatico.

La guida si apre con la Campania, della quale offre sei itinerari: il Sannio e il Matese campano, Terra di lavoro, il Golfo di Napoli e le isole, la penisola sorrentina e la costiera amalfitana, il Cilento e il Vallo di Diano, l’Irpinia.

Gli ultimi quattro itinerari sono dedicati all’Abruzzo e al Molise: dal Gran Sasso al mare, la valle del Pescara e la Maiella, la Marsica e il parco nazionale, i tratturi del Molise.


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