Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

Il coraggio del dialogo

 
Attualità.
di Alberto Bobbio


PARROCCHIE D'ITALIA/3
SONO 782 I PRETI CHE COLLABORANO ALLA "PARROCCHIA VIRTUALE"


E ADESSO LA PREDICA VIAGGIA IN INTERNET

Catechesi, lectio divina, materiali pastorali. Ma anche risposte a domande particolari. A disposizione con un clic.

Questo è un viaggio dentro una parrocchia strana. Non ha case, strade, sagrato e chiesa. Non serve camminare per arrivarci. Ma è un viaggio che vale la pena di fare. Le strade si aprono sullo schermo del computer, i passi sono clic di mouse. Non si varca la soglia di una chiesa in muratura, ma si può entrare nella Chiesa. Certo manca qualcosa, la liturgia e i sacramenti, per esempio. E ha tutti i limiti di una comunione che non prevede l’incontro personale, il calore di una stretta di mano.

È una grande parrocchia virtuale, che assomiglia a quella reale perché anche nel web si tessono reti di relazioni, s’incontrano persone. Forse assomiglia di più a un antico confessionale con la grata, che impediva la vista ma lasciava andare le parole. Funziona allo stesso modo, se chi si siede davanti al computer poi lascia il mouse e va a inginocchiarsi sotto un crocifisso.

C’è una grande parrocchia on-line in Internet: 782 preti e un vescovo, laici, suore, diaconi, seminaristi che ascoltano e scrivono. Si può fare catechesi attraverso il web? «Io direi di sì», risponde don Giovanni Benvenuto, parroco a Genova e prete internettiano.

L’ha inventata lui, con don Gianfranco Falgari, sacerdote bergamasco, missionario per gli italiani in Svizzera, la parrocchia virtuale, il 15 giugno 1997. Si trova all’indirizzo www.pretionline.it e mai nel mondo infinito di Internet era nata un’esperienza del genere.

«Noi dobbiamo camminare sulle strade della gente», dicono i due sacerdoti, «e oggi la gente sta anche in rete». Potrebbe essere addirittura una diocesi, perché tra chi riponde c’è anche un vescovo, monsignor Giuseppe Molinari, arcivescovo di L’Aquila. Francesco Diani è uno dei massimi esperti di Internet e Chiesa. Collaboratore dei progetti informativi della Cei, da anni cura il portale più ricco sui siti cattolici. Lo si trova all’indirizzo www.siticattolici.it.

Tanti sacerdoti da scegliere

«La Chiesa non poteva evitare di varcare la soglia del web», dice Diani. «C’è un sagrato che è obbligatorio percorrere, dove s’incontra tanta gente che fa domande sulla fede, che ha bisogno della Parola e non sa come chiederla. Ma non si tratta solo di un servizio da psicologi a buon mercato. Questo è uno dei modi per costruire la Chiesa, perché in rete si scambiano materiali pastorali, catechesi ed esperienze, lectio divina e meditazioni. Era una parrocchia che mancava, e ora diventa obbligatoria».

Entrando in pretionline, chiunque ha la possibilità di mettersi in contatto con un prete. Lo può scegliere, secondo il profilo e la specializzazione. Ci sono teologi, liturgisti, esperti di pastorale, moralisti, con esperienza parrocchiale e studiosi, missionari. Ognuno ha un indirizzo e-mail e ognuno assicura risposte entro un tempo stabilito.

Ma si può anche scegliere di lasciare i messaggi sulla bacheca e qualcuno risponderà. Potrà essere uno dei 782 sacerdoti iscritti a pretionline, oppure qualcun altro. Spiega don Giovanni Benvenuto: «Abbiamo forme di controllo, prima di mettere in rete i messaggi, e ogni mese verifichiamo che tutti i sacerdoti rispettino i tempi di risposta». I contatti giornalieri sono circa 300 e i messaggi lasciati sfiorano i 60.

Le risposte dalla clausura

Molte risposte, soprattutto quelle a domande di tipo vocazionale, arrivano dai conventi di clausura. È anche un modo che utilizzano molti sacerdoti per dialogare tra loro, confrontare esperienze, confidarsi problemi: un aiuto nello svolgimento del ministero.

Se si fa un giro di mouse in un giorno qualsiasi, si può trovare una ragazza che scrive: «Come si fa a pregare? Intendo dire a parte le preghiere già scritte». Un altro navigatore dalla diocesi di Napoli lancia un appello disperato: «Ho perso il padre spirituale. Purtroppo padre S. ha sciolto i voti».

Scrive un catechista che si occupa di preparazione al matrimonio: « Ho preparato due giovani al matrimonio. Poi si sono separati. E lui ha avuto una figlia con un’altra donna. Ma lui è straricco e al tribunale ecclesiastico ha raccontato una montagna di bugie...». C’è una ragazza che sta per diventare suora e chiede aiuto perché i genitori, cattolici praticanti, la ostacolano in ogni modo.

Sono migliaia di e-mail sospese attorno alla "questione Dio" e alla Chiesa. Ma si possono trovare anche le confidenze che si fanno in parrocchia, se davvero questa è come una famiglia. Un prete affronta un problema non da poco: «Le macchine dei parroci, fonte di grandi discussioni nelle comunità parrocchiali. Quando un prete cambia l’automobile...». La lettera è stata cliccata 450 volte nelle ultime settimane.

La parrocchia on-line offre anche altro. A pretionline è legato un altro sito, www.qumran2.net, una banca dati pastorale che contiene migliaia di file inviati da sacerdoti e operatori pastorali. La curano don Benvenuto, don Paolo Basso e Andrea Ros. È una miniera di materiali per chi vuole conoscere o si impegna già nella Chiesa, proprio come i papiri di Qumran lo sono stati per gli studiosi della Bibbia: «Abbiamo sostituito il vecchio ciclostile che c’era in ogni parrocchia», spiegano i curatori.

In questa grande parrocchia virtuale si nota una grande sete di Parola di Dio e di lectio divina. Ogni settimana sono circa 10.000 i commenti al Vangelo inviati via e-mail da pretionline, e Qumran propone ogni mese un "ritiro on-line", con letture e meditazioni da scaricare sul proprio computer.

 Alberto Bobbio
  
  
UN BUON PARROCO SI VEDE DALLE SCARPE

Don Alfonso D’Errico non ci sta: «Perché dovremmo buttare le parrocchie? Non sono un vecchio arnese pastorale».

Don Alfonso è parroco dal 1975 della parrocchia di San Tammaro vescovo, discepolo di sant’Agostino, a Grumo Nevano, paesone alla periferia di Napoli, ma in diocesi di Aversa. Ragiona sulla parrocchia e dice che bisogna tenere insieme il vecchio e il nuovo: «I pii esercizi della pietà popolare e la scuola di preghiera per i giovani, le liturgie del trigesimo della morte e la comunità alloggio per gli immigrati. La parrocchia è la fontana del villaggio. Getta acqua: il nostro compito è distribuirla».

Don Alfonso ama le immagini fascinose, le considera parte della predicazione: «I funerali li chiamo "Messa dell’arrivederci in cielo". Faccio catechesi con i funerali, parlo della morte e della risurrezione. C’è una teologia semplice che noi parroci a volte dimentichiamo. Non sostituisco nulla, metto solo insieme molte cose».

Collabora con i gesuiti per formare i laici e gli animatori della pastorale giovanile. Va a dire il rosario nei palazzi, perché, spiega: «La Parola di Dio si nutre di molte forme e non tutti sono preparati per la lectio divina. La parrocchia è una casa e noi dobbiamo invitare la gente a entrare. Se il parroco gira per le case, parla, insomma regala il suo servizio, allora abbiamo delle risposte. Se riduciamo la parrocchia all’ufficio, se diamo l’impressione di vendere sacramenti o liturgie o documenti, allora prima o poi saremo costretti a chiudere».

Don Alfonso ha aperto una comunità alloggio per immigrati nei locali della parrocchia. C’è un gruppo di laici che si occupa dei minori, ha inventato l’oratorio ambulante nella piazza del paese. C’è un gruppo di giovani e di adulti che va casa per casa, leggono il Vangelo, propongono meditazioni. «E poi dobbiamo investire molte forze nella liturgia della domenica, centro vero di tutta l’attività della parrocchia».

Don Alfonso è soddisfatto. Ogni domenica distribuisce centinaia di ostie e durante la settimana porta anche molte comunioni nelle famiglie dove ci sono malati: «L’incontro tra il parroco e le famiglie è fondamentale. Non aspetto mai nessuno sulla soglia della chiesa. Vado prima io. Guai se un parroco si limitasse all’amministrazione della burocrazia ecclesiastica. Credo che un buon parroco si veda persino da quante scarpe consuma, da quante cene accetta a casa dei suoi parrocchiani. A volte è faticoso. Ma il nostro ministero ci impone di lasciarci consumare dagli altri».

a.bo.


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