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«Siamo sull’Adriatico. Di fronte a noi l’Oriente ortodosso, con milioni di cristiani che per un millennio non abbiamo riconosciuto come fratelli». Don Vincenzo Solazzi, 57 anni, dal 1981 è parroco della Santa Famiglia, una comunità di 4.000 abitanti alla periferia di Fano. È anche responsabile diocesano per il dialogo ecumenico. D’accordo con il vescovo e altri parroci della zona, ha promosso "gemellaggi" con parrocchie ortodosse in Russia, Romania, Ucraina, Grecia.
Qualche "pista di fraternità" (don Vincenzo preferisce questa definizione a "gemellaggio") è stata aperta anche con comunità luterane e anglicane. La parrocchia della Santa Famiglia, in particolare, ha frequenti scambi con quella anglicana di Saint Albans, in Inghilterra. In settembre le due comunità faranno insieme un pelleginaggio ad Assisi. «La convinzione che sorregge queste iniziative», spiega don Vincenzo, «è radicata nel Vaticano II. Il Concilio sottolineò l’importanza di tutti i battezzati nell’impegno ecumenico. Giovanni Paolo II lo ha ribadito nell’enciclica Ut unum sint. Anche le assemblee ecumeniche di Basilea e Graz e l’elaborazione della Carta ecumenica dell’Europa hanno fatto crescere la consapevolezza che, nella storia della Chiesa, i grandi eventi positivi sono sempre stati preparati e accompagnati da un rinnovamento spirituale dell’intero popolo di Dio. In questa scia si colloca l’impegno delle parrocchie nel cammino ecumenico». Il Signore invita a essere uniti In un angolo della chiesa c’è la cappellina ecumenica. È ancora in allestimento, ma già vi sono i simboli di altre Chiese: icone e lampade regalate da comunità ortodosse, croci e altri oggetti sacri donati da anglicani e luterani. Nella cappellina si riuniscono spesso i fedeli del gruppo che anima le iniziative ecumeniche dell’intera comunità.
Giovanna e Luigi Mattioli, giovani coniugi, fanno parte del gruppo da tre anni: «Gli incontri con gli altri cristiani, la reciproca ospitalità, ci fanno vivere concretamente l’invito del Signore a essere uniti». Ester e Pierpaolo Petrini, che collaborano anche alle iniziative ecumeniche diocesane, sottolineano che il loro impegno ha due direttrici: anzitutto, accrescere l’esperienza dei gemellaggi tra le parrocchie delle diverse Chiese; in secondo luogo, sostenere il coordinamento tra le comunità delle differenti confessioni già presenti nelle Marche. «Il proposito», osserva Pierpaolo, «è quello di uscire dall’isolamento spirituale e culturale cui siamo abituati». Negli scambi con gli altri cristiani, la parrocchia della Santa Famiglia offre la testimonianza d’una comunità viva e ben organizzata. È ricca di ministeri: oltre al presbitero, ci sono due diaconi permanenti, due accoliti, quattro lettori e una decina di ministri dell’Eucaristia.
Il lavoro dei diaconi permanenti Il diacono Lucio Diotallevi, sposato, tre figli, si occupa prevalentemente della pastorale giovanile, che raggiunge una cinquantina di giovani delle superiori e dell’università. Per avere più tempo da dedicare alla comunità, ha chiuso il suo studio di architetto. Ora fa l’insegnante nelle scuole medie. L’altro diacono permanente, Enzo Rossi, è un maestro in pensione. Si occupa soprattutto degli anziani, dei malati, delle persone sole. La domenica accompagna i nuovi ministri dell’Eucaristia nelle case di chi vuol fare la comunione ma non può recarsi in chiesa. L’abbiamo visto fare da "guida" ad Alessandra Astuti, ministra dell’Eucaristia da qualche settimana. Alessandra, che si sta laureando in Biologia, sogna di diventare missionaria tra le suore comboniane. È naturale che una comunità cristiana vivace si proietti all’esterno per andare incontro alle persone in difficoltà. La parrocchia della Santa Famiglia lo fa anzitutto con la Caritas e con l’associazione "Banca del gratuito". Nella Caritas, un gruppo di giovani e adulti si occupa del centro d’ascolto, del banco alimentare, della solidarietà con gli anziani. Alcuni giovani della Caritas parrocchiale gestiscono "Casa Betania", un appartamento ricavato dalla canonica e messo a disposizione dei senzatetto.
Talenti al servizio di chi ha bisogno La "Banca del gratuito" è un’associazione con 40 soci e una cinquantina di volontari che le ruotano attorno. Il presidente, Giorgio Magnanelli, manager d’una grande azienda, spiega: «Siamo il punto d’incontro tra chi vuole mettere i propri talenti al servizio della comunità e chi ha bisogno di solidarietà». Nata nel 1997, la "banca" ha dato vita a varie attività. La prima è "Casa Nazareth", che fa accoglienza familiare. A turno (ma turni di due anni!) due famiglie della parrocchia lasciano la loro dimora e si trasferiscono a "Casa Nazareth". Qui vivono con minori e donne in difficoltà, per i quali cercano soluzioni a crisi di vario tipo: separazioni familiari, mancanza di lavoro e di alloggio.
Da "Casa Nazareth" è nata poi l’associazione "Un mondo a quadretti", che opera nel carcere di massima sicurezza di Fossombrone con varie iniziative: un giornalino curato dagli stessi detenuti, corsi di musica, mostre di quadri, attività lavorative. La "banca" ha anche una casa editrice. Finora ha pubblicato 36 libri e, nonostante la mancanza d’una rete distributiva, ha venduto in tutto 43.000 copie. Parecchi i volumi di contenuto ecumenico: c’era da aspettarselo.
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