Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Attualità.
di Renzo Giacomelli
foto di Alessia Giuliani/Catholic Press


RELIGIONE
INTERVISTA AL NUOVO SUPERIORE DEI PAOLINI


Il VANGELO IN RETE

Per don Silvio Sassi serve passare da una pastorale troppo incentrata sui mass media tradizionali a una comunicazione più "personale" e attenta anche al ruolo dei nuovi mezzi.

‘‘Da questa fedeltà al carisma dipende il futuro della vostra Congregazione. Impegnatevi a unire sempre, alla necessaria competenza professionale, una costante ricerca della santità.’’

Discorso di Giovanni Paolo II ai capitolari paolini, 13 maggio 2004

   
«
Che cosa farebbe san Paolo, se si trovasse a vivere ai nostri tempi?». Se l’è chiesto il Papa nell’incontro svoltosi il 13 maggio con il nuovo superiore generale della Società San Paolo, don Silvio Sassi, e i 65 membri del Capitolo riunito in queste settimane ad Ariccia. Il Pontefice ha risposto citando il beato Giacomo Alberione: oggi, san Paolo «salirebbe sui pulpiti più elevati e moltiplicherebbe la sua parola con i mezzi del progresso attuale: stampa, cinema, radio, televisione».

  • Don Sassi, il Santo Padre vi ha anche invitato a «un approfondito lavoro di attualizzazione» dell’eredità di Alberione. Come concretizzare questo invito?

«L’invito ad attualizzare l’eredità del nostro fondatore è in linea con il tema che guida il nostro Capitolo generale: "Essere san Paolo vivente oggi. Una congregazione che si protende in avanti". Significa che non si deve vivere di ricordi ma di progetti. E significa affrontare i cambiamenti avvenuti nella Chiesa e nella società».

Don Silvio Sassi in udienza da Giovanni Paolo II il 13 maggio.
Don Silvio Sassi in udienza da Giovanni Paolo II il 13 maggio.

  • Con quali progetti intendete affrontare i cambiamenti?

«Dobbiamo sviluppare le attività che ancora funzionano bene e, nello stesso tempo, far crescere, sia come mentalità, sia come scelte operative, il nostro impegno nella nuova comunicazione. Non possiamo limitarci a consolidare le attività legate ai libri e alle riviste, perché la comunicazione in Rete interroga fortemente il nostro impegno. Dobbiamo diversificare, cioè aprire qualcosa di nuovo accanto a quello che già esiste».

  • Con Internet, ossia con la comunicazione in rete, che cosa cambia rispetto al modello dei mass media?

«Cambia il contesto culturale. Nel modello tradizionale della comunicazione di massa c’è chi invia il messaggio, ed è in qualche modo il padrone del processo comunicativo, e c’è l’utente che riceve quel messaggio in modo sostanzialmente passivo. Nella comunicazione in rete l’utente è protagonista, perché può scegliere tra una grande varietà di messaggi, e quindi non c’è comunicazione senza il suo benestare. Attenzione, il passaggio da un modello all’altro non è un fatto compiuto. È una tendenza da tenere in grande considerazione».

  • Per voi Paolini che cosa comporta il nuovo modo della comunicazione?

«Dobbiamo interrogarci sulla nostra mentalità pastorale. Si tratta di passare da una pastorale che da un centro comunicativo irradia il messaggio a una massa di utenti, a una pastorale consapevole che la comunicazione si fa sempre più da persona a persona. In questo nuovo contesto, il criterio guida della comunicazione è la qualità, ovviamente legata agli interessi di coloro che ti cercano. In rete nessuno è "raccomandato" o ha speciali salvacondotti».

  • Nel sistema della comunicazione, sia nuovo sia tradizionale, quali criteri etici ci dovrebbero guidare?

«Il criterio principe è sempre la trasparenza. Chi legge, vede o ascolta un messaggio deve sapere da che punto di vista si parla. L’utente deve sapere subito con chi ha a che fare. Non vi sono mezzi neutri. Nel nostro caso, dev’essere evidente che parliamo da un punto di vista cristiano».

Don Silvio Sassi in udienza da Giovanni Paolo II il 13 maggio.

  • La trasparenza dovrebbe guidare i media anche in tempo di guerra?

«Nei conflitti, i media sono "arruolati" dai contendenti per creare opinioni, depistare, favorire la propria parte e danneggiare l’avversario. Si deve sapere che, usando in questo modo l’informazione, siamo di fatto sul campo di battaglia. Ma, come in tutte le guerre, ci sono i colpi permessi e i colpi illeciti o addirittura ignobili».

  • Domenica 23 maggio è la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che ha per tema "I media in famiglia: un rischio e una ricchezza". Molti pensano che siano soprattutto un rischio, se non un danno. Concorda?

«I media a volte anticipano, altre volte semplicemente rispecchiano i cambiamenti sociali relativi alla famiglia. Accusare i mezzi di comunicazione di attentare alla famiglia è un’affermazione molto forte. L’uso dei media in famiglia non è un semplice consumo. Esso avviene in un processo educativo. Sarei tentato di dire: a ogni famiglia la sua comunicazione».

 Renzo Giacomelli
   
  
LA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI

"I media in famiglia: un rischio e una ricchezza": è questo il tema della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra il 23 maggio. Nel Messaggio per questa Giornata, Giovanni Paolo II ricorda che «la straordinaria crescita dei mezzi di comunicazione sociale e la loro maggiore disponibilità hanno offerto delle opportunità eccezionali per arricchire la vita non solo degli individui, ma anche delle famiglie».

«Tuttavia», sottolinea il Papa, «questi stessi mezzi di comunicazione hanno la capacità di arrecare grande danno alle famiglie, presentando loro una visione inadeguata o perfino distorta della vita, della famiglia, della religione e della moralità».

Proprio per questo: «La comunicazione, in ogni sua forma, deve sempre ispirarsi al criterio etico del rispetto della verità e della dignità della persona umana». E queste considerazioni valgono, in modo particolare, «per il modo in cui viene trattata la famiglia nei mezzi di comunicazione sociale».

Il Papa rivolge quindi un pressante appello agli operatori delle comunicazioni sociali, alle autorità pubbliche e ai genitori perché: «Ogni attacco al valore fondamentale della famiglia è un attacco al bene autentico dell’umanità». I genitori, in particolare: «Devono regolare l’uso dei mezzi di comunicazione a casa. Questo significa pianificare e programmare l’uso degli stessi, limitando severamente il tempo che i bambini dedicano a essi e rendendo l’intrattenimento un’esperienza familiare».

I 65 membri del Capitolo generale della Società San Paolo durante l’udienza in Vaticano.
I 65 membri del Capitolo generale della Società San Paolo
durante l’udienza in Vaticano. Il tema del Capitolo, riunito dal 20 aprile
al 20 maggio ad Ariccia (Roma), è: "Essere san Paolo vivente oggi.
Una congregazione che si protende in avanti".

LA SOCIETÀ SAN PAOLO
  • Fondata dal beato Giacomo Alberione il 20 agosto 1914.
  • Superiore generale: don Silvio Sassi.
  • 1.060 membri (tra cui 561 sacerdoti e 345 discepoli professi).
  • Paolini e Paoline, presenti in 28 Paesi, editano 85 testate, tra cui Famiglia Cristiana, Jesus e il Giornalino, in Italia. 
    La famiglia paolina stampa nel mondo 20 milioni di libri con oltre 1.000 titoli all’anno.
  • Notevole l’attività apostolica sul fronte multimediale e radiotelevisivo. In Italia, Telenova, nata nel 1978, rappresenta oggi la terza emittente della Lombardia, cui si aggiunge Circuito Marconi, la stazione radiofonica sviluppata in collaborazione con la Curia arcivescovile di Milano.


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