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di
Simonetta Pagnotti
foto di Giancarlo Giuliani
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FORUM
INCONTRO COL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE LETIZIA MORATTI
L'ANNO
CHE VERRÀ
A settembre verranno
coinvolte 7.500 scuole e 600.000 insegnanti per dar vita al cambiamento più
importante del sistema scolastico dai tempi della riforma Gentile. Ma il
mondo della scuola è in fibrillazione e all’orizzonte si profilano
tensioni e agitazioni. Sarà un autunno caldo?
L’anno scolastico che sta per chiudersi
sembra già portarsi dentro l’atmosfera e le tensioni del prossimo. Il
motivo è senza dubbio il progetto di riforma che con la riapertura
segnerà, nel bene e nel male, il nuovo corso della scuola italiana. A
settembre saranno coinvolte 7.500 scuole e 600.000 tra dirigenti e
insegnanti. C’è il rischio di un autunno caldo della scuola? Lo
chiediamo al ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, ospite della
redazione romana di Famiglia Cristiana insieme con due
rappresentanti del mondo dell’educazione: il segretario generale della
Cisl-scuola Francesco Scrima e Maurizio Salvi, presidente dell’Age, l’associazione
cattolica dei genitori degli alunni presenti nelle scuole statali.

Il ministro dell’Istruzione, dell’università
e della ricerca scientifica Letizia Moratti.
- FAMIGLIA CRISTIANA. La sensazione è che sia una riforma poco
condivisa, soprattutto dai docenti. Una riforma calata dall’alto
non è a rischio fin dalla partenza?
«Credo che questa riforma vada inquadrata nel contesto europeo. Oggi
l’Europa si sta costruendo sulla centralità dell’istruzione come
risorsa essenziale per lo sviluppo della persona, per la coesione
sociale e per lo sviluppo economico. Le stesse politiche educative
cercano di integrarsi con le politiche del lavoro e del welfare e
diventano molto più flessibili e più personalizzate, nella convinzione
che, attraverso l’istruzione, si possano creare le condizioni per la
valorizzazione di ciascun individuo. L’istruzione deve colmare le
differenze sociali ed essere un fattore di equità. Deve anche far sì
che gli studenti possano in futuro affrontare un mercato del lavoro nel
quale le conoscenze diventano obsolete nel giro di cinque anni. Abbiamo
cercato di collocare la nostra riforma in questo contesto in profonda
evoluzione. Mi rendo conto che in tutti i processi di cambiamento ci
sono resistenze culturali da superare. Si tratta di lavorare con le
parti sociali e con il corpo insegnanti per far sì che questa riforma
sia innanzitutto capita. Potremo correggere quello che non funziona: la
legge ci consente una revisione dopo 18 mesi».
- FAMIGLIA CRISTIANA. Quindi parliamo di una riforma che vuole
soprattutto percorsi scolastici flessibili...
«Io penso che la vera equità sociale si ottenga oggi attraverso la
personalizzazione e la differenziazione dei percorsi. La mobilità
sociale in Italia è tra le più basse tra i Paesi industrializzati. Un
ragazzo che ha alle spalle una famiglia culturalmente e socialmente
presente e forte può avere più possibilità che non un ragazzo con una
famiglia economicamente più debole e con strumenti meno efficaci per
seguire la crescita del ragazzo. Per questo è necessario un
rafforzamento del rapporto tra famiglia e docenti, senza che nessuna
delle due componenti prevarichi né sconfini: non è giusto che i
genitori deleghino alla scuola le proprie responsabilità, ed è anche
giusto che le scuole intercettino le esigenze degli studenti e aiutino
le famiglie a compiere le scelte migliori per i loro figli».

Un
momento del forum dedicato alla riforma scolastica organizzato
nella redazione romana di Famiglia Cristiana.
- SALVI. Certamente le famiglie si ritrovano in questa legge per l’attenzione
al valore della persona e della sussidiarietà. Oggi il genitore non
è più un semplice utente della scuola. A livello europeo, dove
effettivamente si è realizzata questa cooperazione tra famiglia e
scuola, i risultati sono stati concreti e si è avuto anche un
miglioramento della qualità del servizio.
- SCRIMA. Gli insegnanti sono scontenti di questa riforma. Non l’accettano
perché ormai nella scuola c’è una cultura consolidata: la legge
di riforma arriva sempre dopo, quando già si è costruito un
costume professionale, culturale e didattico d’innovazione. La
legge 148 è arrivata dopo che erano stati rinnovati i programmi
della scuola elementare, dopo che nella scuola l’innovazione era
già praticata da tanti anni. Ci fu la sperimentazione assistita per
diversi anni e alla fine ci fu la legge.
«In effetti noi abbiamo proprio cercato di cogliere le esperienze
positive, di cui la scuola reale è ricchissima, per metterle a sistema.
In ogni caso, se c’è condivisione rispetto agli obiettivi, i modelli
organizzativi e i percorsi formativi diventano degli strumenti».
- SCRIMA. Possiamo essere d’accordo sui princìpi. È giusto che,
in una società caratterizzata da profondi cambiamenti, la scuola
sia disposta a cambiare. Il problema è che in questa riforma sono
state apportate modifiche a quegli ordini di scuola che non avevano
affatto bisogno di essere riformati. Abbiamo toccato la scuola
materna che per noi resta un gioiello di famiglia perché, con la
questione dell’anticipo, si va a incidere nella struttura portante
della scuola dai tre ai cinque anni, che ancora oggi i Paesi europei
ci invidiano. Inserire un bambino di due anni e mezzo in una sezione
dove possono essere presenti bambini di cinque anni e mezzo
destruttura i processi di educazione e di apprendimento, ma anche di
socializzazione. Non ce n’era bisogno, così come non c’era
bisogno di toccare la scuola elementare, che era stata già
riformata nei programmi e che ancora oggi è valutata una delle
migliori scuole a livello europeo...
«Purtroppo non più. La scuola primaria nell’ultimo decennio ha
perso parecchie posizioni nelle classifiche Ocse».
- SCRIMA. Se decidiamo di non dare molta importanza ai dati delle
ricerche internazionali, non gliela diamo e vale per tutti.
Altrimenti dobbiamo prendere in considerazione tutte le ricerche,
perché l’Ocse, che lei ha citato, colloca la nostra scuola dal
quindicesimoal ventiseiesimo posto, ma altre ricerche la collocano
al sesto posto a livello europeo. Per noi la scuola elementare
italiana è una delle migliori e l’inserimento di alcune
innovazioni va a destrutturarla. Per esempio l’inserimento delle
funzioni tutoriali: in una scuola che vive della collegialità,
della corresponsabilità del team docente, s’introdurrà una
gerarchia destabilizzante. La stessa scuola media aveva solo bisogno
di qualche piccolo maquillage. Il problema italiano è stato sempre
e comunque la scuola media superiore, che da quarant’anni non si
riesce a riformare.
- FAMIGLIA CRISTIANA. In altre parole gli insegnanti non vogliono il
tutor. In alcune regioni si stanno preannunciando fenomeni di
disobbedienza civile. Mettiamoci nei panni delle famiglie che a
settembre avranno i figli alle elementari…
- SCRIMA. Non dobbiamo certo esaltare la disinformazione. Le
funzioni tutoriali appartengono a tutti i docenti, ma qui si è
intervenuti sul monte ore, perché l’insegnante tutor deve fare
almeno 18 ore di lezione nella stessa classe. Come conseguenza
avremo un sistema "stellare": un insegnante con un ruolo
centrale, che è quello che terrà i rapporti con le famiglie e
farà il cosiddetto "portfolio", mentre tutti gli altri ne
risulteranno ridimensionati. C’è molta fibrillazione, è vero,
perché, quando si incide sulla professionalità dei docenti, si va
a toccare la "carne viva" della scuola.
- SALVI. Mi sembra che qui la famiglia debba dire qualcosa. Noi come
genitori ci aspettiamo una scuola nuova. Intanto ci vuole un’informazione
più precisa, che è mancata. La criticità ci vuole: se è fatta
nella maniera corretta ci porta a crescere e vediamo la
disponibilità del ministro a correggere eventualmente quello che
non va bene. L’obiettivo deve essere quello di lavorare per una
scuola migliore. Quando si parla di anticipo, sappiamoche questo non
è affatto obbligatorio, quindi è chiaro che noi rivendichiamo la
nostra responsabilità come genitori. È evidente che ci devono
essere strutture adeguate e personale preparato. Anche gli enti
locali facciano la loro parte. Per quanto riguarda la scuola
elementare, sarebbe bene, prima di decidere per l’anticipo,
sentire il parere degli insegnanti della materna. Quanto al tutor,
io lo considero soprattutto un referente.
«Vorrei ribadire che la scuola deve anche andare incontro alle
esigenze delle famiglie. Nel nostro Paese purtroppo gli asili nido, che
peraltro non rientrano nelle competenze del ministero, sono
insufficienti, quindi moltissime sono le mamme che lavorano e che hanno
problemi. Per quanto riguarda l’anticipo delle iscrizioni alle materne
e alle elementari, abbiamo dato una risposta che è lasciata alla
libertà delle famiglie e che persino noi consigliamo di valutare molto
bene insieme agli insegnanti. Vorrei anche ricordare che nel nostro
Paese purtroppo è molto diffuso l’uso delle cosiddette primine, con
costi notevoli per i genitori. Oggi le famiglie potranno scegliere,
oltretutto con una gradualità estremamente prudente, perché nella fase
iniziale della riforma l’anticipo è di due mesi: così è stato l’anno
scorso su base sperimentale e così è confermato per il prossimo anno
scolastico. Quando la riforma sarà a pieno regime l’anticipo sarà di
quattro mesi. Per quanto riguarda la funzione del tutor, dobbiamo sempre
avere come punto di riferimento la centralità dello studente e in
questo caso del bambino. Nel passaggio delicato dall’ambiente
familiare alla scuola dell’infanzia, avere fin dal primo anno della
primaria figure di riferimento diverse rischia di provocare
disorientamento. Per questo motivo, senza voler creare gerarchie tra gli
insegnanti e senza negare il valore del lavoro di gruppo, noi abbiamo
ritenuto che la funzione tutoriale potesse essere importante per capire
le esigenze del bambino dal punto di vista dello sviluppo della persona
e non dei diversi apprendimenti e delle diverse discipline. Ma per
conoscere bene il bambino l’insegnante deve passare più tempo con
lui, per questo abbiamo previsto un certo numero di ore nelle prime e
nelle seconde. L’altro aspetto importante è il raccordo con la
famiglia. Tutti i docenti devono poter avere, se vogliono, la
possibilità di essere tutor. Quindi un insegnante può essere tutor in
una classe e svolgere un’attività diversa in un’altra».
- SCRIMA. Il raccordo con le famiglie non può essere utilizzato
come una variazione di status del team docente.
«Mi scusi, ma lei si preoccupa dello status del team docente o dei
problemi dei bambini?».
- FAMIGLIA CRISTIANA. Parliamo dei nuovi programmi: ci sono parecchi
cambiamenti e anche alcune contraddizioni. Per esempio, aumentano le
materie e calano le ore d’inglese alle medie, sempre alle medie
non si studia più la storia antica, ma entra l’economia
domestica, la condotta entra nella valutazione e poi ci sono le ore
facoltative che devono essere attivate dalle singole scuole…
«In tutti i Paesi Ocse le scuole che hanno i maggiori risultati si
basano su alcuni grandi princìpi: personalizzazione dei percorsi, forte
autonomia, forte collaborazione tra scuola e famiglia e integrazione di
percorsi formali e informali, ossia extrascolastici, di apprendimento,
forte sistema di valutazione centralizzato e trasparente. Cito la
Svezia, la Finlandia, il Canada e l’Inghilterra. La Svezia non dà
più nessun limite né obbligo di orario scolastico. Esistono obiettivi
di apprendimento che i ragazzi devono aver raggiunto alla fine di ogni
anno, ma le scuole si organizzano come vogliono».
- FAMIGLIA CRISTIANA. Ritiene auspicabile anche in Italia tale
sistema?
«Credo si debba andare verso una scuola in cui la sussidiarietà
verticale e orizzontale sia un elemento essenziale, anche perché
collegata ai cambiamenti della nostra società. Io ritengo che la
flessibilità sia un valore, perché consente una grande valorizzazione
del ruolo delle singole scuole e dei docenti. Non dico che la Svezia sia
il modello, però i Paesi che stanno andando verso questi modelli danno
migliori risultati. In questo contesto vanno visti anche i cambiamenti
dei programmi, con un passaggio da piani di studio prescrittivi, decisi
dal centro, a indicazioni nazionali che sono obiettivi generali di
apprendimento che poi la scuola traduce in obiettivi specifici di
apprendimento tenendo conto del contesto in cui opera».
- FAMIGLIA CRISTIANA. Se aggiungiamo a questo anche gli effetti
della devolution, avremo tanti sistemi scolastici diversi l’uno
dall’altro?
«Non è vero, esiste già una norma costituzionale che sancisce l’autonomia
dell’istituzione scolastica, ovviamente sulla base di criteri
nazionali che garantiscano un percorso unitario e la qualità omogenea
dei livelli di apprendimento. Tenendo fermo questo, credo sia giusto
dare libertà alle scuole e personalizzare i percorsi, soprattutto per
offrire quelle risposte che oggi la scuola non dà. Non possiamo
dimenticare che fino a due anni fa noi avevamo 240 mila ragazzi al di
fuori del sistema scolastico dell’istruzione e della formazione
professionale, 240 mila ragazzi che non raggiungevano né la maturità
né un diploma o una qualifica. Abbiamo innalzato di tre anni il
diritto-dovere, quindi l’obbligo scolastico, che ora non è più di 9
anni, come era previsto dalla legge Berlinguer, ma di 12, affiancando il
canale dell’istruzione-formazione professionale al canale dei licei.
Inoltre la legge Berlinguer riguardava solo l’obbligo di frequenza,
non l’obbligo di un risultato. Con la riforma invece ogni ragazzo
dovrà uscire o con un diploma o una qualifica. E questo sta già
cominciando a dare risultati positivi. In attesa di arrivare alla
definizione del decreto delegato sul secondo ciclo, noi abbiamo fatto un
accordo in conferenza unificata con tutte le Regioni al quale sono
seguiti accordi con ogni singola Regione: in questo momento ci sono
22.000 ragazzi, prima completamente fuori dal sistema di istruzione e
formazione-professionale, che sono rientrati nel sistema. E ci sono
previsioni d’iscrizioni ancora più elevate per quest’anno».
- SCRIMA. L’invito che farei io è che, oltre a prendere
elaborazioni, programmi e progetti europei, dobbiamo prenderci anche
i tempi, perché l’Europa progetta e programma con tempi lunghi,
chiedendo investimenti e risorse e non con l’urgenza che abbiamo
noi dei decreti della legge 53.
- SALVI. Io non parlo di modello tedesco o inglese. Dico però che
altre nazioni hanno fatto riforme della scuola e le hanno fatte in
brevissimo tempo. A noi ci sono voluti due governi e non siamo
riusciti a trovare una soluzione. Che sia buono il progetto svedese
non mi interessa, l’importante è che facciamo un progetto
italiano. Oltretutto la commissione europea, presieduta da Prodi, ha
detto: "Signori miei, il progetto della scuola italiana è un
buon progetto". Dunque cosa aspettiamo a portarlo avanti?
«Io ho solo citato il modello svedese come un esempio, però credo
che sia giusto cercare il nostro modello italiano e non la scopiazzatura
dei modelli altrui. È altrettanto vero che è positivo confrontarsi con
gli altri, ma in questo spirito. Ringrazio il dottor Salvi che ha
ricordato che la Commissione europea, non noi, in dicembre ha dato un
"ottimo" all’Italia per la legge di riforma».
- FAMIGLIA CRISTIANA. La scuola è pronta ad accogliere la riforma?
«La risposta è sì. Vorrei concludere con un augurio: che ognuno,
nell’ambito della propria responsabilità, applichi la riforma nell’interesse
degli studenti e delle famiglie. Naturalmente, se ci saranno delle
critiche, le vedremo in corso d’opera e le potremo superare».
Simonetta Pagnotti
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IN
DUE ANNI, 75 MILA ISCRITTI IN MENO
La riforma sembra interessare a tutti, eppure le
risorse destinate alla scuola vengono continuamente erose. Assistiamo
alla guerra delle cifre: i sindacati denunciano l’insufficienza
degli organici, le famiglie sono disorientate.
«Le risorse sono
aumentate», replica il ministro Moratti, «basta controllare la
Gazzetta Ufficiale. Il bilancio dell’Istruzione è aumentato da 35 a
39 miliardi di euro. Dopo dieci anni, nei quali non venivano fatte
assunzioni, abbiamo messo in ruolo 62 mila fra insegnanti e personale
tecnico amministrativo, tra l’agosto e il settembre del 2001, e sono
già state attivate le procedure per avere altre 15 mila assunzioni
autorizzate dal ministero dell’Economia, per un totale di circa 90
mila assunzioni».
- Però si parla di aumento d’iscrizioni...
«Le iscrizioni sono diminuite di 15.000 alunni
nella primaria e 25.000 nella secondaria. Negli ultimi due anni sono
75.000 in meno».
- Non ci saranno tagli di classi?
«Le abbiamo aumentate, le classi. Per esempio la
scuola dell’infanzia è aumentata di circa 635 sezioni. Siamo
assolutamente in linea coi bilanci europei. Rispetto all’Europa
abbiamo uno squilibrio nel numero dei docenti, un rapporto di 1 a 10
studenti quando la media europea è di 1 a 15. Possiamo vantare un’eccellenza
rispetto all’Europa: l’integrazione. La legge 104, a differenza di
molti altri Paesi europei, prevede l’integrazione degli alunni
disabili. Per questo abbiamo un numero di insegnanti anche più
elevato».
- Sono aumentate le richieste di tempo pieno: sarà
possibile soddisfarle?
«Il tempo pieno già adesso è erogato sulla base
della disponibilità di organici. Prima dell’applicazione della
riforma, riguardava circa un 24 per cento a livello nazionale. Nel
decreto attuativo abbiamo previsto il mantenimento degli organici per
poter continuare a garantirlo».
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| «I
PREZZI DEI LIBRI NON SALIRANNO»
Quello dei libri di testo continua a essere un
tasto dolente per la famiglia italiana. Soprattutto per chi ha più
di un figlio iscritto alle scuole superiori il costo dei libri pesa
parecchio sul bilancio familiare. Aumentano le materie, dobbiamo
aspettarci anche un uleriore incremento della spesa?.
«Effettivamente»,
ha spiegato il ministro dell’Istruzione nel corso del forum, «i
libri sono un costo per le famiglie, purtroppo. Ma anche quest’anno
non aumenteranno. Abbiamo già fatto un accordo con gli editori. Per
la scuola primaria ovviamente non costano nulla, mentre per la
secondaria e il secondo ciclo abbiamo chiesto agli editori di non
praticare aumenti. Naturalmente questo riguarda anche i nuovi libri
di testo e tutte le fascicolazioni aggiuntive, perché ci sarà un
passaggio graduale dai libri di testo attuali a quelli futuri.
Sappiamo che l’euro ha pesato sulla capacità d’acquisto di
tutte le famiglie italiane, quindi anche nell’acquisto dei libri,
ma noi, da due anni, abbiamo congelato il costo dei libri. Quindi
continueremo a vigilare, come abbiamo fatto l’anno passato, e a
tenere la situazione sotto controllo».
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