Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

Le nostre radici

Genitori-figli, modello
di ogni relazione umanai

 
I comandamenti oggi.
di Alberto Bobbio


IV / ONORA IL PADRE E LA MADRE
I TESTIMONI: MARIRINA TUCCINARDI E ORAZIO LA ROCCA


ONORA LA MADRE ANZIANA E MALATA,
TENENDOLA IN CASA


Maririna ci pensa un po’ su. Riflette: «Onora il padre e la madre. Onora: che verbo. Ci sento qualcosa di antico». Orazio incalza: «È ora di riprendersi i vocaboli, il loro significato assoluto. Onorare ci impone di andare più avanti, oltre il semplice rispetto. Implica il riconoscimento, la gioia per la vita, la letizia del tempo».

Maririna Tuccinardi, medico, è la moglie di Orazio La Rocca, giornalista di Repubblica. Hanno quattro figli e qualche anno fa si sono trovati alle prese con un problema comune a tante famiglie, nonna Antonia malata, e davanti alla scelta tra l’istituto per anziani o la famiglia hanno scelto la seconda.

Dice Orazio: «Noi non abbiamo curato Antonia. Lei ha fatto parte della nostra famiglia». Ora la nonna è morta, ma le hanno regalato un tempo pieno di attenzioni, riguardi, grida di bambini, passeggiate, piatti gustosi, e di yogurt alla fragola di cui andava ghiotta.

La vittoria della carità

Hanno scritto un libro, Maririna e Orazio: I giorni di Antonia, editrice Àncora. È il racconto della vittoria della carità. Per loro è stato naturale, perché la domanda implicava già la risposta: «Ci si può dimenticare di chi ti ha dato la vita?». È bastata un’occhiata, davanti a quel fagotto di donna anziana, provata dalla malattia, che nessuna badante era in grado di accudire, nella vecchia casa di famiglia lontano da Roma.

Antonia era la mamma di Orazio. L’hanno caricata in auto un giorno d’estate. E la scelta più normale è diventata un incubo, quando hanno provato a utilizzare i servizi.

«Antonia non aveva bisogno di assistenza infermieristica, della passeggiata attorno all’isolato, non aveva bisogno solo del fisioterapista. Antonia aveva bisogno di amore», dice Maririna. Ha vissuto tre anni così e il diario è tutto nel libro. A volte fa sorridere, a volte piangere. C’è la vita di una famiglia e di una nonna. Può essere un esempio di come, spiega Orazio, «si può restituire ciò che ci è stato dato».

Il libro è lì sulla tavola del salotto. Fa pensare, in fondo è il racconto di una speranza, perché in occasioni come queste la famiglia scova dentro di sé risorse inaspettate. «Noi non ce ne siamo accorti», spiegano Maririna e Orazio, «e solo adesso l’abbiamo capito».

Un libro per dire che si può

Sfogliare il libro è come squadernare la famiglia, i quattro figli, il cane, una casa che non basta mai, gli orari che si spezzano, il lavoro che ti fa fare le capriole: «Noi ce l’abbiamo fatta e ringraziamo Dio. Abbiamo scritto il libro per dire che si può. Non abbiamo fatto altro che amare. Credo», annota Orazio, «di non averla mai amata tanto come quando è vissuta con noi». Adesso chiudono il libro, Maririna e Orazio.

I ragazzi vanno e vengono, scuola, compiti, lezioni di flauto, amici. «Sì, forse gli abbiamo insegnato l’onore, l’esperienza che si tocca con mano del quarto comandamento nella forma positiva di un dovere da compiere, quello della felicità». Le parole di Maririna sono serene.

Spiega Orazio: «Abbiamo superato la paura dell’accoglienza, che è naturale, che è un sentimento umano, che guai a chi non lo prova. Non ha cuore, non riuscirebbe mai a fare il passo dell’amore. Onora il padre e la madre è un comandamento laico. Bisogna superare la logica che vale solo per chi crede». Insomma, sottolinea Maririna, «è la sfida dell’educazione. Io soffro quando vedo un bambino che risponde male ai genitori. E soffro quando vedo genitori che trattano i bambini come pacchetti da spostare di qui e di là».

Cosa gli daremo in cambio?

Dopo di Lui, Dio ha voluto che onoriamo chi ci ha dato la vita. Orazio cita un passo del Siracide: «Ricorda che essi ti hanno generato: che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato?». «Vale per i genitori, ma vale per tutti. Il prossimo non è un individuo indistinto nella collettività. È qualcuno di cui conosciamo le origini, dunque merita un’attenzione e un rispetto particolari. Appunto: l’onore. Lo so che è una parola oggi resa un po’ ambigua dall’uso che se ne è fatto. Eppure ne va ritrovato il senso, che poi è facile se si fanno i riscontri con la vita. È qualcosa che ha a che fare con il sacrificio, senza il quale nessuna società sarebbe nata e vissuta, sacrificio delle madri, dei padri, dei figli. Sacrificio naturale. Si fa e basta. Si fa e non si dice. Noi forse siamo stati presuntuosi e l’abbiamo scritto. Ma l’abbiamo fatto solo per dare una mano ad altri, perché anche altri lo riconoscano».

 Alberto Bobbio
      
Per l'approfondimento
Come segnali stradali

Come per gli altri comandamenti, non sono molti i testi specifici sul quarto comandamento. Alcuni però esistono e si possono consultare per approfondire il senso e l’attualità delle parole di Dio: "Onora il padre e la madre". Eccoli: Paolo Tammi, Onora il padre e la madre, Edizioni Paoline, 1991. Aa.Vv., Onora il padre e la madre, Communio n. 139, Jaca Book, 1995. Daniela Messi, Genitori e figli: un rapporto d’amore. Riflessioni sul IV comandamento, Il Leone Verde, 2001.
Per approfondire, invece, il Decalogo nel suo complesso con uno specifico sguardo alla sua dimensione etico-morale, possono risultare utili questi volumi: Guido Gatti, Lezioni sui comandamenti, Elledici, 1991. Ancora, elementi di grande interesse sono contenuti in questi altri libri: Paul Beauchamp, La legge di Dio, Piemme, 2001. Josef Schreiner, I dieci comandamenti nella vita del popolo di Dio, Queriniana, 1991. Otto Hermann Pesch, I dieci comandamenti, Queriniana, 1987. Hans-Rudolf Muller-Schwefe,
I dieci comandamenti spiegati per il nostro tempo, Paideia, 1975. Jan Milic Lochman, I comandamenti, segnali stradali verso la libertà, Elledici, 1986. Helen Schungel Strauman, Decalogo e comandamenti di Dio, Paideia, 1977. Bernhard Häring - Dorothee Solle - Anton Vogtle, I dieci comandamenti, Queriniana, 1970.

Saverio Gaeta


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