Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

Le nostre radici

Onora la madre anziana e
malata, tenendola in casa

 
I comandamenti oggi.
di Giordano Muraro


IV / ONORA IL PADRE E LA MADRE
IL TEOLOGO: LA FAMIGLIA INSEGNA L’AMORE DEL PROSSIMO


GENITORI-FIGLI, MODELLO 
DI OGNI RELAZIONE UMANA


Luomo ama Dio creando con Lui un rapporto di amicizia e portandolo nel pensiero e nel cuore come il tu della sua vita. Ma come ama il prossimo? Il Signore lo spiega con gli altri comandamenti. Ma ogni comandamento deve essere visto come la punta di un iceberg che poggia su altri comandamenti affini. Così il quarto insegna ai figli come comportarsi con i genitori, ma questo comportamento deve essere adottato analogicamente in tutte le relazioni che stabilisce con i suoi simili.

Il Signore inizia il grande insegnamento sull’amore del prossimo partendo dal particolare rapporto dei figli verso i genitori. Perché inizia dalla famiglia? La cultura attuale non sembra valorizzare la famiglia. Dio invece dimostra di avere molta fiducia in lei. È stato Lui che l’ha istituita, perché nella famiglia l’uomo impara a essere uomo e a relazionarsi con gli altri. Ma perché tra i tanti rapporti familiari sceglie il rapporto filiale? Per due motivi. Anzitutto perché il rapporto padre-figlio è uno dei più adatti per far capire il rapporto tra Dio e la sua creatura. È Dio stesso che chiede di essere chiamato "papà", per cui possiamo dire che Dio ha il volto di papà; in secondo luogo, perché questo rapporto diventa il modello di ogni altro rapporto, essendo nello stesso tempo il più libero e il più profondo.

Dai genitori il figlio riceve il dono più prezioso, la vita; ma nello stesso tempo la riceve da persone che non ha scelto, e che – mosso dall’amore – deve scegliere ogni giorno con una scelta consapevole e libera. Così, dal rapporto genitori-figli nasce la forma più alta dell’amore, quella che più di ogni altra raffigura l’amore di Dio, gratuito e misericordioso. Infatti, genitori e figli si prendono in carico reciprocamente, e si aiutano ad affrontare insieme la vita con le sue gioie e le sue difficoltà. I genitori amano il figlio con un amore e una fedeltà incondizionati; il figlio ricambia questo amore legandosi a essi con un rapporto che non ha più fine.

Responsabili gli uni verso gli altri

Non è facile creare un rapporto equilibrato tra persone che sono libere e che nello stesso tempo sono legate così profondamente da sentirsi responsabili gli uni della vita degli altri. C’è il pericolo di cadere in un’eccessiva dipendenza o in un’esagerata possessività. Questo pericolo viene scongiurato se si ama con la modalità indicata nel comandamento ed espressa nel verbo "onora". L’amore rispettoso permette di conservare il giusto equilibrio tra dipendenza e libertà.

Infatti l’onore è un atteggiamento che conferisce all’amore una qualificazione particolare, di rispetto, ammirazione, riconoscenza. L’affetto tiene unite le persone; il rispetto riconosce in esse la dignità che le rende indisponibili a ogni forma di possesso. Così l’amore rispettoso che viene richiesto al figlio diventa il modello di ogni altra relazione umana.

I genitori a loro volta devono comportarsi in modo da meritarsi questo rispetto. A essi infatti è stato affidato il compito di generare il figlio in tutte le sue potenzialità: da quelle fisiche a quelle psichiche, spirituali, cristiane. Per questo devono vivere in modo da farsi accettare come educatori, e vivere insieme ai figli tutte queste diverse dimensioni umane e cristiane. Allora la famiglia diventa una "piccola chiesa", cioè il luogo della promozione umana e cristiana della persona, in cui ognuno diventa vita e salvezza per l’altro.

Non basta, perché la famiglia non è sufficiente a formare la persona in tutte le sue potenzialità. Deve mettersi in comunione con le altre comunità, sia quella civile sia quella ecclesiale, e con esse compiere la grande missione di "fare la persona umana".

 Giordano Muraro
      
Il "Decalogo " di Kieslowski
Ma quante facce diverse può avere l’amore?

Anka è una bella ragazza ventenne orfana di madre, legata al padre da un rapporto amichevole e aperto. Un giorno Anka dice di aver trovato una lettera della madre, in cui la donna rivela che lei non è figlia dell’uomo che crede essere suo padre. A questo punto, tutte le inibizioni che avevano sempre frenato e trattenuto la giovane donna cedono di colpo e Anka avverte ancora più forte l’attrazione nei confronti dell’uomo. Ma, nonostante abbia sempre nutrito dubbi sulla sua paternità, l’uomo resiste alle avance della ragazza. La quale non ha mai aperto, e letto, la lettera in questione. Che brucerà davanti a lui... Sfumato, pervaso da inquietanti ambiguità, allusivo nell’ardua prova alla quale i due protagonisti della vicenda si sottopongono, il Decalogo 4 ("Onora il padre e la madre") è uno degli episodi più provocatori della serie: con l’abilità di un prestigiatore, Kieslowski manipola a tal punto le carte del gioco da seminare dubbi anche quando queste vengono scoperte. E, come sempre, Kieslowski ci tormenta con i suoi interrogativi: quante facce ha l’amore? Con quante vesti si presenta? E queste vesti sono intercambiabili? Qual è la linea di demarcazione fra i diversi tipi d’amore? Quale la distinzione fra l’impulso dei sentimenti e la sacrale onorabilità dalla quale anche i sentimenti più autentici non possono prescindere?

Enzo Natta


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