Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

Genitori-figli, modello
di ogni relazione umanai

Onora la madre anziana e
malata, tenendola in casa

 
I comandamenti oggi.
di Gianfranco Ravasi


IV / ONORA IL PADRE E LA MADRE
IL BIBLISTA: L’AMORE E IL RISPETTO NEI CONFRONTI DEI GENITORI, PRIMI MAESTRI DELLA FEDE


LE NOSTRE RADICI

Come il terzo comandamento riguardante il riposo festivo, anche il quarto è un precetto esposto in forma positiva, a differenza degli altri comandamenti del Decalogo, martellati da un severo "Non", seguìto dall’imperativo della proibizione («Non uccidere!»). Inoltre, quello sull’amore nei confronti dei genitori è l’unico comandamento a essere seguìto da una benedizione nella formulazione originaria biblica: «Onora tuo padre e tua madre, come il Signore tuo Dio ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sia felice nella terra che il Signore tuo Dio ti dà» (Deuteronomio 5,16).

Il verbo centrale del precetto è quell’" onorare", in ebraico kabbed, un termine usato anche per la "venerazione" nei confronti di Dio, tant’è vero che il profeta Malachia appaia i doveri verso Dio con quelli verso i genitori: «Il figlio onora suo padre... Se io sono padre, dov’è l’onore che mi spetta? Dice il Signore degli eserciti» (1,6). Il vocabolo ha un arco di significati molto ampio e, oltre al rispetto, comprende il sostegno economico, l’obbedienza e l’amore.

Nell’Antico Testamento sono molteplici i passi che riprendono questo comandamento, talora con una veemenza particolare: «Colui che percuote suo padre o sua madre sarà messo a morte. Colui che maledice suo padre o sua madre sarà messo a morte» (Esodo 21,15.17). Al di là della pena di morte, legata alla cultura e alla società di allora, c’è anche l’idea di una "scomunica" del peccatore in questione dall’orizzonte vitale della comunità civile e religiosa.

Uno dei commenti più intensi e appassionati al quarto comandamento è, comunque, offerto da un sapiente biblico del II sec. a.C., il Siracide: invitiamo i nostri lettori a cercare nella loro Bibbia il capitolo 3 di questo autore e a meditarne l’appello caloroso, consapevoli che «la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati» (3,14). Anche Gesù sarà severo quando denuncerà la prassi, allora vigente, del qorban ("realtà sacra") attraverso la quale ci si sentiva esentati dal dovere del sostentamento dei genitori anziani, dedicando a Dio in alternativa una cifra da offrire al tempio (Matteo 15,3-7). E Paolo ammonirà i figli cristiani: «Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché è giusto. "Onora tuo padre e tua madre": è questo il primo comandamento associato a una promessa: perché tu sia felice e goda di una lunga vita sopra la terra» (Efesini 6,1-3).

Un profugo del Kosovo aiuta la vecchia madre durante la fuga, nell'aprile 1999.
Un profugo del Kosovo aiuta la vecchia madre
durante la fuga, nell’aprile 1999
 (foto AP).

C’è una dimensione più vasta

Ma qual è il contenuto genuino del quarto comandamento secondo la visione generale biblica? Oltre all’aspetto direttamente familiare e tribale, per cui si deve favorire ed esaltare la famiglia nella sua struttura, il precetto ha una dimensione più vasta di taglio sociale. Nei genitori e nei figli, e nel loro rapporto corretto, si delinea il retto funzionamento di tutte le relazioni proprie della vita socio-politica. Si esalta, allora, il diritto-dovere di partecipare alla costruzione di una società armonica e giusta.

C’è, poi, un’altra prospettiva che potremmo chiamare tradizionale. I genitori incarnano la storia di una comunità coi suoi valori che devono essere trasmessi e attualizzati. Nell’onore da rendere ai genitori è, allora, implicito anche il riconoscimento della loro funzione di maestri, di tutori della tradizione, di custodi dell’eredità morale di una famiglia e di un popolo, di testimoni dei valori spirituali e religiosi.

Nel Salmo 78 si dice: «Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato, non lo terremo nascosto ai loro figli; diremo alla generazione futura le lodi del Signore e la sua potenza e le meraviglie che egli ha compiuto... Egli ha posto una legge in Israele: ha comandato ai nostri padri di farle conoscere ai loro figli, perché le sappia la generazione futura, i figli che nasceranno. Anch’essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli perché ripongano in Dio la loro fiducia» (78,3-7).

Un ragazzo iracheno aiuta il padre a portare taniche di benzina a Samarra, a 60 chilometri da Baghdad.
Un ragazzo iracheno aiuta il padre a portare taniche di benzina
a Samarra, a 60 chilometri da Baghdad (foto AP).

Il quarto comandamento propone, perciò, un legame non solo biologico ma anche spirituale tra padri e figli, in un dialogo di valori trasmessi e accolti. Non per nulla il Concilio Vaticano II suggerisce che «i genitori devono essere per i figli i primi maestri della fede» (Lumen gentium n. 11). Infine, un biblista tedesco, R. Albertz, ha sottolineato in questo comandamento una dimensione che chiameremo psicofisica: il figlio, ormai autonomo e adulto, divenuto a sua volta responsabile della patria potestà, è invitato a sostenere moralmente ed economicamente i genitori, sorgente della sua vita, mentre essi si avviano verso il viale del tramonto fisico e psichico. È questo un capitolo importante in una società patriarcale com’era quella biblica, rilevante però anche ai nostri giorni con l’aumento della fascia sociale degli anziani.

Rimane, comunque, vivo l’appello a una serena e armonica convivenza familiare, perché – come ammonisce il libro dei Proverbi – «chi maledice il padre e la madre vedrà spegnersi la sua lucerna nel cuore delle tenebre» (20,20). Perciò, «ascolta tuo padre che ti ha generato e non disprezzare tua madre quando è vecchia!» (23,22).

 Gianfranco Ravasi
      
Il "Decalogo" spiegato ai bambini
Onorare i genitori e gli altri. Così si onora anche Dio

Il quarto comandamento è: «Onora tuo padre e tua madre». Onorare significa anzitutto essere grati ai nostri genitori perché, partecipando all’opera di Dio che dona la vita, ci hanno fatto nascere. Onorare significa anche manifestare il nostro affetto ai genitori. Quando si è ancora bambini il modo migliore per farlo è obbedire a ciò che ci insegnano per il nostro bene. Diventando grandi bisogna continuare ad amare e rispettare i genitori, ma in modi diversi. Capita, quando si diventa grandi, di avere sempre tante cose da fare, lavorare, pensare alla casa, alla macchina, a questo e a quest’altro… Però in tutte queste "cose" non ci si deve dimenticare dei propri genitori. Poi, pian piano, papà e mamma diventeranno vecchi e saranno loro ad avere bisogno dei figli. «Onorare il padre e la madre» significa quindi essere sempre pronti ad aiutarli quando saranno loro ad avere bisogno di noi. Imparare a rispettare i genitori, a obbedire, ad amarli significa pure imparare a rispettare gli altri. Dai genitori si imparano anche le regole che permettono di stare bene con tutti. Sono regole piccole, come quelle di buona educazione, oppure un po’ più impegnative, come essere onesti e leali, rispettare le leggi eccetera. Sono regole che a volte possono apparirci fastidiose e noiose, ma invece sono importanti perché se non ci fossero, sarebbe difficile vivere insieme a tante persone in una città o in un paese. Quindi il Signore ci chiede anzitutto di volere sempre bene ai nostri genitori, che ci hanno fatto nascere e ci hanno aiutato a diventare grandi, ma anche di saper vivere con rispetto, sincerità e onestà con tutte le persone che incontriamo ogni giorno. Facendo tutto questo noi onoriamo anche il Padre nostro che è nei cieli.

Filippo Serafini


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